A mio avviso il nodo Giustizia rappresenta la cartina di tornasole del governo Renzi.

Già il cambio del nome del ministro della Giustizia, da Gratteri ad Orlando, intervenuto all’ultimo momento non sembra essere di buon auspicio e legittima dubbi e domande sul perché vi sia stato questo improvviso avvicendamento, che ha eliminato un nome al di sopra delle parti (ed un magistrato che rischia la vita da anni per combattere le connessioni tra ‘ndrangheta e politica). 

Tuttavia, la scommessa vera sarà quella di verificare se il nuovo Presidente del Consiglio sarà in grado di scardinare il sistema ante-Renzi. Non basta infatti cambiare l’età della classe dirigente politica (ma pescando nello stesso bacino!) per “rinnovare” o “rottamare” un sistema vecchio e dannoso per l’Italia. Occorre proprio cambiare sistema.

Orbene, non è un segreto per nessuno che molti ministri e sottosegretari non hanno competenze specifiche riguardo a ciò di cui si occupano i loro dicasteri (di cui hanno la direzione politica) e che quindi gran parte del loro potere viene di fatto condizionato dalla competenza (tecnica) dei capi degli uffici di gabinetto e dei capi degli uffici legislativi. In tutti i governi che si sono succeduti, di destra come di sinistra, questa categoria di persone è rimasta sempre la stessa. A volte sono cambiati alcuni nomi (a volte no, sono rimaste proprio le stesse persone!), ma di fatto le categorie cui si è attinto sono sempre le stesse: prevalentemente una ristretta cerchia di avvocati dello Stato, Consiglieri di Stato e consiglieri della Corte dei Conti.

Un ristretto numero di persone che, di fatto, esercita da decenni un potere enorme – e non sempre conosciuto e visibile ai più – in grado di condizionare pesantemente l’attività dei governi stessi.

Si pensi ora al “corto circuito” istituzionale che si è creato: il potere giudiziario sull’economia del Paese è di fatto esercitato dai Consiglieri di Stato (che giudicano su appalti, grandi opere, urbanistica, autorità indipendenti, carriere della classe dirigente del Paese), i quali però occupano al tempo stesso i posti chiave del Governo (come capi di Gabinetto e capi di uffici legislativi, se non addirittura come ministri o sottosegretari), a cui è demandato – di fatto – anche il potere legislativo (attraverso i decreti attuativi, senza i quali le tanto sbandierate riforme restano lettera e morta e che, quindi, sono in grado di stravolgere il senso e la efficacia delle riforme stesse). Insomma la separazione dei poteri a volte sembra più teorica che pratica, concentrandosi in mano a poche categorie di persone.

A ciò si aggiunga anche la interferenza pesantissima che sempre i Consiglieri di Stato hanno nella economia del Paese, attraverso il potere di vigilanza e sanzionatorio che esercitano attraverso le autorità amministrative indipendenti (telecomunicazioni, antitrust, contratti pubblici, ecc.), che sempre più spesso presiedono o di cui fanno parte come membri o segretari generali.

È ora di cambiare. Renzi ha più volte colto il nodo dell’eccesso di burocrazia  nel nostro Paese e ne ha ben individuato i campi di riforma, a cominciare proprio dal Consiglio di Stato. Degli scandali e delle indagini in cui sono stati coinvolti i suoi membri ho già scritto in passato.

Ed allora questo è il punto: Renzi farà veramente “pulizia”, portando volti e persone realmente nuove o si limiterà al solito turnover di avvocati dello Stato– consiglieri di Stato-consiglieri della Corte dei Conti?

E, a seguire, avrà la volontà (e la forza) di togliere competenze ai giudici amministrativi per affidarle, come sarebbe giusto, alla magistratura ordinaria, o lascerà il potere di decidere il futuro economico del Paese in mano alle stesse persone che lo hanno esercitato da decenni?