Finalmente la politica sembra voler contribuire, dopo 23 anni, a accendere la luce su uno dei misteri d’Italia. Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellierisuperato l’incidente diplomatico dovuto a una sbrigativa risposta a un deputato di Sel – ha incontrato e ascoltato i parenti delle vittime della tragedia del Moby Prince, la più grande tragedia della marina civile italiana, avvenuta il 10 aprile 1991 davanti al porto di Livorno: 140 morti, un sopravvissuto, due inchieste e un processo, nessun colpevole, molti dubbi. Il confronto tra la Guardasigilli e i familiari dei membri dell’equipaggio e dei passeggeri del traghetto Moby è avvenuto a Sassari e si sono aggiunti anche i senatori Silvio Lai e Luigi Manconi (Pd) e il deputato Michele Piras (Sel). Dopo l’incontro avvenuto la scorsa settimana a Montecitorio tra un altro gruppo di parenti delle vittime e una delegazione di parlamentari del Movimento Cinque Stelle e Sel sembra più vicina la costituzione di una commissione interparlamentare d’inchiesta per capire cosa accadde quella notte della primavera di 23 anni fa. Scenario impossibile solo fino a qualche mese fa. Un’accelerazione che spinge ad essere fiducioso Luchino Chessa, figlio di Ugo (comandante del Moby Prince, morto anche lui a bordo), e alla guida con il fratello Angelo dell’associazione “10 Aprile“. “Siamo soddisfatti – dice Chessa che ha incontrato il ministro con una decina di parenti delle vittime originarie della Sardegna – Dopo tanto tempo questo è un risultato importante. Il ministro si è dimostrato disponibile al massimo e ha detto che si impegnerà per la costituzione della commissione e, quando servirà, per l’indagine conoscitiva”. Luchino Chessa non ha comunque rinunciato di ricordare il dispiacere per la risposta del ministro all’interrogazione parlamentare: “Ci siamo rimasti male”. 

“Ce la metteremo tutta per fare il possibile” ha confermato la Cancellieri ai giornalisti dopo l’incontro nella prefettura di Sassari. “Ho ascoltato con attenzione tutto quello che mi hanno detto – ha sottolineato il ministro guardasigilli – e ho raccolto la documentazione che mi è stata data. Adesso la esamineremo, la farò vedere anche ai miei uffici per capire se ci sono gli spazi per nuove iniziative: ci vuole un’iniziativa della magistratura, e non so che margini avremo in quel senso, oppure una sollecitazione al Parlamento per una commissione d’inchiesta. Porto a Roma questi dati, saranno oggetto di attenzione da parte degli uffici. So che ce la metteremo tutta per fare tutto il possibile, per il resto vediamo”. L’inchiesta bis della Procura di Livorno, aperta nel 2006 e chiusa nel 2010, era terminata con un’archiviazione, ma i punti rimasti insoluti – secondo i familiari – sono più di uno. Per questo durante l’incontro i parenti delle vittime hanno consegnato al ministro una sintesi di un dossier di 4000 pagine che sottolinea tutte le incongruenze della fase d’indagine. Relazione riassunta brevemente anche da Gabriele Bardazza, il cui studio ingegneristico è stato nominato dai Chessa per nuove indagini di parte.

“Siamo soddisfatti dell’incontro – commenta il deputato vendoliano Piras – A distanza di 23 anni c’è attenzione da parte delle istituzioni, del ministro e delle forze politiche, intanto scegliendo l’ipotesi della commissione d’inchiesta interparlamentare. Pd e Sel presenteranno a Camera e Senato a brevissimo termine una proposta di legge per l’istituzione della commissione e speriamo che questo possa essere il primo atto per fare luce sulla più grande tragedia civile del mare e non ne hanno avuto neanche l’ombra”.  “Si è fatta una breccia nel silenzio – aggiunge Piras – ai familiari il ministro ha detto che c’è sensibilità e impegno, ora aspetteremo gli atti conseguenti. Questo è un passaggio che vivrà nel Parlamento ma è chiaro che il parere positivo del Governo, che c’è, come oggi ci è stato riferito, cambia di molto le cose. Questa è già una prima risposta che si può dare ai parenti e al Paese. La commissione va istituita, votata dalle due Camere”. Visto che a essere coinvolti sono, oltre a Sel, anche i parlamentari di due dei gruppi più numerosi rappresentati in Parlamento la strada sembra ben tracciata, anche se ancora lunga e non proprio in discesa, vista la tensione alle stelle che si registra alla Camera in questi giorni.

L’organismo avrà potere d’inchiesta, cioè ispettivo di audizione delle parti, valutazione delle testimonianze documentali e dei dossier che nel frattempo sono stati consegnati al ministro, quindi si potranno “pesare” le incongruenze del caso, perché la chiusura del processo, hanno anche oggi denunciato i familiari, ha lasciato tantissime ombre. “È il caso – ha sottolineato Piras – che per il bene del Paese, per amore di verità e quindi anche di democrazia, queste ombre vadano dipanate”.