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“Gruppo di spionaggio clandestino con pezzi di servizi segreti”: perquisizioni sulla Squadra Fiore. 11 indagati: tra loro l’ex numero 2 del Dis Giuseppe Del Deo e Giuliano Tavaroli

Al centro dell'inchiesta pezzi dei Servizi segreti (della vecchia gestione), imprese e politica. Perquisizioni anche a Milano. A Del Deo i pm contestano peculato da cinque milioni di euro
“Gruppo di spionaggio clandestino con pezzi di servizi segreti”: perquisizioni sulla Squadra Fiore. 11 indagati: tra loro l’ex numero 2 del Dis Giuseppe Del Deo e Giuliano Tavaroli
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Pezzi dei servizi segreti (della vecchia gestione), imprese e politica sono al centro dell’indagine sulla “Squadra Fiore, un gruppo clandestino – di cui facevano parte ex appartenenti alle forze dell’ordine – che avrebbe compiuto attività di dossieraggio. Così lunedì mattina sono scattate perquisizioni, su disposizione della Procura di Roma, da parte dei carabinieri del Ros. Nell’indagine si procede per i reati di accesso abusivo a un sistema informatico, violazioni relative alla privacy e esercizio abusivo della professione. Contestualmente sono state effettuate perquisizioni anche per il filone di indagine in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi segreti.

Indagato l’ex numero 2 del Dis

Secondo quanto trapela, nella Capitale l’attenzione è concentrata sul lavoro dell’ex numero due del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, (con un passato anche nell’Aisi) Giuseppe Del Deo, che ha lasciato l’incarico lo scorso anno. Nell’inchiesta, coordinata da Stefano Pesci, è indagato per peculato. Nel filone che coinvolge Del Deo – quando era all’Aisi, il servizio segreto interno – i pm contestano peculato da cinque milioni di euro. Denaro che, in base all’impianto accusatorio, l’ex 007 affidava con contratti alla società “amica” Sind – che si occupa di sistemi di riconoscimento facciale e biometrici – gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anche lui indagato. Nel procedimento è anche indagato Carmine Saladino, ex capo della società Maticmind, per truffa. I due filoni di indagine hanno collegamenti in base ad alcune intercettazioni in cui appartamenti alla Squadra Fiore tirano in ballo Del Deo. Le contestazione riguardano presunti illeciti iniziati nel 2022.

Indagato anche Giuliano Tavaroli

Tra gli undici indagati, perquisiti dai Ros, c’è anche Giuliano Tavaroli, l’ex capo della Security di Pirelli-Telecom coinvolto in passato nello scandalo Telecom-Sismi. A Tavaroli, in concorso con altri indagati, viene contestato di ”essersi associati tra loro e con persone da identificare, allo scopo di commettere una pluralità di reati di accesso abusivo a sistemi informatici di interesse per l’ordine e la sicurezza pubblica, di captazione fraudolenta di comunicazioni informatiche e telematiche e interruzione di comunicazioni relative a sistemi informatici o telematici”. Contestata anche, come riportato nel decreto di perquisizione, l’utilizzazione di segreti d’ufficio da parte di pubblici ufficiali e di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Le perquisizioni a Milano

Perquisizioni anche a Milano. Qui l’attenzione dei Ros si è concentrata Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice “Tela” già legato ai servizi segreti e su Mario Cella, uomo di fiducia prima di Leonardo Del Vecchio e oggi del figlio Leonardo Maria. La vicenda milanese riguarderebbe il presunto ricatto a Leonardo Maria. L’attività di perquisizione, in totale, ha riguardato sette persone. Un’inchiesta collegata con l’altra indagine della procura di Milano sulla società milanese Equalize: i due gruppi si sarebbero scambiati informazioni top secret nascondendole dietro alla fornitura di banali servizi investigativi.

“Del Leo utilizzava schedari per fini non istituzionali”

Come si legge nella nota diffusa dai carabinieri del Ros l’ex numero due del Dis, Giuseppe Del Deo, “avrebbe utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del comparto”. “Gli approfondimenti investigativi hanno permesso di acquisire nuovi elementi idonei a delineare ulteriori fattispecie delittuose per le quali risultano coinvolti imprenditori ed ex appartenenti all’intelligence nazionale. Nel dettaglio, gli interessati – spiega il Ros – risultano indagati a vario titolo dei reati di peculato in concorso”- sarebbero implicati imprenditori e Del Deo – “poiché, nel 2023, si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi per alcuni milioni di euro, destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra la citata Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware”. Del Deo, dopo essere uscito dal Dis, è attualmente il presidente esecutivo di Cerved Group Spa. Quest’ultima società è intervenuta con una nota sottolineando di non essere “coinvolta nei fatti oggetto dell’indagine, non è destinataria di provvedimenti giudiziari e non è parte del procedimento e che le contestazioni mosse al Presidente riguardano esclusivamente condotte riferite al periodo in cui ricopriva incarichi istituzionali nell’ambito dell’intelligence nazionale, dunque in un contesto del tutto anteriore e distinto rispetto al suo ingresso in Cerved’’.

Le accuse di truffa aggravata

L’accusa di truffa aggravata è contestata poiché “nell’ambito di una operazione di acquisizione di società operanti nel settore della consulenza e progettazione di reti digitali infrastrutturali e soluzioni di intelligence per l’innovazione – un imprenditore – al fine di aumentarne il prezzo di vendita attraverso una clausola di ‘earn-out‘ (che lega una componente aggiuntiva del prezzo di vendita al raggiungimento di specifici obiettivi finanziari o commerciali), con artifizi e raggiri, nel conto economico del 2023, avrebbe esposto valori fittizi di fatturato tali da incrementare, falsamente e per oltre 40 milioni di euro, il margine operativo lordo (Ebitda) della società, usato quale parametro per la maturazione della componente di prezzo integrativa”. Tale operazione “avrebbe procurato all’imprenditore un profitto di circa 8 milioni di euro non dovuti, con correlativo danno anche a Cassa Depositi e Prestiti, di cui è azionista di maggioranza il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in quanto, attraverso Cdp Equity Spa, deteneva una parte del capitale della società acquirente”.

Il progetto dell’unica holding di aziende di intercettazione

Le indagini della procura di Roma hanno permesso di acquisire elementi anche su presunti progetti finalizzati a raccogliere nelle mani di una sola holding l’intera galassia delle aziende attive nel campo delle intercettazioni di conversazioni telefoniche, tra presenti e telematiche, e, dall’altro, circa rivelazioni dell’esistenza di specifici atti d’indagine nell’ambito degli accertamenti disposti nel procedimento in corso.

Le accuse a Tavaroli e altri

In particolare a Tavaroli e altri tre indagati viene contestato di aver costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell’ordine (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l’individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza). In particolare, utilizzavano apparecchi di comunicazione protetti, definiti “citofoni“, utenze con intestatari fittizi, si avvalevano di consulenti e committenti esteri, “l’americano” e nomi di copertura come “naufrago, mezzochilo, corazziere, legno, legnetto, naufrago, juventino”. Inoltre, secondo l’accusa “su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari predisponevano, in cambio di remunerazione mensile o per singoli contratti, dossier personali con la profilazione di persone fisiche e giuridiche realizzata con dati riservati acquisiti dalle banche protette ed offrivano ed eseguivano servizi di ‘bonifica’ ambientale e di intercettazione fraudolenta di conversazioni private”.

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