”Non mi pare che al successo mediatico di Renzi corrisponda una straordinaria ricchezza e novità di contenuti. Mi ricorda un po’ quella pubblicità con Virna Lisi, ‘con quella bocca può dire ciò che vuole’. Salvo poi dimenticare che in gran parte le cose che ha detto a Firenze sono patrimonio consolidato del Pd”. Massimo D’Alema non nasconde la sua delusione: evidentemente, spiega in un’intervista a Il Mattino di Napoli, dall’intervento del sindaco di Firenze alla Leopolda si aspettava qualcosa di più in termini di idee e di proposte. Una posizione condivisa anche da Beppe Grillo che, reduce dal blitz al Senato di ieri, si prepara a incontrare i deputati a Montecitorio: “Io non penso nulla di Renzi, non si può pensare qualcosa di Renzi”, ha detto il leader del M5S prima di entrare alla Camera.

Nonostante non ricopra più cariche dirigenziali all’interno del Pd, D’Alema continua a dettare la linea in vista delle primarie dell’8 dicembre, data in cui il partito andrà a congresso per decidere chi debba ricoprire la carica di segretario dopo le dimissioni di Pierluigi Bersani il 19 aprile scorso. Il presidente della fondazione ‘Italianieuropei’ dopo aver spiegato che “la tenuta del governo dipende da quella parte del Pdl che non vuole far cessare anticipatamente l’esperienza dell’esecutivo Letta“, arriva a ipotizzare, sul fronte delle primarie, “l’arrivo di un’altra candidatura, qualcuno cioè voglia sfidarlo proprio com’è successo con Bersani”. A questo punto, secondo D’Alema “Renzi non potrebbe sottrarsi a questa sfida, tanto più che si andrà alle elezioni con una coalizione, non certo da soli. Quindi non si può escludere che ci possano essere altri candidati a guidare il centrosinistra. La questione, insomma, non mi pare affatto risolta. Di sicuro non dipenderà solo da Renzi ma da una lunga serie di fattori”.

Eppure, D’Alema e Renzi non sono sempre stati così distanti. Dopo l’iniziale polemica del sindaco di Firenze sulla rottamazione della “vecchia nomenklatura Pd” all’epoca della sfida con Bersani, ad aprile era arrivato un incontro tra i due per una conferenza a a Firenze. Un’occasione utile per passare anche a Palazzo Vecchio, sede del Comune, per un faccia a faccia di circa un’ora tra il ‘rottamatore’ e il ‘nemico da rottamare’.  Nessun rischio scissione, aveva detto D’Alema uscendo dall’incontro: “Due come noi che, stando a quel che si dice, dovrebbero scindersi, vengono invece da una cordiale e amichevole conversazione”.

Conversazione che però dura giusto un’ora. Adesso i due sono di nuovo ai ferri corti. Unico punto di “comune intesa”, l’opinione sulle “larghe intese”. “Su questo punto sono d’accordo con Renzi – ha detto l’ex ministro degli Esteri a Il Mattino – Quello delle larghe intese è un esperimento a tempo, che si concluderà e che non andrà in alcun modo ripreso. E’ stata una scelta di necessità: non c’era altra ragione per un governo del genere”. Nell’alleanza di governo, qualora si andasse al voto in anticipo, “penso che ci debba essere anche Sel. In ogni caso, il Pd non può avere la presunzione di andare al voto da solo. Io immagino una coalizione che raccolga anche forze di centro e della società civile. Una coalizione ampia, insomma”.