Nomine da ‘ parentopoli’, scelte di dirigenti quanto meno discutibili e poca chiarezza. Questi sembrano essere i mali che affliggono gli Istituti italiani di Cultura ai cui vertici vanno, e vengono, persone scelte non sempre solo per meriti. L’ultimo di una lunga serie di conflitti è scoppiato sulla prestigiosa sede di Bruxelles. L’altro ieri la Farnesina dirama un comunicato relativo alla posizione della direttrice dell’istituto di Cultura, Federiga Bindi. Dalla nota si apprende come “il rapporto di fiducia con il ministero degli Esteri è venuto meno anche a seguito delle risultanze di un’indagine ispettiva svolta congiuntamente dai ministeri di Esteri ed Economia e delle contestazioni mosse dagli ispettori nei confronti della direttrice a fronte delle gravi irregolarità amministrativo-contabili. La situazione è tuttora all’esame degli organi di controllo”. Si tratta, tecnicamente, di un ‘ non-rinnovo’, dato che l’incarico della Bindi sarebbe arrivato a scadenza naturale il 9 marzo.

L’intervento dall’alto arriva dopo che, la scorsa settimana, proprio la direttrice uscente – nominata nel marzo 2012 da Franco Frattini – aveva accusato la Farnesina. Niente irregolarità, anzi due anni di successi di pubblico, risparmi di spesa e conti in ordine. Piuttosto: “La nomina di un Direttore per Chiara Fama”, scriveva Bindi riferendosi al modo in cui 10 dei 90 istituti di cultura italiana nel mondo è effettuata sulla base d’una legge del ‘90 “è decisione politica e vi è stata una decisione politica del ministero di togliere il Chiara Fama a Bruxelles per spostarlo altrove… rimettendo dunque un burocrate alla guida” dell’Istituto di Bruxelles.

Con la Bindi si schierano in modo bipartisan molti europarlamentari, tra cui Niccolò Rinaldi (Italia dei Valori), promotore di una petizione che ha raggiunto le 2000 firme. In generale il sospetto è che la non conferma di Federiga Bindi sia dovuta a uno specifico interesse del ministro degli Esteri Emma Bonino. Girano voci che attribuiscono il dichiarato proposito di ridimensionare l’Istituto di Bruxelles per portare alla nomina di una persona di fiducia della Bonino in quello di Istanbul. “Oltretutto”, dichiara Bindi al Fatto “le presunte irregolarità di cui sono accusata sono l’eredità delle precedenti gestioni”. Contattata la Farnesina accusa Bindi di “pesanti irregolarità accertate degli ispettori del ministero delle Finanze”, contesta la realtà dell’ipotesi Istanbul e si chiude in un ‘ no comment ’ riguardo al tema dei contratti degli insegnanti.

Cosa sia la “chiara fama” è ironicamente oscuro. Tra i casi, spicca la nomina di Gabriella Podestà, ex moglie dell’ex ministro della Cultura Sandro Bondi all’Istituto di cultura di New York. A Parigi, dove il direttore era stato il fratello di Giuliano Ferrara, l’incarico è andato nel 2012 a Marina Valensise, ex giornalista del Foglio di Ferrara ma soprattutto sorella dell’ambasciatore a Berlino Michele Valensise. Caterina Cardona, invece, ex Scuderie del Quirinale, dirige l’Istituto di cultura di Londra con il placet di Clio Napolitano.

Il Fatto Quotidiano, 30 gennaio 2014