Il testo firmato da Renzi (sicuramente l’hanno aiutato a scriverlo) io l’ho inteso così: non lascio ad altri lo spazio di rappresentare il bipolarismo tra destra e sinistra, ma il  mio punto di vista è quello di valorizzare il bipolarismo tra innovazione e conservazione sostenendo che questa è la frontiera della sinistra del 21esimo secolo. Con le tradizionali ricette socialdemocratiche non si difendono gli ultimi (i precari, ecc.) che possono essere meglio difesi da processi innovativi meritocratici.

Fin qui quello che ho capito. Potrebbe essere condivisibile se nei processi innovativi e meritocratici ci fossero l’efficienza ecologica, nuovi diritti di benessere sociale minimo garantito, una tassazione progressiva anche spietata,  riconversione verde….

Ma questo è il punto. Si mette in discussione la presunta vecchiezza dell’idea di sinistra in nome del superamento del sindacalismo e della socialdemocrazia a favore di una non meglio definita società aperta e meritocratica.

E invece non si accenna neanche di sfuggita al più importante, storico e strategico nuovo parametro da assumere: quello dei limiti dello sviluppo, quello della finitezza delle risorse, quello dell’impegno sempre più essenziale, quasi disperato, a mitigare il cambiamento climatico. Finito e fallito il comunismo dei regimi dell’est, la sinistra è generalmente oggi nel mondo un mix di diritti civili, diritti sociali e tentativi più o meno parziali di limitare il privato economico a favore del  pubblico e/o di diritti sociali.

Sociologicamente l’ecologia e gli ecologisti trovano in genere migliore accoglienza da parte della sinistra.

Ma nel 21esimo secolo l’antinomia sinistra-destra avrà un senso pieno solo se la sinistra si ridefinisce anche ecologica, se saprà coniugare – all’origine di ogni idea e ogni progetto – la giustizia sociale con l’ambiente.

È significativo, purtroppo, che il testo firmato da Renzi non citi neanche la questione. O non l’ho letto bene?