Rinvio a giudizio per Roberto Cota, archiviazione per Mercedes Bresso. Sono le richieste dei pm della Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta sulle spese pazze in Regione. Insieme all’attuale governatore, gli inquirenti hanno chiesto il processo anche per quaranta consiglieri regionali. A tutti viene contestato il reato di peculato in riferimento all’uso improprio dei rimborsi elettorali per i gruppi in consiglio regionale. Per chi indaga, invece, non ci sarebbero gli estremi per il rinvio a giudizio nei confronti dell’ex governatrice Bresso e per la capogruppo di Sel Monica Cerutti, oltre che per quelli per i quali già in chiusura di indagini si era deciso di non procedere. Stralciata, invece, la posizione del consigliere Andrea Stara (Pd). Gli atti del pm sono stati depositati questa mattina presso la cancelleria del gip che entro alcuni giorni deciderà sui rinvii a giudizio. La richiesta è stata formulata anche nei confronti di due persone non elette nel consiglio regionale. C’è Sara Lupi, figlia del consigliere regionale Maurizio Lupi dei ‘Verdi verdi’, assunta come collaboratrice, ma in realtà studentessa a Parigi. C’è pure Gabriele Moretti, politico dei ‘Moderati’, consigliere comunale dimesso la scorsa settimana per ‘motivi professionali’. E’ accusato di concorso in peculato con Michele Dell’Utri perché Moretti è l’ad della Contacta, società che ha ricevuto 190mila euro da Dell’Utri per eseguire ritenuti dubbi dai pm.

L’inchiesta riguarda le spese sostenute con i fondi dei gruppi consiliari regionali. Iniziata nel 2012, ha coinvolto 56 consiglieri. Peculato, truffa e finanziamenti illecito ai partiti i reati ipotizzati a vario titolo dagli inquirenti. Le contestazioni più gravi nei confronti di 43 consiglieri regionali, raggiunti nei mesi scorsi dagli avvisi di chiusura indagini, passo che di norma precede la richiesta di rinvio a giudizio. Non si è fatta attendere la reazione di Mercedes Bresso. “Stiamo vivendo la pagina più brutta per l’istituzione regionale, una Regione umiliata da un presidente eletto illecitamente e per cui ora è stato chiesto il rinvio a giudizio per spese personali a carico della collettività. Mi domando cos’altro deve succedere per costringere Cota a staccarsi dalla poltrona?” ha detto l’ex presidente della Regione Piemonte, che, dopo aver ammesso la propria felicità “per essere riuscita a chiarire la mia posizione”, ha spiegato come “nel secondo interrogatorio con i pm – spiega – ho chiarito nei minimi particolari il mio operato, dimostrando la correttezza del mio comportamento”.