A qualche giorno dai fatti, sarebbe meglio dire fattacci, non è del tutto inutile seguire le pregevolissime evoluzioni intellettuali di Stefano Dambruoso (nella sua prima vita magistrato piuttosto noto e apprezzato anche a livello internazionale, nella sua seconda dimenticabile randellatore di colleghe deputate). Se non c’è più bisogno di rivedere il film di quella seduta parlamentare, vale la pena invece leggere ciò che, a distanza di giorni, ci racconta il questore della Camera, al quale persino il segretario di Scelta Civica, la professoressa Giannini, donna di rara eleganza, avrebbe caldeggiato le dimissioni. Dimissioni che comunque Dambruoso non darà. Ma non è questo il punto.

È che Dambruoso ci dà una notizia clamorosa. A precisa domanda del Corriere della Sera se abbia sentito la deputata Lupo o se si sia scusato di persona, il nostro magistrato risponde: “No, non l’ho sentita. Non ne avuto la possibilità. Sono stato vittima di minacce via mail e Facebook.  Dal giorno successivo l’ispettorato della Camera mi ha assegnato persone che tutelano la mia sicurezza“.

Ora. Un tempo Donna Letizia, al secolo Colette Rosselli, moglie indimenticabile di Indro Montanelli, raccontatrice di stili e (soprattutto) di mancanze di stili con la sua rubrica su Grazia, avrebbe signorilmente strapazzato il medesimo Dambruoso per non aver presentato, nelle 24 ore successive, formalissime scuse (di persona) alla signorina Lupo insieme a regolamentare mazzo di fiori freschi. Si faceva così una volta, ma non staremo qui a piangere se i costumi si sono rapidamente smutandati sino alla volgarità di cui sopra.

No, qui il fatto clamoroso è un altro. Ed è che a Dambruoso sarebbe stata assegnata una scorta all’interno della Camera. Escludendo, per eccesso di grottesco, che il nostro eroe passeggi per i saloni ovattati del Transatlantico con due angeli custodi fisicamente dediti alla sua sicurezza personale a scanso di assaltatori grillini, dobbiamo pensare che quando il questore di Scelta Civica parla di «tutela della mia sicurezza» intenda la sicurezza telematica. Cioè a dire che ci sarebbe personale della Camera che in queste ore si sta occupando, in nome e per conto di Dambruoso, di ciò che gli umani normali si smazzano autonomamente ogni giorno e cioè ripulire la propria casella elettronica dei messaggi demenziali di quattro pirla di invasati.

A noi giornalisti capita spesso d’essere oggetto di improperi da parte di qualcuno che non gradisce troppo, che ci considera infami, che insomma pensa di tradurre il confronto democratico in un match a botte di insulti pesanti. Ok, va bene, ma non è che ogni volta chiamiamo la mamma per dirle: «Mamma, mamma, Ciccio mi tocca, toccami Ciccio che mamma non c’è». Ripuliamo la mail, pensiamo che c’è un sacco di gente che non ha un cazzo da fare e passiamo oltre.

Nel caso del nostro Dambruoso, invece, il contrappasso è crudele, ma soprattutto per la deputata Lupo: a chiedere conforto morale e materiale è lui!

Ps. Vede, dottor Dambruoso, la frase sulla “tutela della mia sicurezza” è molto delicata. Lei è un magistrato e sa bene cosa vuol dire, quali carichi di responsabilità comporti per i singoli e per le istituzioni. Esibirla in questa occasione, in cui anche lei porta la responsabilità di un degrado civico, non sembra un’uscita felice.