Dl Sicurezza, la truffa (propagandistica) del governo: i fondi per gli avvocati bastano a rimpatriare solo 1.200 migranti in un anno e mezzo
Rimpatriare 1.200 migranti in un anno e mezzo, un massimo di 800 ogni anno. Cioè appena 125 in più di quelli che nel 2025 sono tornati spontaneamente nei Paesi d’origine. È tutto qui lo scopo della norma per cui il governo è andato a schiantarsi contro il muro del Quirinale: a certificarlo è il parere della Commissione Bilancio della Camera sul nuovo decreto Sicurezza, in discussione nell’Aula di Montecitorio dopo il via libera di venerdì al Senato. Il documento analizza anche l’ormai famigerato articolo 30-bis, introdotto durante l’esame a palazzo Madama, in cui si prevede un contributo economico da 615 euro, “ad esito della partenza dello straniero”, per gli avvocati che assistono i migranti nelle procedure di rimpatrio volontario. Una norma pensata per favorire la “remigrazione” – totem dell’estrema destra – ma ritenuta incostituzionale dal Colle, tanto che l’esecutivo ha dovuto impegnarsi ad aggiustarla con un futuro provvedimento ad hoc (un emendamento avrebbe costretto il testo a tornare al Senato, col rischio di decadenza).
Nonostante il ciclone politico che ha innescato, però, nella pratica la misura è pensata per avere un effetto misero. Per finanziarla, infatti, il decreto stanzia appena 246mila euro per il 2026 e 492mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028: pertanto, si legge nel parere della Commissione Bilancio, “i limiti di spesa previsti dalle norme sembrerebbero sufficienti a garantire ai rappresentanti legali un numero di compensi pari a 400 nel 2026 (246.000/615) e 800 nel 2027 (492.000/615)”. Non un grande balzo in avanti, se si pensa che nel 2025 – dati ministero dell’Interno – i rimpatri volontari assistiti sono stati 675. Insomma, nella migliore delle ipotesi, l’incentivo economico voluto dal governo servirebbe a far crescere le “remigrazioni” di 125 unità all’anno. Numeri lontanissimi da quelli sciorinati alla Camera da Matteo Piantedosi per sponsorizzare il progetto: la Germania, ha elencato il ministro dell’Interno, ha effettuato nel 2025 “oltre 16mila” rimpatri volontari assistiti, la Svezia oltre 9mila, il Belgio più di tremila, la Spagna del governo socialista oltre duemila“.
A incalzare su questo aspetto il capo del Viminale in Aula è stato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Marco Grimaldi, membro della Commissione Bilancio: “Avete deciso che con 492mila euro avete coperto tutto questo casino che avete fatto in questi giorni. Solo per capirci, ministro Piantedosi: cosa vuol dire 492mila euro diviso 615? Vuol dire che stiamo parlando di 800 rimpatri. Quanti ne facciamo, ogni anno, di rimpatri volontari? Lo diceva, prima, il ministro: 675. Fonte: bilancio dello Stato, Ministero dell’Interno. Quindi, tutta questa norma, la state facendo per 125 persone in più?”.
Addirittura, il parere avverte che i fondi stanziati potrebbero non bastare nemmeno a coprire i compensi per i rimpatri effettuati da qui alla fine dell’anno, se nella seconda metà del 2026 le procedure portate a termine si rivelassero più delle 400 previste. “Appare opportuno acquisire elementi di informazione volti ad assicurare il carattere prudenziale del limite di spesa fissato, con particolare riguardo al 2026, fornendo a tal riguardo informazioni sulla distribuzione temporale dei rimpatri avvenuti nel 2025, posto che il citato limite di spesa potrebbe non essere idoneo a garantire un numero di compensi corrispondente a quello dei rimpatri avvenuti nello stesso arco temporale del 2025″, si legge nel parere. Infine, la Commissione sollecita “un chiarimento” in merito alla quantificazione del compenso, che è stato “determinato in misura corrispondente al contributo economico fissato per le prime esigenze” del migrante rimpatriato, e quindi risulta scollegato dalle spese effettive sostenute da chi lo assiste.