Il periodo in cui alla presidenza del Consiglio di Stato vi è stato Pasquale De Lise passerà probabilmente alla storia per il numero di scandali, polemiche e inchieste in cui la magistratura amministrativa è stata coinvolta.

L’ottimo articolo di Emiliano Fittipaldi su L’Espresso di questa settimana rende bene l’idea di come l’organo di autogoverno della magistratura amministrativa (il Cpga) presieduto da De Lise abbia regalato ai suoi stessi membri (e a un’altra ventina di fedelissimi, selezionati fiduciariamente nelle varie procedure dal Cpga e da De Lise) decine di migliaia di euro, con mere delibere interne. Cinquantamila euro l’anno a ogni membro del Cpga, quarantamila ai magistrati segretari delegati e responsabili del servizio informatico e così via. Tutte somme che si aggiungono, ovviamente, allo stipendio.

In un periodo come questo non se ne sentiva davvero il bisogno.

A ciò si aggiunga l’abnorme numero di incarichi esterni (talvolta con compensi di centinaia di migliaia di euro l’anno per ogni singolo magistrato amministrativo) autorizzati dall’organo presieduto da Pasquale De Lise e contestati, in alcuni casi, da alcuni membri del Cpga medesimo, i quali ne hanno posto in dubbio addirittura l’autorizzabilità per mancanza dei presupposti di legge. Una accusa grave, che a mio avviso ne implica un’altra: se sono stati autorizzati incarichi in violazione di legge, con un conseguente vantaggio patrimoniale ingiusto, potrebbe persino configurarsi il reato di abuso di ufficio.

Ma il periodo della presidenza De Lise è caratterizzato anche da una inusuale concentrazione di inchieste penali a carico dei magistrati amministrativi, che hanno coinvolto, nell’ordine, i concorsi per l’accesso al Tar e al Consiglio di Stato (da ultimo il cosiddetto “caso Giovagnoli” di cui si occupò anche Report), l’appartenenza a presunte cricche e comitati di affari (lo stesso De Lise, è bene ricordare, fu coinvolto, da non indagato, nelle intercettazioni della cosiddetta cricca ), la “gestione” dei procedimenti disciplinari da parte dell’organo di autogoverno.

Per tale ultima vicenda sono attualmente indagati, per la prima volta nella storia della nostra Repubblica, addirittura tre membri dell’organo di autogoverno della Giustizia Amministrativa, per reati che prevedono la pena della reclusione in carcere per diversi anni. Si tratta di Marzio Branca e Cesare Mastrocola, cui si aggiunge il “laico” Luciano Vandelli, nominato dal centro-sinistra.

Infine, è sempre di questo periodo l’adombrarsi di infiltrazioni della massoneria nel Consiglio di Stato, come ha denunciato addirittura il sito del Grande oriente democratico.

Che dire… ormai prossimo alla pensione (e sempre che non riesca a riciclarsi in qualche altro prestigioso incarico), certamente il ricco presidente De Lise lascerà a lungo memoria di sé nell’Istituzione.