Case sempre più care, case sempre meno accessibili. Se nel Regno Unito il costo medio di un’abitazione in vendita è cresciuto del 5,8% negli ultimi dodici mesi – dati diffusi da un gruppo di banche che eroga mutui – è proprio un istituto di credito del Regno Unito a lanciare l’allarme. Un istituto atipico come Nationwide, che più che una banca è un’istituzione finanziaria di proprietà dei suoi associati, quanto di più vicino a una cooperativa esista nel settore creditizio, e il cui principale obiettivo è fornire mutui ai propri soci. Ora fa intendere che, a breve, rischia di accusare un grave calo di richieste. “Molta gente presto non potrà più permettersi un mutuo e una casa”, ha detto all’Independent Robert Gardner, del dipartimento economico di Nationwide. Questo anche perché un programma governativo chiamato “Help to Buy” – che consente l’accesso ad un prestito anche con un deposito minimo e che viene fornito dalle principali banche del Paese – secondo Nationwide e secondo altri osservatori del settore immobiliare, non starebbe facendo altro che far aumentare a ritmo sostenuto la domanda di case, a un ritmo molto più veloce di quanto, allo stesso modo, stia aumentanto l’offerta. Un mercato quindi sempre più in tensione. Dove, a pagare le conseguenze, rischiano di essere tutti quei britannici con redditi “modesti”.

Del resto, anche le cifre che arrivano dalla capitale non fanno ben sperare. Un gruppo di agenzie immobiliari ha diffuso alcuni dati. A Londra quest’anno il prezzo medio di un’abitazione aumenterà del 9%, per poi crescere di un ulteriore 7% nel 2014, del 6% nel 2015, del 4% nel 2016 e di un ulteriore 4,5 nel 2017 e nel 2018. Comprare un appartamento con due camere da letto sotto le 250mila sterline è, già oggi, impresa ardua e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. A questo si aggiungono altri dati: nonostante la ripresa dell’occupazione, lo stipendio medio in termini reali è in questi ultimi anni calato. Il potere d’acquisto è sempre più basso, insomma, e a questo non giova il fatto che ormai – a parte per chi riesce ad accedere al programma governativo Help to Buy – il deposito medio richiesto per accendere un mutuo supera ormai le 70mila sterline.

Il mercato immobiliare nel Regno Unito, comunque, è pur sempre in forte crescita. Secondo alcuna stampa, in aree come la capitale si tratterebbe anche di un mercato “drogato” dall’eccesso di domanda in arrivo dall’estero. Investire a Londra, ormai, pare essere un “must” per chiunque, in giro per il mondo, abbia dei capitali da spendere. Così dalla Russia, dalla Cina, dalla Francia e anche dall’Italia, numerosi compratori si riversano nei migliori quartieri della metropoli inglese per fare affari immobiliari, facendo crescere il prezzo medio di una casa. Non manca l’edilizia a prezzi più contenuti, come quella in atto in questi mesi a Stratford, il quartiere olimpico, dove il villaggio che ospitava gli atleti durante le scorse Olimpiadi del 2012 è in fase di trasformazione in migliaia di appartamenti a prezzi al di sotto di quelli del mercato. Eppure, presto, questo potrebbe non essere più sufficiente per una grande fascia della popolazione che lotta ogni giorno con bassi stipendi e costo della vita in aumento. Secondo gli ultimi dati, nella capitale, circa 700mila lavoratori prendono come paga oraria ben al di sotto della “living wage” londinese che è fissata a 8,55 sterline all’ora. La living wage – che definisce il reddito minimo per una vita decente – non è un obbligo di legge, ma è uno standard fissato da un’omonima fondazione, una sorta di suggerimento dato a datori di lavoro e istituzioni. Un suggerimento che per molti è ancora un miraggio.