“Siamo pronti con la sfiducia al ministro Cancellieri“: il capogruppo M5S alla Camera, Alessio Villarosa, annuncia alla rete la decisione assunta dai deputati Cinque Stelle dopo che il Guardasigilli finito nella bufera per la telefonata con cui si mette “a disposizione” della famiglia Ligresti, preoccupata per le condizioni di detenzione di Giulia, figlia del costruttore. “Mentre migliaia di persone soffrono per le condizioni carcerarie – scrive su Facebook Villarosa – lei si preoccupa della figlia di Ligresti, titolare della società ex datrice di lavoro del figlio. Buonuscita 3,6 mln di euro. Attendiamo spiegazioni”, conclude. 

Certo, i toni sono diversi, ma neppure il Pd sembra disposto ad appoggiare alla cieca il ministro della Giustizia delle larghe intese: “Sulla vicenda della scarcerazione di Giulia Ligresti”, il ministro “riferisca in Aula e poi, a seguito di quanto dirà, ciascuna forza politica farà le sue valutazioni, il Pd farà le sue” afferma il responsabile giustizia del partito Danilo Leva a SkyTg24. “No a strumentalizzazioni”, ma “serve chiarezza in tempi rapidi, sia perché ci sono intercettazioni e va ben chiarito il senso di quelle parole, sia perché bisogna fugare ogni dubbio che in Italia vi siano detenuti di seria A e di serie B“.

Intanto un primo chiarimento lo fornisce Gian Carlo Caselli, capo della Procura che ha ottenuto l’arresto della figlia del costruttore nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai per falso in bilancio e altri reati. Gli arresti domiciliari “sono stati concessi esclusivamente sulla base di due fatti concreti, obiettivi, provati: le condizioni di salute assolutamente incompatibili con il carcere -come una perizia di un qualificato professionista ha certificato- e la richiesta di patteggiamento intervenuta ben prima che ci fossero le telefonate dui cui le cronache di queste giorni sono piene”. Dunque, conclude il magistrato, “sarebbe arbitraria e infondata qualunque ipotesi di circostanze esterne che in qualche modo abbiano influito sulle decisioni dell’autorità giudiziaria. Abbiamo agito, come sempre, in base alla legge e gli atti processuali sono lì a dimostrarlo”.

Nel Pdl, intanto, si fa strada una visione più ombelicale della vicenda: il ministro Cancellieri come l’ex premier Berlusconi. E’ un doppio messaggio quello che Daniela Santanchè invia al Guardasigilli. Perché nell’appello rivolto al ministro della Giustizia, il deputato Pdl la incoraggia, ma tenta di metterla nell’angolo. “Rivolgo un appello al ministro Cancellieri a non dimettersi, ma ad essere coerente con se stessa e a mandare degli ispettori alla Procura di Milano per ripristinare la giustizia sul caso della telefonata di Berlusconi in Questura: e conseguentemente ad adottare provvedimenti nei confronti dei pm e dei giudici che hanno indagato e condannato Silvio Berlusconi”.  Insomma il ragionamento è chiaro: il Cavaliere per la telefonata ai poliziotti di Milano per liberare Ruby si è beccato in primo grado una condanna a 7 anni (sei per la telefonata e uno per la prostituzione minorile), ma a Torino hanno invece ritenuto l’intervento dell’ex ministro dell’Interno irrilevante dal punto di vista penale. 

Scelta Civica si schiera più nettamente con la signora di ferro (anche se collezionista di molti scivoloni) che era ministro dell’Interno nel governo Monti: “Esprimiamo piena solidarietà al ministro Annamaria Cancellieri, che, doverosamente si è interessata – come istituzionalmente il Guardasigilli deve fare – delle condizioni di detenzione di una persona, sottoposta ad indagini, in custodia cautelare, e di cui le era stato segnalato uno stato di salute critico” dichiarano i senatori Gabriele Albertini e Luigi Marino. “La personale conoscenza della famiglia o della stessa detenuta, non può esimere dallo svolgere deontologicamente le funzioni istituzionali, come ha fatto il ministro della Giustizia, anche mettendo in conto pretestuose e velenose critiche, da chi vorrebbe la solidarietà umana solo per i propri elettori, da chi vorrebbe applicare la legge agli avversari e “interpretarla” per gli amici”. 

Già in mattinata il Movimento 5 Stelle si era distinto in una posizione nettamente ostile al comportamento del ministro: “A tutti i parenti dei 67.000 detenuti che stanno scontando una pena nelle vergognose carceri italiane (il M5S ha presentato e portato anche in Quirinale un piano carceri) chiamate tutti quanti il Ministro Cancellieri! Pare risponda gentilmente a tutti” scrive su Facebook Alessandro Di Battista. “Lei è così umana, gentile, premurosa. Lei piange al telefono se sa che una detenuta, in questo caso la figlia di Ligresti, soffre di anoressia. Ed è solo un caso che suo figlio Piergiorgio Peluso abbia lavorato per il Gruppo Ligresti e abbia ricevuto una buona uscita per un anno di lavoro di 3,6 milioni di euro”. E ancora: “Familiari dei detenuti chiamatela! Una telefonata può essere davvero utile. Chiamate il Ministero di Grazia e Giustizia e fatevi passare il Ministro, se vi rispondono ‘impossibile’ esprimete tutta la vostra ‘viva e vibrante delusione’ e urlate quella frase che tutti, fin dai tempi dell’asilo, abbiamo imparato a pronunciare: ‘perché a lei sì e a me no?’ Sentiamo cosa vi risponderà il Ministero”.  

Chiede le dimissioni anche Francesco Storace (che nel 2006 si dimise da ministro della Salute dopo lo scandalo dello spionaggio contro gli avversari alle elezioni regionali Mussolini e Marazzo). “Voglio rassicurare la Cancellieri che dimettersi da ministro non è una tragedia. Per alcuni è stato anche un gesto di dignità. Si accomodi” scrive in un tweet. Dopo una condanna in primo grado l’ex presidente della regione Lazio in appello è stato assolto perché il fatto non sussiste.