Se uno dovesse indicare la svolta comunicativa decisiva per la vittoria quasi decennale di Silvio Berlusconi all’inizio degli anni Duemila, sceglierebbe senza esitazioni la firma a Porta a Porta sulla scrivania di ciliegio. Quel “contratto con gli italiani” fu un’idea di Luigi Crespi, ex sondaggista e oggi analista di comunicazione politica per Il Tempo. E Crespi dice che la nuova impennata di preferenze per il Movimento Cinque Stelle ha un punto fondativo: quando Beppe Grillo è andato a Bersaglio Mobile a farsi intervistare da Enrico Mentana. A quel punto ha fatto piazza pulita di tutti i fardelli che si portava dietro: scontri interni, polemiche, espulsioni. Lasciando così a Renzi le contraddizioni “tra la retorica della rottamazione e la fatica del governo”. Così il presidente del Consiglio deve fare i conti, lui, con le divisioni interne, le discussioni, i litigi, mentre raccoglie grandi numeri sul fronte della fiducia da parte degli italiani che invece non rispecchia l’incremento – più contenuto – del Pd che peraltro rimane il primo partito. 

Luigi Crespi, come legge questa apparente nuova esplosione di consensi per il Movimento Cinque Stelle?
Un mese fa Grillo va da Montana e rompe il trend negativo. Nelle settimane successive quella che appariva come una crisi – con i sondaggi che davano i Cinque Stelle al 19%, con una forza avviluppata su se stessa, con espulsioni e scontri interni tra chi era più degno e chi meno – si trasforma in una risalita. Grillo ha rotto lo schema che ha utilizzato fino a quel momento di non rispondere ai giornalisti e simultaneamente è cambiata tutta la strategia del rapporto con i media: in tutte le trasmissioni televisive ha mandato i ragazzi del movimento. Due azioni combinate che hanno portato a questo risultato. Anche perché dall’altra parte Renzi ha dovuto fare i conti con la difficoltà di mettere insieme la retorica della rottamazione con la fatica del governo e quindi i litigi interni al suo partito. E qui si materializza anche per lui una dicotomia: lui ha un indice di fiducia che sale fino al 60-62%, mentre il suo partito aumenta di un punto, al massimo due. E infine c’è la terza forza di questo sistema (Forza Italia, ndr), travolta dai conflitti, dalle correnti, dalle litigiosità, dall’abbandono di taluni, dalle lettere di disperazione…

Bonaiuti, Bondi, Scajola…
Esatto. E questo non può accordarsi con la situazione drammatica quotidiana. Anziché affrontare i problemi si assiste a continui litigi su cose non chiare. Uno spettacolo già visto e per il quale nessuno ha pagato il biglietto.

E’ il teatrino della politica che tante volte Berlusconi ha denunciato.
Non appassiona più nessuno, è un insulto, è un atto spregiudicato di fronte a difficoltà oggettive come il rapporto con le istituzioni, la burocrazia, la giustizia, la sopravvivenza delle famiglie e delle imprese. Non c’è corrispondenza, anzi non c’è comprensione per i discorsi sull’economia, lo spread, i titoli di Stato. Sembra un’enorme presa per il culo.

Però dall’altro lato nel frattempo c’è il dato del travaso di voti da un partito all’altro, perfino dal Pdl verso il Pd.
Cagate.

In che senso?
Il voto da rigido è diventato fluido. Ora è liquido. Passa sotto le porte. E infatti la scelta di Grillo non è scegliere tra destra e sinistra. Grillo non lo scelgono perché piace la sua idea di Gaia o perché piacciono gli orti di città o la sua strategia sull’ambiente o sull’energia. Per carità ci sono anche questi. Ma non sono queste le motivazioni principali. Chi vota Grillo segue un programma che è riassumibile in una sola parola: vendetta. Vendetta nei confronti di chi è stato inadempiente. Quel voto è il modo con cui lo mando a fare in culo. E questa è una scelta assolutamente politica, con cui mi assumo la responsabilità di dire che non condivido il modo in cui hanno gestito la mia vita, il mio Paese, la crisi, il rapporto con me. E qual è l’unico strumento per farlo? E’ questo lo strumento della rivolta. Qui non si va in strada con le padelle, perché siamo in un Paese democratico, in cui la politica è fatta di passioni, di coinvolgimento, è paragonata al calcio. C’è l’amore e c’è l’odio, come per il tifo. La gente non si riversa per strada o accende le ribellioni delle banlieue. Si riversa democraticamente a votare per vendicarsi. Per questo chi sceglie la strategia di riconquistare gli scontenti di Grillo sbaglia.

Nelle ultime settimane è stata la strategia di Berlusconi che sembra continuare a parlare degli “elettori disgustati da Grillo”, no?
In realtà non è così semplice: lui è preoccupato dai voti che gli prende Renzi. Quindi cerca un canale comunicativo rimasto libero e pare averlo trovato. La campagna elettorale è a tre. Tutto il resto non c’è. Gli altri hanno tutti difficoltà ad esistere: la lista Tsipras, Fratelli d’Italia, il Nuovo Centrodestra: scusi, ma se a me piace quello che fa il governo Renzi perché devo votare il Nuovo Centrodestra? E allora Berlusconi ha fatto un’operazione per trovare il modo di stare in Europa, lasciando però a Renzi la difesa dell’Ue e sganciandosi da Grillo e dalla Lega Nord e il loro “no euro”. Lui ha occupato l’unico canale rimasto libero, trovando una posizione di superamento dell’attuale forma di Europa, perfetta nell’ala moderata, posizione che ora dovrà sviluppare meglio. Secondo, ha cominciato a ridimensionare Renzi dicendo: le cose che fa sono quelle che facevo io, solo che a me non le facevano fare. Da qui alla fine della campagna elettorale Renzi può solo perdere, Berlusconi può solo recuperare e Grillo può solo vincere. 

Intanto l’elettorato di sinistra sembra sparire. Intendendo per sinistra la parte del Pd che non si riconosce più nel partito guidato da Renzi, ma anche l’elettorato dell’area a sinistra del Pd (Sel, Rifondazione, Comunisti Italiani) che tra Renzi e nulla sceglie nulla. 
Un’offerta politica organizzata, di testimonianza, esiste ed è la lista Tsipras. Non capisco molto la scelta di andare a prendere un politico greco e dare un nome del genere alla lista… Se l’avessero chiamato Nuovo Partito Comunista europeo avrebbero preso il 7% assicurato. Così diventa più difficile. D’altra parte in Italia il partito comunista ha una grande tradizione democratica. Ecco, non mi sembra una grande mossa dal punto di vista della comunicazione.

In un momento storico tra l’altro in cui i leader degli altri blocchi sono Renzi, Berlusconi e Grillo…
Ecco, bisognerebbe cominciare a convincersi che comunicare bene non è ingannare il cittadino, non è violare i diritti democratici degli elettori. E’ un dovere, è un fatto fondamentale per la vita pubblica e politica. In questo caso si tratta di un atteggiamento da Prima Repubblica che ormai però è stato completamente spazzato via dall’avvento di Renzi.