Il patrimonio immobiliare dell’Istituto previdenziale dei giornalisti (Inpgi) viene ceduto ad un fondo gestito dalla famiglia Nattino. Ma la stima degli immobili e l’atto costitutivo del fondo restano un affare privato. E intanto gli affitti si spostano dal 2014 dai conti correnti dell’Inpgi a quelli della Finnat dei Nattino. Una faccenda che non piace a quattro consiglieri della Federazione nazionale stampa italiana appartenenti al sindacato L’Alternativa, pronta a portare la vicenda all’attenzione di Bankitalia, deputata al controllo delle società di gestione.

Dell’intera faccenda i sindacalisti Paolo Corsini, Massimo Calenda, Marco Ferrazzoli e Pierangelo Maurizio hanno chiesto conto al presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, che in 4 anni, grazie a clausole e benefici contrattuali, ha visto lievitare il proprio compenso del 51,4%, mentre il rapporto tra uscite ed entrate dell’Inpgi è andato oltre il 110 per cento. Ma la risposta ottenuta non ha chiarito i termini dell’operazione realizzata con la banca dei Nattino.

“Ringraziamo il presidente Andrea Camporese – spiega una nota dei quattro giornalisti – per la disponibilità dimostrataci a farci prendere visione, ma non copia, di una parte della documentazione sulla cessione dell’intero patrimonio immobiliare al Fondo Giovanni Amendola, istituito, costituito e gestito dalla società di gestione del risparmio, Investire Immobiliare Spa della Banca Finnat Euramerica della famiglia Nattino. “Siamo rimasti molto sorpresi nell’apprendere che due documenti fondamentali richiesti, la stima che ha rivalutato gli immobili (da 690 a 1.200 milioni) e l’atto costitutivo del Fondo, non sono disponibili”. Il presidente Camporese ha infatti comunicato che la documentazione in questione è “di proprietà della sgr e non in nostro possesso.

“Ci chiediamo come e su quali carte i consiglieri del Cda dell’Istituto hanno potuto valutare a fondo e approvare all’unanimità la delibera con cui è stata ratificata un’operazione tanto complessa e di tale portata – hanno aggiunto – Continueremo a chiedere chiarezza. Se necessario chiederemo l’intervento della Banca d’Italia, organo di vigilanza sulle Sgr”.

I quattro consiglieri concludono poi la nota sottolineando come la lettera di Camporese è accompagnata una nota esplicativa, non firmata, in cui si afferma che la proprietà e la gestione tecnico-amministrativa degli immobili in questione continua ad essere affidata in outsourcing dalla sgr agli uffici dell’Inpgi. “Perchè allora c’è tanta fretta nell’esigere che gli inquilini versino, dal 1° gennaio 2014, i consistenti canoni non più sui conti correnti dell’Inpgi ma sul conto della Sgr del gruppo Banca Finnat?” si chiedono i rappresentanti di L’Alternativa.