Un concorso, diversi ricorsi a Tar e Consiglio di Stato e 355 istituti lombardi in attesa da quasi due anni di un dirigente scolastico. Sono questi i numeri della battaglia che si combatte tra i banchi di scuola e le aule di tribunale: nei prossimi giorni la vicenda avrà un importante – ma difficilmente definitivo – punto di svolta, con l’udienza fissata dal Tar della Lombardia per decidere sugli ultimi ricorsi.

Al centro del contendere un concorso per dirigenti scolastici, bandito nel 2011, che prevedeva una prova preselettiva, due scritte e una orale. Hanno passato i test 406 candidati, già pronti a essere inseriti in graduatoria. E invece no. Un gruppo di aspiranti presidi bocciati agli scritti presenta ricorso. Oggetto delle recriminazioni degli esclusi erano le buste in cui erano chiusi i nomi dei candidati: secondo i ricorrenti, gli involucri erano troppo trasparenti e, guardandoli in controluce, era possibile leggere il nome del candidato. Quindi addio alla garanzia dell’anonimato.

Così, all’inizio dell’anno scolastico 2012-2013, le 355 scuole lombarde che si aspettavano di avere un preside hanno dovuto trovare un reggente che facesse le funzioni del dirigente scolastico. Intanto, dopo un primo passaggio al Tar, è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che di fatto ha accolto i ricorsi. I giudici hanno deciso che gli elaborati delle prove scritte fossero ricorretti da una nuova commissione, stavolta con un’effettiva garanzia dell’anonimato, e che poi si rifacessero da capo gli esami orali.

E il 13 dicembre 2013 sono usciti i risultati della seconda correzione, che ha cambiato le carte in tavola. Dei 590 vecchi bocciati, 260 sono stati “salvati” dalla nuova commissione. Dei 406 vecchi promossi, 310 sono stati riconfermati e 96, invece, non sono stati ammessi alla nuova prova orale. E proprio questi 96, che hanno visto sfumare un posto da preside quando già se lo sentivano in tasca, hanno dato inizio a una nuova battaglia legale. Hanno presentato altri ricorsi al Tar della Lombardia, in cui contestano la seconda correzione.

In sintesi, le recriminazioni dei nuovi ricorrenti si basano su due punti principali. In primo luogo, ancora il tasto dolente dell’anonimato. Nel corso del 2012, gli elaborati sono stati oggetto di accesso agli atti, quindi sono entrati in possesso dei candidati e, potenzialmente, anche dei nuovi commissari. Senza contare che alcuni aspiranti presidi avevano pubblicato online le loro prove. Dunque, ancora una volta, tanti saluti alla garanzia di anonimato.

Punto secondo, le griglie di valutazione. La commissione ha deciso di usare nuovi criteri nella correzione, che i ricorrenti ritengono “generici ed indeterminati”. Un metro di valutazione poco dettagliato, è il loro ragionamento, lascia più spazio all’arbitrarietà nella correzione. E la logica conseguenza sono risultati che, in alcuni casi, appaiono completamente ribaltati. Per esempio, nove persone hanno visto precipitare la loro valutazione dal massimo dei voti, 30/30, al minimo per la sufficienza, 21/30. Ed è andata peggio a quanti, promossi dalla prima commissione, sono stati bocciati per essere passati da 25/30 a 14/30, da 26/30 a 14/30, da 28/30 a 15/30 e così via.

Al contrario, appare ancora più clamoroso il balzo in avanti di alcuni candidati bocciati dalla prima correzione e “salvati” dalla seconda. Dodici prove sono passate da una netta stroncatura (4/30) a una valutazione sufficiente, superando quota 21/30. Il caso forse più eclatante è quello di un candidato che da 0/30 è balzato a 25 punti. E tra i “graziati” dalla seconda commissione, si mormora non senza malizia tra i ricorrenti, ci sono anche alcuni personaggi “eccellenti”. In particolare, si tratta di dieci funzionari che lavorano tra l’Ufficio scolastico regionale della Lombardia e i vari Uffici territoriali, oltre a figli di nomi noti.

Il prossimo giorno cruciale, in questa estenuante battaglia legale, sarà il 25 febbraio. In quella data, mentre si concluderanno gli esami orali dei nuovi promossi, al Tar della Lombardia si terrà l’udienza sugli ultimi ricorsi. I giudici amministrativi decideranno se emettere una sentenza o imporre di sospendere la redazione della nuova graduatoria, per dare più avanti un verdetto definitivo. Alle scuole lombarde, in attesa di un preside da ormai un anno e mezzo, non resta che aspettare.