Un’esecuzione in piena regola fattada killer professionisti, ma anche terroristi. Così, secondo gli agenti dell’anti-terrorismo greco, sono stati uccisi questa sera ad Atene due giovani militanti – uno 20 anni e l’altro 23 – del partito filo-nazista Chrysi Avgì (Alba Dorata) che stavano chiacchierando con amici davanti alla sede del gruppo, nel quartiere di Neo Eraklio. Un terzo uomo – Alexandros Gerontas, 29 anni – è rimasto ferito e si trova ricoverato in osservazione all’ospedale Santa Olga dove è stato sottoposto ad una delicata operazione alla milza.

A sparare, usando una mitraglietta Skorpion o una pistola automatica calibro 9, due uomini arrivati sul posto a bordo di una moto di grossa cilindrata e con indosso un casco nero e uno bianco. La moto si è fermata e, mentre il guidatore restava in sella, il passeggero é sceso e con calma si è avvicinato al gruppo. Secondo alcuni testimoni, l’uomo all’improvviso ha estratto una mitraglietta, forse una Skorpion (ma altri testimoni hanno parlato di una pistola automatica) ed ha aperto il fuoco.

Entrambe le vittime – che si chiamavano Manolis Kapellonis e Yorgos Fundulis – sono state raggiunte da proiettili al petto e al capo, a riprova della professionalità del killer che poi è saltato sulla moto e si è dileguato a gran velocità con il complice. Ma, secondo alcuni testimoni, i colpi alla testa sarebbero stati sparati dal sicario a bruciapelo quando i due giovani erano già caduti a terra. Sul posto gli inquirenti hanno raccolto diversi bossoli calibro 9 che domani verranno sottoposti a perizia balistica per cercare di individuare l’arma che li ha esplosi e capire se sia stata utilizzata in altri attentati compiuti in passato.

Nei pressi del luogo dell’agguato, alcuni testimoni hanno detto di aver notato un’auto con a bordo alcune persone che potevano essere un “gruppo di sostegno” pronto ad intervenire per dare man forte ai killer qualora qualcosa fosse andata storta. Dopo la sparatoria, anche quella vettura è sparita mentre una motocicletta simile a quella usata per l’agguato è stata ritrovata abbandonata stasera nei pressi dell’aeroporto.

Nella sezione del partito, pochi minuti dopo la sparatoria, è arrivata fra gli altri anche Urania Michaloliakos, la figlia di Nikos Michaloliakos, fondatore e leader del partito, attualmente in carcere con altri deputati del gruppo con l’accusa di costituzione di associazione criminale. La donna ha accusato il governo e la polizia di “inerzia e indifferenza” perché, a suo dire, pur sapendo che ogni venerdì in quella sezione si tenevano convegni dei militanti, il luogo non era protetto dalle forze dell’ordine.

Caute sinora le reazioni dei partiti dell’arco costituzionale e del governo. Tutti gli schieramenti politici si sono limitati genericamente a condannare l’accaduto mentre il ministro degli Interni, Nikos Dendias, ha laconicamente dichiarato che “applicheremo la legge”. Il portavoce del governo Simos Kedikoglou, da parte sua, ha detto con prudenza che “gli assassini dovranno vedersela con la democrazia e la giustizia”.