Non so davvero che sbocco avrà l’ampio consenso che il Movimento Cinque Stelle ha avuto in dote dalla crisi democratica e sociale di questo Paese. Del movimento di Grillo non si conosce veramente la sostanza, quale idea di società lo muove e che visione del Paese propone. Quale collocazione, soprattutto, viene scelta dal punto di vista dei rapporti tra le classi come dimostra il commento di Beppe Grillo alla vicenda Electrolux. Riserve e pregiudizi nei confronti del M5S sono tutti leciti anche se stiamo parlando di un movimento super-giovane che ha ancora il diritto di sbagliare e di crescere a modo suo nella complicata palude della politica italiana. 

Ma il modo in cui è scattato il linciaggio su quanto avvenuto in Parlamento è insopportabile. Così come è del tutto cieca la reazione che la “sinistra”, o quel che ne resta, ha deciso di avere nei suoi confronti. L’atteggiamento della Presidente della Camera, Laura Boldrini, o il titolo del manifesto (Autogol) a proposito di Grillo, esprimono questa incapacità di vedere e di capire.

Di quel caso, innanzitutto, si tende a oscurare la sostanza. Il M5S è stato l’unico gruppo parlamentare a opporsi, realmente, al mega-regalo che il governo con l’avallo del Quirinale – nessuno si chiede come è possibile che Napolitano abbia firmato un decreto in cui si ritrovano sia l’Imu che la vicenda Bankitalia – ha fato alle banche italiane. Circa 4 miliardi che si aggiungono ai 4 miliardi regalati a suo tempo al Monte Paschi di Siena e ad altri incentivi e facilitazioni accumulati nel tempo. Un regalo avvenuto nel pieno di una crisi sociale esplosiva nella quale ai lavoratori si chiede di ridursi lo stipendio e ai manager di Stato, invece, lo si aumenta. Essersi opposti in maniera reale, dura e tangibile a questa misura è semplicemente encomiabile.

La sinistra presente in Parlamento è stata letteralmente polverizzata dalla loro determinazione e dalla decisione di Laura Boldrini di azionare la cosiddetta ghigliottina che ha tagliato la discussione consentendo al decreto di essere approvato. Quella decisione ha del tutto oscurato la stessa opposizione di Sinistra, Ecologia e Libertà che, pure, era uscita dal suo recente congresso con una “svolta” a sinistra. Ma i fatti della politica sono più semplici e diretti delle schermaglie congressuali e, a dare la cifra dell’orientamento di sinistra in questo Paese, vale molto di più l’operato della Presidente della Camera che le dichiarazioni messe a verbale dei deputati di Sel o le mozioni approvate ai congressi.

Triste destino quello di certa sinistra che ha infranto speranze e nobili ambizioni sullo scranno più alto di Montecitorio. E’ successo già a Fausto Bertinotti, ora accade a Laura Boldrini. Che volendo imitare lo stile rigoroso e impettito di una Nilde Jotti immaginaria, non fa altro che ripercorrere le strade accidentate di una sinistra istituzionale che ha a cuore più l’ordine istituzionale che gli interessi di chi rappresenta. Che si preoccupa più di ricevere uno sguardo benevolo dal Qurinale che il grato riconoscimento di un “popolo” abbandonato ormai da troppo tempo. Al di là delle mode, del linguaggio, degli errori, la sostanza del problema della, più o meno ex, sinistra radicale è lo smarrimento di questa alterità, la capacità di mettersi fuori e contro l’opinione organizzata da un Partito democratico che ormai si erge a sistema ottuso, che urla allo “squadrismo” senza più spiegare cosa questo sia o sia stato, che si barrica nel Palazzo sperando così di ricavarne consensi. Che si permette, addirittura, con Enrico Letta, di rimproverare la Presidente della Camera per essere stata, fin qui, anche troppo tollerante. Come se il suo compito fosse solo quello di bacchettare la protesta, l’irruenza, lo scarto di lato e presidiare all’ordine costituito. 

Ora che si sta discutendo della lista Tsipras, come sarà affrontato questo dibattito? Boldrini sosterrà una lista che si batte contro lo strapotere delle banche e del rigorismo europeo? E se sì, come verrà giustificato agli elettori? E se no, come verrà giustificata la sua internità alla sinistra radicale? Rivedremo in azione la sinistra “di lotta e di governo”, quella che manifesta contro la Troika e che, appena entra in Parlamento, corre a reggerle le sottane? Quella che si è auto-eliminata negli ultimi sei-sette anni?

Si dice in giro, però, che i grillini urlano, occupano le aule della Camera, insultano. Da quando esiste la Repubblica, Montecitorio è sempre stato teatro di scontri anche duri. Ne sanno qualcosa i comunisti di Giancarlo Pajetta o i deputati del Partito radicale di Marco Pannella. Ma anche la Rifondazione comunista degli anni 90 che si scontrava in aula con gli insulti della Lega. Abbiamo visto all’opera urla e cartelli, “assalti” alla presidenza e contestazioni anche più duri di quelli visti in questi giorni. Giorni in cui l’unico pugno volato l’ha preso in faccia una deputata pentastellata. Ma tutto questo urlare alla “violenza” o al mancato rispetto delle forme, serve solo a oscurare il dato di sostanza come quello avvenuto in Commissione Affari costituzionali dove, senza che i deputati fossero tutti presenti, è stato approvato il progetto di riforma elettorale per portarlo di corsa in aula. In sfregio a qualsiasi forma democratica pure invocata contro i “grillini”.

In questa tragi-commedia il M5S non è esente da colpe. I suoi modi spesso non si capiscono, il linguaggio utilizzato contro le deputate del Pd è volgare e maschilista e fornisce la prova di una contiguità culturale con le sacche profonde e arretrate della società. Dalla politica ci si aspetterebbe di più, specialmente da coloro che vogliono cambiarla in profondità. Ma le parole contro le donne del Pd sono analoghe a quelle utilizzate contro Mara Carfagna e le altre deputate Pdl e che piacevano, invece, a tanta opinione “progressista”. Sarebbe bene che, chi si indigna, mettesse sotto esame tutti gli schieramenti, tutto il linguaggio che viene utilizzato e il modo, ancora medievale, con cui gran parte degli uomini di potere, e non solo, si rapporta alle donne. Su questo punto i Cinque Stelle hanno perso l’occasione per distinguersi dal resto. Se volessero rimediare segnerebbero un altro punto a loro favore.