A parole ha sempre cercato di sedare lo scontro interno al Pdl tra lealisti e innovatori. Ma quella odierna di Angelino Alfano sembra una vera e propria marcia indietro rispetto alle aspettative di quei filo governativi che dopo la rottura con Berlusconi sul voto di fiducia al governo Letta hanno cercato di portarlo alla scissione definitiva dai falchi del partito. Lui ha sempre tentato di contenere ogni salto in avanti. E ora arriva a dichiarare: “I sottoscritti consiglieri nazionali si riconoscono nella leadership di Silvio Berlusconi, ovviamente a cominciare da me. Questo sarebbe il primo rigo di ogni documento che io dovessi sottoscrivere”. Parole, quelle consegnate a Bruno Vespa per il suo nuovo libro, che si riferiscono alla riunione dell’8 dicembre del consiglio nazionale del Pdl: sarà questa la sede in cui si dovrà ratificare con i due terzi dei voti la decisione presa venerdì scorso dall’ufficio di presidenza di azzerare tutte le cariche del partito, compresa quella di Alfano da segretario, e far rinascere Forza Italia. 

Al giornalista Rai Alfano smentisce poi una raccolta di firme dell’ala governativa: “Non è vero che circola un documento degli ‘innovatori’ già da far sottoscrivere per il prossimo consiglio nazionale”. E nel giorno in cui Marina Berlusconi fa sapere di non essere interessata a correre per la premiership del Paese, il quasi ex segretario ribadisce parlando con i cronisti il suo sostegno alla leadership di Berlusconi. E a chi gli chiede se sia interessato a guidare Forza Italia, risponde: “Noi siamo interessati a governare bene questo Paese”.

Le dichiarazioni di Alfano fanno il paio con quelle rilasciate in mattinata da Renato Brunetta sull’unità del partito: “Non faranno un gruppo autonomo perché consentirebbero la vittoria della sinistra e questo non se lo può permettere nessuno all’interno di Forza Italia – ha commentato -. Alfano sta con Berlusconi. È cosa ben diversa da Fini. Alfano è mio amico”. E alla domanda se falchi e colombe siano un’invenzione mediatica, il capogruppo alla Camera risponde: “Disuniti si perde. Non ci sono mai state correnti dentro Forza Italia-Pdl”.

Nella stessa direzione di quelle di Alfano vanno anche le parole di uno degli altri ministri del Pdl, Maurizio Lupi: ”Nessuno di noi ha mai messo in discussione la leadership del presidente Berlusconi. Nessuno di noi vuole la scissione. Il presidente Berlusconi è votato ancora da milioni di italiani e non c’è alcuna gara a chi è più lealista a riconoscerne la leadership”. Secondo Lupi, “il Pdl morirà, nel senso che si metterà nel sonno, l’8 dicembre quando la proposta dell’ufficio di presidenza, approvata all’unanimità, verrà sottoposta all’assemblea del Consiglio nazionale”. Qualche dubbio in più sul nuovo corso lo esprime invece Fabrizio Cicchitto, uno dei filo governativi che più si è esposto nelle ultime settimane: il percorso ideale del nuovo centrodestra, dell’erede del Pdl sarebbe quello di “coniugare insieme la continuità berlusconiana e il rinnovamento rappresentato da Alfano”, sostiene in una intervista a La Stampa. Al contrario, sarebbe “un errore tragico un’operazione il cui rischio è quello di mettere in piedi un movimento fideistico ed estremista, esattamente il contrario del partito a maglie larghe di stampo liberal-moderato lanciato nel 1994”.