Dalle parole ai fatti. Forse per la prima volta dopo 23 anni. Sinistra Ecologia e Libertà e Movimento Cinque Stelle annunciano di avere pronti i loro disegni di legge per la costituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sul disastro del Moby Prince, il traghetto che la sera del 10 aprile 1991, nella rada del porto di Livorno, entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo e si incendiò a causa del greggio uscito dalla nave Snam. Morirono 140 persone, una sola (il mozzo Alessio Bertrand) riuscì a salvarsi. “Già nel 1997 furono presentate alcune proposte di inchiesta parlamentare sulla vicenda Moby Prince, ma non ebbero seguito” ricorda il gruppo dei Cinque Stelle al Senato. “Riteniamo un atto doveroso la richiesta di istituire una commissione d’inchiesta bicamerale – continuano i senatori del Movimento – per far luce su quanto avvenuto quella notte”. “Esigenze di verità – ha dichiarato la senatrice Sara Paglini – che sono proprie non solo dei familiari delle vittime, né della sola città di Livorno, ma di tutta la collettività”. “Sulla morte di 140 persone – aggiunge il deputato Michele Piras che ha presentato la proposta di Sel insieme ai colleghi Martina Nardi e Marisa Nicchi – non è mai stata fatta piena chiarezza, lasciando ammantato da una nebulosa di mezze verità il diritto a giustizia e verità dei familiari delle vittime”.

L’incontro con la Cancellieri
Il percorso per arrivare a un interessamento fattivo della politica a quella che è stata definita “l’Ustica del mare” – già travagliato nel corso di questi 23 anni – è stato difficile. Basti pensare all’incidente “diplomatico” che ha visto coinvolto l’ex ministro della Giustizia
 Annamaria Cancellieri. L’allora guardasigilli rispose a un’interrogazione dello stesso Piras con una nota di sole 15 righe. Poi tutto è rientrato: a Sassari la Cancellieri ha incontrato i rappresentanti delle associazioni e ha ricevuto un dossier che ha messo insieme tutti i punti ancora controversi della tragedia del 1991. Ma al percorso ha partecipato anche il Pd. Tra i promotori dell’incontro di Sassari c’è anche il senatore del Pd Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela dei diritti umani di Palazzo Madama. Un iter che quindi non pare aver subito interruzioni nonostante crisi di governo e cambi della guardia in via Arenula: il ministro della Giustizia Andrea Orlando è a conoscenza della strada percorsa fin qui.

Sentenze e archiviazioni
Sulla sciagura sono stati aperti e chiusi, sotto il profilo penale, due processi (di primo grado e d’appello, finito con una condanna prescritta) e un’inchiesta bis conclusa con un’archiviazione. Ma in questa storia sono rimasti punti oscuri, anomalie, contraddizioni. Le associazioni dei familiari delle vittime continuano a chiedere una verità convincente e contestano la permanente assenza – nelle inchieste e nei processi – di alcune figure chiave della vicenda. Ora chiedono – anche attraverso il blog Iosono141 – una commissione d’inchiesta bicamerale.

I punti oscuri
D’altra parte era stato lo stesso presidente del Senato Piero Grasso, proprio un anno fa, a auspicare la costituzione di una commissione parlamentare che faccia luce sugli aspetti ancora controversi che riguardano quella che è la più grave tragedia della marineria civile italiana in tempo di pace e il più grave incidente sul lavoro mai avvenuto in Italia. Altri elementi sono emersi anche dopo la chiusura dell’inchiesta bis, alcuni dei quali sono stati già raccontati nei mesi scorsi dal fattoquotidiano.it, a partire dalle contraddizioni sui tempi di sopravvivenza a bordo: secondo sentenze e inchieste morirono tutti in poco meno di 40 minuti, ma diversi dati direbbero che al contrario sulla nave passeggeri e equipaggio riuscirono a resistere anche per ore

Le associazioni: “Chi sa, parli: è ancora in tempo. Ogni nuovo elemento è fondamentale”
E ora le associazioni dei familiari hanno lanciato una nuova campagna. Parlare della tragedia di Livorno, infatti, porta ciclicamente nuovi testimoni, nuove dichiarazioni, nuovi documenti (immagini, video, scritti) che possono essere fondamentali per ottenere una ricostruzione. Così ora si riparte: “Chi sa parli” ha ripetuto per anni Loris Rispoli, presidente dell’associazione 140. “Chi ha fotografato, filmato, semplicemente annotato qualcosa e finora lo ha tenuto per sé deve sentire che è ancora in tempo per dare il suo contributo”. Attraverso il blog #iosono141 ecco l’appello: “Ci rivolgiamo a chiunque abbia fotografie o filmati del 10 e 11 aprile 1991 che ritraggono la rada di Livorno (incluse quelle precedenti la collisione), fotografie o filmati riguardanti la vicenda e le sue molteplici declinazioni, racconti inediti sulla vicenda, ovvero testimonianze non ancora pervenute all’autorità giudiziaria”. Chiunque abbia questo materiale può inviarlo all’indirizzo email info@veritaprivatadelmobyprince.com (anche in forma anonima) oppure agli indirizzi di due associazioni dei familiari delle vittime: “Associazione 140, Via Terreni, 1 57128 Livorno” e “Associazione 10 aprile Scali Luigi Bettarini, 15 – 57123 Livorno”. “Abbiamo bisogno di te – concludono le associazioni – Aiutaci a mettere la parola fine su questa vicenda, #seiancoraintempo!”.

“Forse siamo sulla strada giusta, circola aria di rinnovamento nella politica”
Ottimista Luchino Chessa: “In 23 anni di sofferenze, delusioni per come si sono svolte le vicende giudiziarie, aspettative deluse – scrive in una nota – sentiamo che forse siamo sulla strada giusta. Negli anni abbiano avuto numerosi contatti con parlamentari e senatori, ma ogni volta è stato un nulla di fatto Il momento attuale sembra trovare varie congiunture favorevoli: un Parlamento e un Senato rappresentati da volti nuovi, giovani, che hanno voglia di cambiare, e Michele Piras, uno dei promotori della proposta di legge, ne è un esempio concreto, un’aria di rinnovamento che circola un po’ ovunque, sia nei ‘palazzi’ che nelle ‘piazze'”.

Poi certo c’è la forza delle due associazioni: “C’è’ la nostra forza, la forza di noi familiari delle vittime che non si è indebolita, anzi si è rafforzata con il cammino comune delle due associazioni unite nella battaglia comune, l’Associazione 10 Aprile e l’Associazione 140 – si legge nel comunicato di Chessa – La voglia di lottare non ci manca e sentiamo concreta la speranza di un nuovo corso. Sentiamo il supporto di una buona parte della stampa e della società civile che tutti i giorni nei vari modi possibili ci sostiene, e anche questo e’ un segno che finalmente nel nostro paese qualcosa si muove. Il 10 aprile si avvicina e questo anniversario sarà per noi un momento di sintesi di un anno pieno di novità, ma anche il punto da cui partire per avere finalmente giustizia”.