Sette anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. La Corte di Appello di Napoli ha confermato la condanna per Marino Massimo De Caro, ex direttore della biblioteca dei Girolamini, dalla quale furono sottratti circa duemila preziosi volumi.

Una vicenda venuta alla luce dopo la denuncia di Tomaso Montanari su Il Fatto Quotidiano. Lo storico dell’arte fiorentino, nel 2012 aveva scritto in un articolo di avere visitato la biblioteca napoletana, che contiene oltre 150 mila manoscritti e volumi antichi, e di averla trovata in condizioni penose. “La biblioteca oggi è chiusa – scriveva Montanari – perché dev’essere riordinata, dice padre Sandro Marsano, il giovane sacerdote oratoriano, che ti accoglie, gentilissimo ed entusiasta, nel meraviglioso complesso secentesco. Perché accadono cose strane, dice invece la gente che abita intorno al convento: che ti parla di auto che escono cariche, nottetempo, dai cortili della biblioteca”. 

Le indagini, coordinate dalla Procura di Napoli, avevano accertato il trafugamento di manoscritti, volumi e beni “costituenti il patrimonio librario” della biblioteca, quella dei Girolamini, scriveva il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, “gravemente e forse irrimediabilmente smembrata e mutilata”. 

Confermate quasi integralmente in Appello anche le altre condanne emesse in primo grado dal gup Egle Pilla: cinque anni e quattro mesi e interdizione perpetua dai pubblici uffici per Viktoriya Pavlovsky; quattro anni e otto mesi e interdizione per cinque anni dai pubblici uffici per Alejandro Cabello e Mirko Camuri; due anni e otto mesi per Paola Lorena Weigandt; “sconto” di quattro mesi a Federico Roncoletto, a sua volta condannato in primo grado a due anni e otto mesi.

De Caro è imputato anche di associazione per delinquere assieme ad altre tredici persone tra cui l’ex conservatore don Sandro Marsano.