Caos in Grecia: all’indomani della mancata spallata al governo “delle larghe intese con la troika” da parte delle opposizioni (il no alla mozione di sfiducia del Syriza è passato la notte del 3 novembre scorso con 153 voti, due più del minimo) gli studenti universitari sono “ostaggio” dei docenti che continuano la loro protesta contro i licenziamenti imposti dai creditori. Al punto che la situazione ha raggiunto un punto morto e migliaia di iscritti perderanno il semestre, dopo uno sciopero continuato di dieci settimane. Inoltre da oggi la chiusura delle sedi è d’obbligo perché domenica 17 sarà il 40mo anniversario dalla presa del Politecnico di Atene e si temono scontri tra le fazioni estreme che manifesteranno in piazza. Il tutto mentre il New York Times si spinge a dire che c’è il rischio di guerra civile nel Paese.

Sul fronte dell’istruzione a infiammare la Capitale non c’è solo la situazione dei conti universitari, con deficit monstre e docenti a rischio licenziamento, ma anche il fatto che molti studenti appartenenti al blocco studentesco hanno deciso di solidarizzare con i “fratelli maggiori” chiudendo alcune scuole del Paese. I rettori non hanno ancora deciso come procedere, ma se da un lato si teme l’ombra di nuovi tagli al comparto universitario, dall’altro è quasi certo che dal primo gennaio saranno effettuati altri tagli a stipendi e pensioni statali, anche per soddisfare le richieste della troika di 2 miliardi di mancati introiti. Come dire che in un momento in cui in Grecia si tassa di tutto, anche le auto a metano che nel resto d’Europa vengono incentivate, il 2014 porterà con sé altri balzelli che potrebbero servire solo alla nuova tranche di prestiti, ma non a sanare una situazione ormai sempre più emergenziale.

Il rischio tumulti e scontri, quindi, si fa alto vista la concomitanza con l’anniversario della presa del Politecnico, quando il 17 novembre del 1973 nel quartiere di Exarcheia l’esercito rispose con una durissima repressione (24 morti) alla protesta degli studenti per tre giorni asserragliati nel Politecnico, da dove realizzarono una stazione radio per incitare il resto della popolazione a unirsi alla lotta. Per il 17 novembre sono previste manifestazioni e meeting nella capitale ellenica ma anche in altre città (come a Roma), con le forze dell’ordine che già preparano le contromosse.

Uno scenario su cui si abbatte la diagnosi del New York Times, secondo cui all’indomani della doppia esecuzione dei membri di Alba dorata la sera del primo novembre e dell’assassinio, lo scorso 18 settembre, del rapper Favlos Fyssas, “è difficile immaginare che in altre democrazie soprattutto occidentali, l’omicidio di due membri di un piccolo partito crei gravi timori di instabilità politica e di divisione etnica”. E certifica che “così stanno le cose in Grecia”, mentre il Paese entra nel sesto anno di recessione e nel terzo anno di un memorandum che richiede ancora austerità ma pochissima crescita. “Le tensioni politiche e sociali – prosegue – sono alimentate dalla miseria attuale, basata su profonde radici storiche di divisione”.

Ma è nell’interstizio del conflitto ideologico, non tra destre e sinistre ma tra Europa e popoli, che il Nyt invita a guardare, per non correre il rischio di svegliarsi un giorno e scoprire una nuova guerra civile nella fragile Europa, quando invero i sintomi sono evidenti già da un biennio. Per cui conclude che esiste il rischio di guerra civile, dopo decenni di pace e di progresso. E anche se non è databile un fronte di scontro politico, la scena complessiva è impostata “in modo che ci sono in giro idioti in possesso di pistole”.

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