Il piano rifiuti dell’Emilia Romagna è già realtà, anche se dal consiglio regionale e dalle commissioni non è mai passato. Il documento di cui da mesi si attendeva la discussione in Regione, è stato adottato dalla giunta ancora prima di passare dall’assemblea legislativa, scatenando una bufera sulla scelta dell’amministrazione di Vasco Errani, definita da Idv e M5S “un colpo di mano”. Il 3 febbraio 2014 la giunta regionale ha infatti deliberato l’adozione del documento, che invece sarebbe dovuto arrivare prima sui banchi del consiglio di via Aldo Moro per l’approvazione. Anche se la proposta sarà comunque discussa in futuro, il piano di fatto è già in vigore e potrà rimanervi per i prossimi cinque anni. E questo significa che d’ora in poi in Emilia Romagna potranno arrivare rifiuti da smaltire anche da fuori regione.

“Il piano rifiuti è legge e rende lettera morta i piani provinciali che definivano l’autosufficienza territoriale – ha denunciato al fattoquotidiano.it l’ex assessore all’Ambiente e segretaria regionale Idv Sabrina Freda – Con l’adozione scatta il periodo di salvaguardia, cioè una fase che può durare fino a cinque anni, in cui le previsioni dei piani provinciali cessano di trovare applicazione”. Per rendere il piano immediatamente operativo, la giunta si rifà alla legge 20/2000 che disciplina la programmazione territoriale, ma questa norma per l’ex assessore all’Ambiente non può essere applicata anche al piano rifiuti, perché “avrà ricadute molto pesanti sui singoli territori provinciali”.

La delibera regionale mette così una pietra tombale sull’ultimo anno di discussioni che aveva portato, tra le altre cose, alla revoca del mandato di Freda da parte del presidente Errani. Con l’adozione si superano infatti le programmazioni locali e si mettono nero su bianco gli indirizzi da seguire in tema rifiuti, che come da tempo accusano associazioni ambientaliste e forze politiche all’opposizione, potrebbero trasformare l’Emilia Romagna e i suoi otto inceneritori nella “terra dei fumi”, con la possibilità di aprire la rete della gestione e smaltimento rifiuti oltre i confini regionali. Le conseguenze dirette interesseranno soprattutto le città degli inceneritori, tra cui Parma e Forlì, che da sempre si sono opposte al modello imposto da Bologna. La programmazione fino al 2020 varata nel documento prevede, tra le altre cose, che gli inceneritori per funzionare a pieno regime possano bruciare rifiuti speciali da ogni parte d’Italia, e inoltre si parla della creazione di una rete nazionale di impianti (come previsto dal collegato Ambiente che sarà discusso a Roma), come paventato dai sindaci dell’Emilia Romagna, che a fine 2013 si erano rivolti all’ex ministro Andrea Orlando per chiedere di rivedere le sue intenzioni. “Il piano regionale così com’è stato presentato prevede un solo impianto in spegnimento tra sei anni – protesta l’assessore all’Ambiente di Parma Gabriele Folli – quando è stato ampiamente dimostrato che la riduzione degli inceneritori è possibile anche grazie all’aumento potenziale della raccolta differenziata”.

Sul piede di guerra contro la giunta Errani anche il capogruppo in Regione del M5S Andrea Defranceschi: “Dopo mesi in cui promettono la discussione su un piano rifiuti che ci hanno consegnato per ultimi, come fossimo una ruota di scorta, annullano con una gabola legislativa la nostra possibilità di replica e soprattutto di discussione”. A rispondere alle polemiche è stato il sottosegretario alla presidenza della giunta regionale Alfredo Bertelli, che ha assicurato che il piano rifiuti sarà discusso a fine febbraio in commissione Territorio e Ambiente e che l’adozione in giunta con queste modalità è prevista dalle norme regionali per impedire l’introduzione di nuove autorizzazioni in contrasto con le finalità del piano. L’attenzione sul tema però rimane alta, anche alla luce del nuovo avvicendamento al ministero all’Ambiente con il governo di Matteo Renzi. Dai Comuni di Forlì e Coriano è già arrivato l’appello al neo ministro Gianluca Galletti affinché “tenga conto della qualità del piano regionale, che determinerà le politiche ambientali della regione per i prossimi quindici anni” e delle preoccupazioni dei sindaci e dei territori per il possibile smaltimento dei rifiuti extra-regione negli impianti dell‘Emilia Romagna.