Giovani escort e “droga della risata” nei locali della movida a Milano: 4 arresti. Tra i clienti imprenditori e calciatori. Quattro citati nelle carte
Droga ed escort. Sembra un affresco degli anni ’90 quello che emerge da un’inchiesta della procura di Milano che ha svelato l’ennesimo giro di prostituzione destinato a imprenditori, calciatori e altri personaggi. Il pacchetto “all inclusive” del dopopartita prevedeva una serata in un locale di quelli a cinque stelle della movida milanese, una giovane escort di lusso, l’albergo e magari anche una “sniffata” di gas esilarante. La Milano che si accende, pulsa e promette. Dietro le luci dei locali più esclusivi, tra tavoli riservati e bottiglie stappate senza badare al prezzo, si muoveva, secondo la pm Bruna Albertini, un’organizzazione capace di trasformare il divertimento in un vero e proprio business milionario. Un sistema rodato, elegante in superficie e opaco nella sostanza, che offriva serate costruite su misura per una clientela facoltosa: imprenditori, sportivi, volti noti. E anche calciatori di Serie A.
Al centro dell’inchiesta della Procura di Milano c’è una società con sede a Cinisello Balsamo, formalmente impegnata nell’organizzazione di eventi. In realtà, secondo gli inquirenti, il cuore dell’attività era un altro: reclutare giovani donne, comprese escort professioniste, e inserirle in feste esclusive dove, oltre alla compagnia, venivano offerte prestazioni sessuali. Un pacchetto “all inclusive” che poteva costare migliaia di euro e che comprendeva locale di lusso, hotel e, per chi lo desiderava, anche sostanze come il cosiddetto “gas esilarante”, la droga della risata.
Le indagini, coordinate dalla Procura e condotte dalla Guardia di Finanza, hanno portato a quattro arresti domiciliari, disposti dalla giudice per le indagini preliminari Chiara Valori, oltre a perquisizioni e a un sequestro preventivo di oltre 1,2 milioni di euro. Una cifra che rappresenterebbe il profitto di un sistema basato sul favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, con successivo autoriciclaggio dei proventi.
Il meccanismo era tanto semplice quanto efficace: le ragazze venivano ospitate negli stessi locali della società e poi inviate agli eventi, dove trascorrevano la serata con clienti disposti a spendere cifre elevate. Una rete ben organizzata, che si alimentava attraverso contatti, pubbliche relazioni e un’immagine social accattivante, fatta di foto patinate e promesse di serate indimenticabili. Tra i clienti, secondo quanto emerso, figurerebbe un numero significativo di calciatori, alcuni dei quali citati negli atti, a fronte di una platea complessiva di oltre cinquanta frequentatori abituali. Non risultano indagati, ma il loro coinvolgimento contribuisce a delineare uno scenario che rischia di creare imbarazzo nel mondo del calcio, già scosso negli ultimi mesi da altre vicende giudiziarie. A rendere ancora più controverso il quadro è l’uso della cosiddetta “droga della risata”, una sostanza che non lascia tracce e che, proprio per questo, consentirebbe di aggirare eventuali controlli antidoping.