Quattrocentocinquanta emendamenti e altrettante polemiche. La legge elettorale nata dall’accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi è pronta all’approdo in Aula per il voto e già si porta dietro dibattiti e problemi. Alle 13 è scaduto il secondo termine per la presentazione delle modifiche e all’appello ci sono 50 punti in più rispetto alla prima scadenza. Tra i nodi critici naturalmente il tema preferenze. Il Movimento 5 Stelle ha annunciato che chiederà l’abolizione delle liste bloccate: “Presenteremo emendamenti – ha affermato Luigi Di Maio a Radio 1 – di buonsenso per far tornare le preferenze, perché quella proposta è molto simile al Porcellum, con liste bloccate. E, soprattutto, cercheremo di portare costituzionalità in una legge fondamentalmente incostituzionale”.

Alla fine della giornata, Matteo Renzi sale al Quirinale. Formalmente l’incontro di due ore viene sinteticamente descritto sul sito del Colle come una cena. A dare spiegazioni sulle oltre due ore di incontro è il deputato Pd Matteo Richetti che, a Otto e mezzo, su La7, spiega: “Domani sarà una giornata centrale per la legge elettorale in aula e il presidente Napolitano ha incontrato Renzi per discutere quali scenari sono possibili per il governo. Il segretario ribadirà quello che ripete da mesi – ha aggiunto – non possiamo pensare che Renzi adesso pressi per andare a Palazzo Chigi, ma il governo è aggrovigliato su se stesso”.

Su tre emendamenti la minoranza Pd non demorde: il primo è che la riforma entra in vigore solo dopo il superamento del Senato (emendamento Lauricella), il secondo chiede primarie obbligatorie pur prevedendo deroghe, il terzo vuole la parità di genere. E’ questo l’esito della riunione dell’area Cuperlo. A quanto si apprende, gli emendamenti Pd presentati in Aula sono gli stessi depositati prima in commissione Affari costituzionali e poi in Aula durante il primo termine. Durante la seconda scadenza – riferisce una fonte democratica – “il gruppo ha presentato solo alcune correzioni e l’emendamento a firma Cuperlo sulle primarie”. Altro punto è quello della soglia di sbarramento per le coalizioni che si abbassa dal 12 al 10%. La norma, a prima firma Marilena Fabbri, se approvata dall’assemblea cambierebbe l’articolato in questo modo: le coalizioni di liste la cui cifra elettorale nazionale sia pari ad almeno il 10 per cento (non più il 12, ndr) dei voti validi espressi”. Un emendamento identico è stato depositato anche da Popolari per l’Italia, a prima firma Gregorio Gitti.

Proseguono invece le iniziative e il”pressing” della Conferenza che riunisce gli organismi di Pari opportunità delle Regioni italiane, al fine di ottenere misure di riequilibrio di genere. La delegazione guidata dalla presidente della Commissione Parità dell’Emilia-Romagna nonché coordinatrice nazionale Roberta Mori, insieme alla presidente della Consulta femminile della Regione Lazio Donatina Persichetti e a Teresa Petrangolini in rappresentanza della Conferenza assemblee regionali, è stata ricevuta dal presidente del Gruppo Pd Roberto Speranza. “Speranza ha dichiarato il convinto impegno dei Deputati Pd a modificare il testo base in senso paritario – ha riferito dopo l’incontro Mori – dal momento che il tema della rappresentanza femminile nelle istituzioni sta molto a cuore al Partito Democratico. “L’obiettivo che abbiamo condiviso è di ottenere l’approvazione degli emendamenti che inseriscono l’alternanza di genere “uno a uno” e il 50% di capilista donne”. La Conferenza delle Presidenti, “pur nella consapevolezza che la riforma debba essere approvata, ritiene indispensabile che il tema della parità di accesso alle cariche elettive costituisca un punto fermo di una reale democrazia paritaria. Su questo auspica la convergenza di tutte le donne presenti in Parlamento e di tutte le forze Politiche”.

Ma la battaglia è appena cominciata. Ignazio La Russa, presidente di Fratelli d’Italia chiede il ritorno in commissione del testo: “Ora i nodi vengono al pettine. Avevamo insistentemente chiesto che la legge elettorale tornasse in commissione dove mai è stata esaminata ma la nostra richiesta è stata respinta. Ora a sostenere che la proposta di legge non stia in piedi neanche tecnicamente è un gruppo di maggioranza che inoltre sottolinea l’esistenza di problemi politici irrisolti. Il ritorno in commissione è oggi ancora più necessario e indispensabile per un corretto e sereno esame di una legge che si dice di volere largamente condivisa”.