“Sì o no alla depenalizzazione del reato di immigrazione clandestina?”. Gli elettori del Movimento 5 Stelle tornano alle urne e lo fanno online per votare il più delicato degli emendamenti. Lo hanno presentato due senatori, Cioffi e Buccarella, a inizio ottobre, ma l’idea non era piaciuta ai leader Casaleggio e Grillo. “Iniziativa personale”, è come avevano bollato la decisione dei due cittadini a Palazzo Madama con una lettera, la prima della storia del Movimento a doppia firma, pubblicata sul blog. Seguirono riunione dei gruppi, incontri e una discesa a Roma di Beppe Grillo per spiegare il dietrofront e la presa di posizione contro gli stessi parlamentari. Ora la decisione passa agli iscritti, ma non mancano le perplessità. “Giovedì scorso”, ha commentato a ilfattoquotidiano.it il senatore Maurizio Buccarella, “abbiamo parlato dell’argomento tra noi parlamentari a Palazzo Madama. Ho letto un testo ai miei colleghi che avevo scritto per spiegare le ragioni del sì e del no e che avrebbe dovuto essere pubblicato a fianco del referendum. Mi spiace non sia stato fatto. Sarebbe stato opportuno dare più informazioni e spiegare il tema delicato”. Un’incomprensione che non è piaciuta a molti dei più critici del gruppo, ma che Buccarella cerca di minimizzare. “Sono aspetti da imparare per le prossime consultazioni online. E che sicuramente dobbiamo chiarire con Grillo e Casaleggio per avere una migliore comunicazione. Continuiamo ad essere i parlamentari più liberi della politica italiana”. Un’occasione per la democrazia diretta invece, commenta Andrea Cioffi, l’altro autore dell’emendamento: “Nessun altro partito in Italia fa una cosa del genere. Possiamo ancora migliorare, ma è un grande risultato. Certo se l’emendamento viene bocciato un po’ mi dispiace, ma funziona così. Decidono i cittadini e noi siamo semplici portavoce”.

Chi non ci sta è invece il gruppo dei “dissidenti”. “Togliamo quella pistola a Casaleggio”, ha scritto sulla sua pagina Facebook il senatore Francesco Campanella. “Il blog gestito così diventa un’arma nelle mani di qualcuno che si è convinto di poter gestire più di 150 parlamentari con strategie di organizzazione di rete aziendale”. Duro anche Lorenzo Battista: “Abbiamo ricevuto una mail all’ultimo minuto”, ha detto a ilfattoquotidiano.it, “Abbiamo solo sette ore per votare e così non consideriamo tutti i lavoratori: gli operai ad esempio cosa fanno, tornano a casa per votare? Chiudere il voto alle 17 è troppo presto. Non funziona così”. Il senatore Luis Alberto Orellana invece parla di “dilettantismo”. “E’ una cosa molto positiva”, ha commentato, “poter avere il parere finalmente degli elettori. Ma come mai aspettare fino all’ultimo per comunicare la votazione? Chi fa parte dello staff di Casaleggio? Questo dimostra la totale incapacità di gestire temi legislativi da parte di queste persone”.

Così, a ventiquattro ore dal voto in Senato della legge sulle depenalizzazioni, arriva il referendum più delicato per gli iscritti al Movimento e uno dei primi tentativi di “democrazia diretta“. Il sistema operativo (quello che avrebbe dovuto essere “la piattaforma per la partecipazione”) è partito a dicembre 2013 con tre leggi messe online per ricevere commenti e osservazioni. Un primo rodaggio ancora zoppicante, con le bozze piene di commenti e segnalazioni. Ma un primo passo. Ora si chiede il voto degli elettori per una questione urgente e il sistema sarà messo alla prova. Manca però la società terza che certifica la votazione, o almeno non ne è stata data comunicazione come nel caso delle Quirinarie (elezioni per la scelta del candidato Presidente della Repubblica). “Si chiede a tutti gli iscritti certificati al 30 giugno”, scrive Grillo sul blog, “il parere vincolante sul voto che il Gruppo Parlamentare del Senato dovrà esprimere sul reato di clandestinità. Il sistema di votazione sarà attivo oggi lunedì 13 gennaio dalle ore 10:00 alle ore 17:00. I risultati saranno comunicati ufficialmente sul blog alle 18.00″.

La votazione rischia di spaccare il gruppo all’interno, con una parte “critica” già in subbuglio da alcuni giorni. Il più duro è Francesco Campanella, senatore del Movimento 5 Stelle: “Questa vicenda del reato di clandestinità è stata gestita dal blog in modo discutibile. Non è così che va gestita la democrazia diretta. La vita delle persone non è un videogioco né una battuta da condividere sui social media. Il Movimento 5 Stelle è un fenomeno troppo serio per essere gestito in questo modo”. La sua critica riguarda i tempi ridotti per la consultazione: “Indetta senza il preavviso necessario. Siamo tutti d’accordo sul fatto che le leggi votate in parlamento hanno conseguenze serissime? É così che vogliamo gestire la vita dei nostri concittadini? A mò di rischiatutto?”. Perplesso anche il senatore Fabrizio Bocchino: “Questi temi”, scrive su Facebook, “non possono essere liquidati con votazioni frettolose. Mesi di lavoro dei nostri colleghi, liquidati da un mezzo paragrafetto presentato agli attivisti con una email mandata già a votazione aperta e con solo poche ore per fare una scelta. Questa non è democrazia diretta, secondo me. La democrazia diretta non è decidere su un tema come il reato di clandestinità con un frettoloso ‘click dal telefonino'”.