Chi paga e a quanto ammontano i nuovi aiuti sull’energia? Il 30 ottobre 2013, durante un convegno organizzato dall’Enel, il sottosegretario allo Sviluppo economico Simona Vicari dichiarava: “La stagione dell’assalto agli incentivi, ai sussidi di qualunque natura o alle esenzioni è chiusa”. Forse non sapeva che sei giorni prima l’Autorità per l’energia elettrica e il gas approvava una deliberazione (la numero 467) che disciplina i nuovi aiuti alle imprese energivore voluti da Corrado Passera in zona Cesarini, quando cioè il governo Monti disbrigava gli ‘affari correnti’. A pagina 9 della deliberazione, infatti, si scopre il bluff. Il sussidio verrà compensato da una componente tariffaria che troveremo in bolletta, la Ae che sarà “a carico di tutte le utenze non beneficiarie delle agevolazioni”, cioè consumatori privati e imprese non energivore. Insomma, molti aiutano pochissimi per un valore che – stima il coordinamento Free – potrebbe aggirarsi attorno a 4 miliardi di euro.

Il decreto 5 aprile 2013 partorisce la nozione di ‘imprese energivore’. Si tratta di aziende obese di energia che, per loro stessa natura, ne mangiano più delle altre: almeno 2,4 GWh/a con un costo che deve superare il 3% del fatturato. Il censimento presso la Cassa conguaglio è iniziato il 21 ottobre e finirà il prossimo 30 novembre. In pochissimi giorni si sono registrate più di 600 imprese, ma solo alla scadenza del bando sarà possibile quantificare lo ‘sconto’ sulla base delle bollette storiche delle stesse aziende candidate. Così, con un costo dell’energia superiore rispetto agli altri Paesi europei lo Stato, ha deciso di saziare le industrie, come quella chimica e metallurgica, la cui sopravvivenza dipende dall’alto consumo.

“Se interrompessimo i sussidi dall’oggi al domani – spiega Giovan Battista Zorzoli, portavoce di Free, coordinamento di 25 associazioni attive nelle fonti rinnovabili – condanneremmo quelle aziende a chiudere. Lo Stato fa bene a difenderle ma sbaglia metodo: al posto dello sconto sul troppo consumo, dovrebbe realizzare l’aiuto a consumare meno grazie alla riconversione industriale e all’autoproduzione di energia, cosicché in pochi anni le stesse aziende non abbiano più bisogno di un sostegno per campare”. E’ la filosofia del ‘più mangi, più ti do da mangiare’ che vince su quella del mettere a dieta l’obeso, farlo consumare meno, spingendo le imprese energivore a innovare i loro processi produttivi e risparmiare energia. Se i sussidi non diminuiscono nel tempo e se non sono a termine, si è in presenza di un ‘aiuto’ di Stato pagato dai contribuenti. 

A essere seriamente preoccupata è Rete Imprese Italia che ha rivolto “un pressante invito” all’Autorità per l’Energia “affinché possa intervenire nell’ambito del proprio compito di soggetto regolatore”. Rete Imprese teme “la previsione di nuovi rincari sulle bollette elettriche che le piccole e medie imprese saranno costrette a subire a partire dal primo gennaio per un insieme eterogeneo di misure”. “A partire dal 2014 – continua la nota – le Pmi subiranno in bolletta l’aggravio di un’altra componente, la cosiddetta Ae, che pagheranno sia famiglie che le piccole imprese destinata a coprire le nuove agevolazioni a favore delle grandi industrie, alla quale si aggiungeranno ulteriori aumenti su voci già esistenti, relative, per esempio, alla distribuzione e al dispacciamento. Quest’ulteriore rischio di aggravio delle bollette – prosegue la maggiore associazione delle Pmi – che si aggiunge a un sistema di distribuzione degli oneri energetici già sperequato a danno delle piccole imprese, aumenterà ancora di più il divario competitivo tra le Pmi italiane e le loro concorrenti estere”.