Terza udienza al buio mediatico (senza video) a Napoli del processo per corruzione del senatore Sergio De Gregorio da parte di Silvio Berlusconi e Walter Lavitola. La procura generale di Napoli ha impedito l’ingresso al palazzo di giustizia alle telecamere nonostante il presidente del collegio giudicante si fosse detto favorevole, solo oggi e non nell’udienza scorsa. Anche le macchine fotografiche sono state vietate e gli agenti di polizia girano con occhi sospettosi per l’aula 111 pronti a sequestrare i telefonini ai giornalisti che osino registrare un audio o fare una foto. Questa situazione grottesca che impedisce alla stampa di mostrare quello che accade in aula sarebbe stata propiziata dal mancato coordinamento tra il procuratore generale Vittorio Martusciello e del presidente del collegio (provvisorio) Nicola Russo.

Nella precedente udienza le telecamere erano entrate nelle pause del dibattimento ma non erano ammesse durante l’udienza: una situazione contraria alla logica e al principio di pubblicità del processo. Oggi invece le telecamere sono state bandite dal palazzo dal procuratore generale sulla base dell’assenza di un provvedimento autorizzativo del presidente del tribunale Russo che ha detto oggi solo a voce di ammettere le riprese video. Risultato: nessuno vedrà in tv o sui siti dei giornali le dotte dissertazioni di Ghedini sui cavilli formali che servono a tirare in lungo il processo. E nessuno vedrà le opposizioni focose di Di Pietro a questo atteggiamento della difesa. Nessuno vedrà anche la stranezza di un collegio giudicante composto da tre persone di cui un presidente provvisorio (Russo alla prossima udienza non ci sarà) e un giudice, Tiziana D’Amato, che non fa parte della magistratura ordinaria e che è invece un got, cioè un giudice onorario, un avvocato prestato al tribunale che deve giudicare l’uomo più ricco e potente d’Italia.

Peccato che nessun italiano possa vedere in tv lo spettacolo dato dell’onorevole Ghedini: dopo le due udienze della scorsa settimana nelle quali l’avvocato onorevole aveva sollevato eccezioni ripetute su cavilli formali come la notifica ad Arcore invece che a Roma dove il cavaliere ora risiede, anche oggi si è andati avanti su questo canovaccio. Antonio Di Pietro, in qualità di avvocato dell’Idv, parte civile perché de Gregorio era stato eletto in quel partito, ha ribattuto per l’ennesima volta che “il vero scopo della difesa è non fare il processo”. La prescrizione scatta al più tardi nel settembre 2015. Il presidente del collegio Nicola Russo, dopo un’ora di camera di consiglio, ha confermato che la notifica nelle mani di Marinella Brambilla del decreto che dispone il giudizio contro Berlusconi era perfettamente valida. Ma Ghedini e Berlusconi hanno guadagnato tempo. Senza nemmeno scontare il danno di immagine che sarebbe seguito alla trasmissione in tv delle tecniche dilatorie per ritardare il processo.

Dopo aver vinto il duello sulla correttezza della notifica e avere ottenuto la dichiarazione di contumacia di Berlusconi, l’accusa ha chiesto di eliminare dal processo Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi aveva chiesto di costituirsi nella veste di responsabile civile, una figura giuridica poco usata che si può opporre alla parte civile quando questa chiede i danni all’imputato nel  processo penale. Nella sua qualita di commissario di Fi, Sandro Bondi, ha dato mandato in tal senso agli avvocati Bruno Larosa (presente in aula) e Franco Coppi. Da un lato il pm Henry John Woodcock ha sostenuto che nel capo di imputazione contro Berlusconi si fa riferimento al suo ruolo di leader del Pdl e  non della sola Forza Italia. Dunque  non può essere solo Bondi a rappresentare il responsabile civile. Inoltre ha aggiunto che pagamenti illeciti a De Gregorio sarebbero avvenuti non in modo trasparente. Forza Italia al più può essere considerata parte offesa delle manovre di Berlusconi.