L’esito del referendum del Movimento 5 Stelle sul reato di clandestinità è una buona notizia. Come comunica il blog di Beppe Grillo, “gli iscritti certificati hanno espresso il parere vincolante sul voto che il Gruppo Parlamentare del Senato dovrà esprimere il 14 gennaio sul “reato di clandestinità“.

Il risultato è sorprendente anche se solo a causa della nettezza con cui il leader dei Cinque stelle era intervenuto sul tema. Grillo, infatti, quando i suoi senatori si erano pronunciati a favore dell’abrogazione del reato, aveva bloccato tutto: “Con queste posizioni avremmo preso lo zero virgola”. E poi aveva chiesto di vincolare i gruppi parlamentari alle scelte prese dal movimento. Scelta giunta oggi con questi dati: 15.839 hanno votato per l’abrogazione del rato, 9.093 per il mantenimento. Il 63,5%, una maggioranza consistente. I votanti, infatti, sono stati 24.932. Gli aventi diritto erano gli iscritti certificati al 30 giugno 2013, pari a 80.383. Si può dire quello che si vuole sulla consultazione. I numeri possono dare adito a critiche quando non a derisioni (soprattutto da parte Pd). Eppure, si tratta di numeri, relativi agli iscritti al Movimento, non dissimili da quelli che riguardano tutti i congressi o le consultazioni di partito. Solo che negli altri partiti non si è chiamati a scelte simili. Non si fanno voti diretti, primarie a parte. Certo, il modo improvviso e “a sorpresa” con cui è stato indetto il referendum del 13 gennaio può stupire. Il suo esito, però, costituisce un dato interessante ai fini del profilo che il Movimento sta via via assumendo.

Si dice ripetutamente, lo hanno detto sia Grillo che Casaleggio, che il M5S abbia un carattere populista e, in vista delle elezioni europee, questa sua auto-definizione dovrebbe collocarlo nel settore delle liste e dei partiti “no-euro” che potrebbe fare il pieno di voti il 25 maggio. Si tratta di liste e formazioni quasi tutte di destre o di estrema destra. Il voto sugli immigrati smentisce questa caratterizzazione perché il tema scelto è tra i più sensibili e delicati in tempi di migrazione di massa. Il 63% di voti espressi contro il reato di clandestinità offre il volto di un movimento che recepisce, a larga maggioranza, istanze e valori che provengono dal tessuto democratico o solidale di questo Paese mettendo in minoranza pulsioni conservatrici se non reazionarie. Che pure esistono e sono in grado di condizionare le scelte di Grillo. Ma intanto questo voto, per chi guarda al M5S con interesse, costituisce una buona notizia.