“Se non sono preoccupata per l’esplodere delle ludopatie? Certo. A me resta l’amaro in bocca. Sembra una beffa, ma pensi che la scuola paritaria gestita dalla mia famiglia ha fatto partire un progetto sperimentale per corsi di prevenzione al gioco d’azzardo”. Federica Chiavaroli è la senatrice del Nuovo Centrodestra, autrice dell’emendamento 1150 al decreto legge Salva Roma, che mette nero su bianco la riduzione dei trasferimenti dello Stato agli enti locali che pongono ostacoli normativi al proliferare delle slot machine. La strana schizofrenia di un governo e un parlamento che da un lato dicono di combattere le degenerazioni del gioco d’azzardo e dall’altro assumono provvedimenti di segno opposto. L’emendamento infatti è stato approvato in commissione e poi in Aula.

Ci sono state reazioni durissime.
“Il gioco d’azzardo è un tema sensibile, me ne rendo conto, e ci ho tenuto a far chiarire che l’intero sistema sia oggetto di una revisione che ottenga il consenso di tutti gli organi decisionali coinvolti. Finora è passato il concetto che dello Stato cattivo che dà le concessioni e del Comune buono che non fa aprire le sale gioco, dimenticando che lo Stato ha la responsabilità finanziaria dei conti generali. Abbiamo approvato un ordine del giorno per una rivisitazione generale della normativa. Il governo si è dimostrato disponibile”.

Ci spieghi lo spirito del suo emendamento.
“Va fatta una premessa importante. Le concessioni sono di competenza dello Stato e questo ha regolarizzato il settore del gioco d’azzardo facendolo uscire dall’illegalità. Questo ha comportato, ahimè, considerevoli entrate per l’erario…”.

Perché “ahimè”?
“Perché purtroppo se le entrate sono tante, i giocatori sono tanti”.

Purtroppo. Ma se gli enti locali proveranno a ridurne il numero mettendo un freno alle sale gioco, verranno penalizzati con minori trasferimenti dallo Stato.
“Il mio emendamento è una norma tampone, emergenziale. Se Comuni e Regioni fanno normative stringenti nei confronti di chi, dopo aver ottenuto le concessioni, deve materialmente dotarsi delle attrezzature e dei locali per usufruirne, si rischia di ingenerare un contenzioso tra lo Stato e i concessionari e inoltre si mettono in pericolo le entrate sulle quali poggiano le spese pubbliche”.

L’emendamento è stato sollecitato dalle società concessionarie del gioco d’azzardo?
“No, abbiamo agito in base alle notizie contenute in una relazione del Monopolio, è lì che si segnalano i rischi che le dicevo”.

Forse è lì che si sono fatte sentire, peraltro legittimamente, le società concessionarie.
“Non glielo so dire”.

Non c’era altro modo per far quadrare i conti?
“No. Consideri che c’è una valanga di emendamenti e proposte che poggiano esclusivamente sulle entrate delle tasse che arrivano dalle sale gioco”.