Ce lo chiede l’Europa” è lo stucchevole refrain che governi di ogni genere hanno invocato, a torto o a ragione, negli ultimi venti e più anni per giustificare ogni tipo di schifezza partorita dai loro uffici legislativi, per imporre soluzioni insostenibili al Parlamento e al Paese. Un’insana, dal punto di vista democratico, moda e un modo, alquanto sfacciato, di evitare il dibattito nel merito delle proposte che ha comportato la sottrazione di fette sostanziose di sovranità.

Fatto sta però che talvolta l’Europa, nonostante sia pesantemente infiltrata dalle lobby industriali e, soprattutto, finanziarie, le quali oramai legiferano al posto degli organi istituzionalmente competenti, ha varato anche misure più garantiste, per il lavoro e per i cittadini, di quelle che adottano i governi degli Stati membri.

E’ il caso del Jobs Act presentato dal governo Renzi. In un recente post ho annunciato la decisione dei giuristi democratici di promuovere un ricorso alla Commissione europea contro questa misura. Si tratta di misura, dal punto di vista dei suoi effetti sostanziali, volta ad allargare a dismisura il ricorso da parte delle aziende al precariato, allontanando definitivamente il sogno di un lavoro stabile e di una vita normale per le giovani generazioni. Misura che peraltro, nonostante i favoleggiamenti del governo, non determinerà alcuna effettiva diminuzione del tasso di disoccupazione, riproponendo con infinita testardaggine la tesi, già smentita più volte dai fatti e dai dati, che basti aumentare il potere delle aziende e diminuire quello dei lavoratori per indurre le prime ad assumere più manodopera.

Il Jobs Act è pertanto una normativa profondamente sbagliata nel merito, il cui effetto reale sarà quello di far pendere ancora più la bilancia a favore della parte datoriale, alimentando lo squilibrio di fondo che è alla base delle problematiche sociali ed economiche (e anche politiche) vissute dal nostro Paese come dal resto del mondo. Una legge ispirata da un’ottica grettamente di classe (imprenditoriale) che costituisce la vera impronta distintiva del governo Renzi, che elargisce una mancetta fiscale mentre con l’altra mano cancella servizi pubblici e fa finta di colpire le banche mentre si prepara a nuove estese privatizzazioni, in primo luogo delle Poste.

Il nocciolo del decreto è costituito dalla possibilità illimitata di instaurare contratti precari senza alcuna causale. Per tale ragione, l’Associazione ha predisposto una denuncia alla Commissione dell’Unione Europea affinché venga aperta una procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano per la clamorosa e frontale violazione del diritto comunitario, con riferimento alla Direttiva CEE 1999/70/CE relativa all’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, nonché con i principi fondamentali della Carta Sociale Europea e delle convenzioni dell’Oil.

Come spiegano i giuristi democratici, “con tale nuova normativa, infatti, i contratti di lavoro precari, privi di tutela e sottopagati, diverranno la forma di gran lunga prevalente, e dunque la regola, di accesso al mercato del lavoro, rendendo vana e superata l’indicazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato come “la forma comune dei rapporti di lavoro” che contribuisce “alla qualità della vita dei lavoratori interessati e a migliorare il rendimento”, come recita testualmente l’Accordo Quadro CES-UNICE-CEEP del 18 marzo 1999”.

Nel merito la Corte di giustizia dell’Unione europea ha già avuto modo di affermare fra l’altro quanto segue: “il fatto di ammettere che una disposizione nazionale possa, di diritto e senza ulteriore precisazione, giustificare contratti di lavoro a tempo determinato successivi equivarrebbe ad ignorare la finalità dell’accordo quadro, consistente nel proteggere i lavoratori dall’instabilità dell’impiego, ed a svuotare di contenuto il principio secondo il quale i contratti a tempo indeterminato costituiscono la forma comune dei rapporti di lavoro”.  Il testo della denuncia presenta in modo analitico questi ed altri profili di illegittimità.

In conclusione, è evidente come il decreto-legge Renzi-Poletti si presenti quindi come manifestamente in contrasto con le normative europee applicabili. Tutte le associazioni e le persone che intendono aderire all’iniziativa possono scrivere a giur.dem.roma2@gmail.com .