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Agganciare Vannacci a ogni costo: la remigrazione come prova d’amore | Il commento

La campagna elettorale si apre nel modo più ipocrita: con una norma che invoca con l'illegalità la lotta all'illegalità. E rivela l'urgenza di trovare un'ancora di salvezza
Agganciare Vannacci a ogni costo: la remigrazione come prova d’amore | Il commento
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Il centrodestra rincorre Vannacci e infila nel decreto la legittimità della “remigrazione”. Si introduce nell’ordinamento italiano – nel caos di una procedura che dà vita a una norma già morta dovendo fare i conti con i limiti di costituzionalità – la remigrazione. Parola che fino a qualche mese fa era propria del linguaggio dei movimenti europei di estrema destra che evocavano, senza nasconderla, la natura razzista della proposizione.

Remigrare: respingere con le buone oppure deportare con le cattive i clandestini, i migranti senza titolo. La norma è figlia di un doppio pasticcio procedurale in quanto si sa che verrà rimodellata e però non riduce il portato politico di una decisione del governo che tenta di agganciare i voti dell’estrema destra di Vannacci.

Si apre così la campagna elettorale nel modo più ipocrita, avanzando in una squinternata traduzione legislativa, che il Quirinale ritiene irricevibile, pur di far fronte alle necessità di una condizione politica che si va facendo ogni giorno di più triste.

Prima il referendum, che ha azzoppato la premier in Italia, poi il default in politica estera, il ponte crollato con gli Usa di Donald Trump, hanno infragilito così tanto l’esecutivo da imporre di sterzare nell’unico ambito possibile: la ricerca di un campo largo anche a destra per tener testa all’opposizione. Senza i voti di Vannacci la sfida è infatti matematicamente perduta.

Ecco allora spuntare la norma che invoca con l’illegalità la lotta all’illegalità. È a suo modo un salto all’indietro per il centrodestra che rivela l’urgenza di trovare un’àncora a cui legare la barca che sta per essere inghiottita dal mare incattivito.

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