Adriana Poli Bortone, sindaca 82enne di Lecce, si fa tatuare la scritta MSI
L’amore che non s’è mai spento, adesso, se l’è inciso anche sulla pelle. Del resto, Adriana Poli Bortone, sindaca di Lecce al suo terzo mandato, è sempre stata da quella parte lì, la destra più destra che ci sia. Così, a 82 anni suonati, ha deciso che era arrivato il momento di suggellare la sua liaison politica e si è fatta tatuare la scritta MSI, acronimo del Movimento Sociale Italiano, il partito post-fascista guidato da Giorgio Almirante, di cui è sempre stata orgogliosa militante e burocrate. Il momento propizio è arrivato durante una visita agli stand del Lecce Tattoo Fest, il festival patrocinato dalla Regione Puglia e organizzato nella città che amministra di nuovo dal giugno del 2024.
La gioia di Gioventù Nazionale
Dopo aver girato in lungo e in largo le aree che hanno accolto centinaia di tatuatori arrivati nel Salento da tutto il mondo, Poli Bortone si è seduta in poltrona e ha offerto il braccio, rigorosamente destro: in pochi minuti, la scritta MSI è comparsa all’altezza del polso, poi mostrato orgogliosamente a favore di macchine fotografiche e telecamere. Oltre che per la gioia degli organizzatori che, forse pentiti, hanno poi cancellato foto e video da Instagram, anche per quella di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia. “Il segno di una storia infinita, che il tempo non scolorisce e il futuro continua a portarsi addosso. Noi, con orgoglio, ne raccogliamo il testimone”, ha scritto sui propri canali social la sede di Lecce. Ma in realtà non è certo che si tratti di un tattoo indelebile.
La storia politica di Poli Bortone
Nel Salento, Poli Bortone è stata il volto più in vista del Movimento Sociale Italiano. Venne eletta consigliera, unica donna, per la prima volta nel 1967 e da quel momento non è mai più uscita dai palazzi comunali. Conserverà uno scranno fino al 1998, quando conquista la poltrona di sindaca per la prima volta venendo poi confermata alle successive elezioni. Negli anni successivi ha lanciato il suo delfino Paolo Perrone e lei si è accomodata nel ruolo di vice-sindaca tenendo per sé tre deleghe. Ma la vita politica, non è stata solo a casa sua. Deputata dal 1983 al 1998, europarlamentare per dieci anni e senatrice per altri cinque, è stata anche ministra delle Politiche Agricole durante il primo governo di Silvio Berlusconi e, in uno dei rari momenti senza incarichi, trovò uno strapuntino da assessora a Matera, nella vicina Basilicata.
Da “via i leninisti” al tatuaggio MSI
Autonomista e lady di ferro, in diverse occasioni, messa all’angolo dai partiti, ha deciso di candidarsi in proprio alle comunali e alle regionali, con il suo movimento Io Sud e con Fiamma Tricolore. Così, sempre per ricordare a tutti da che parte sta. Fino al ritorno in sella del centrodestra unito due anni fa, quando Poli Bortone ha aggregato attorno a sé tutti i partiti di area trionfando al ballottaggio. Durante un evento a Roma della campagna elettorale per le Europee urlò, sobriamente, uno slogan d’altri tempi: “Cacceremo i leninisti dalle nostre città, via per sempre. Li voglio mandare via da Lecce, via dalla Puglia, via dall’Italia”. L’annunciata epurazione, figlia dell’adrenalina da palco, è rimasta lettera morta. Quelle tre lettere che invece più di ogni altre sente sue, ora sono marchiate su carne viva. Perché, come piace ripetere da quelle partì lì citando un celebre passo del santino John Ronald Reuel Tolkien, le radici profonde non gelano.