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Inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto, Conte: “Quei 13,5 miliardi vadano a famiglie e sanità”. Opposizioni: “Meloni riferisca in Parlamento”

Pietro Ciucci, amministratore delegato della Stretto di Messina spa: "Estranei alle indagini, disponibili a collaborare con gli inquirenti. Ma prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto. La società prosegue nel suo impegno"
Inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto, Conte: “Quei 13,5 miliardi vadano a famiglie e sanità”. Opposizioni: “Meloni riferisca in Parlamento”
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Dopo la notizia sull’inchiesta per le presunte tangenti riguardanti il Ponte sullo Stretto di Messina, le opposizioni si sono scatenate in un coro unanime: stop alla grande opera tra Calabria e Sicilia, Meloni e Salvini riferiscano subito in Parlamento. Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina spa, esprime stupore e si dice pronto a sostenere il lavoro di magistrati e forze dell’ordine: “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”. Tuttavia Ciucci appare deciso ad andare avanti sul progetto: “La società prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal decreto legge ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026”.

Tridico (M5s): “Ferrovie ottocentesche, l’unica alta velocità è la carriera dei magistrati”

Il presidente M5s Giuseppe Conte ha chiesto subito di recuperare i miliardi destinati al Ponte per il sostegno a servizi e welfare: “L’inchiesta conferma che non solo il progetto era fallato, non solo c’è stata una forzatura addirittura contro la Corte dei Conti, ma adesso si scopre anche l’ombra della corruzione su questo progetto. L’ennesimo fallimento del governo Meloni. Non ne azzeccano una. Recuperiamo subito quei 13 miliardi e mezzo, servono per le famiglie, per la sanità, per le imprese, per i nostri giovani”, ha dichiarato l’ex premier pentastellato. “Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d’uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l’unica ‘alta velocità’ studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un’opera fantasma”, ha dichiarato Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento cinque stelle ed ex presidente Inps. A rincarare la dose ci ha pensato l’altro pentastellato Antonio De Luca, capogruppo del Movimento all’Assemblea Regionale Siciliana: “Un quadro estremamente preoccupante e un clima inquietante attorno a un’opera che il governo continua a voler imporre al Paese a tappe forzate”. Il comunicato ufficiale del Movimento chiama in causa la premier e la presidente del Consiglio, cioè il principale sponsor della grande opera: “Per far contento Salvini, Giorgia Meloni ha avallato questo disastro procedurale, condito dal solito mercimonio di incarichi e stipendi faraonici. Se ha ancora un po’ di amor proprio, la premier deve scrivere la parola fine al percorso sconcio di quest’opera”. Non solo Meloni è spronata a presentarsi in Emiciclo. La vicepresidente M5s Vittoria Baldino ha invitato anche Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, a dare spiegazioni “immediatamente in Parlamento”.

Boccia (Pd): “Calpestate regole e trasparenza”

Neppure il partito democratico è rimasto in silenzio. Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia ha invitato Meloni a bloccare il progetto e riferire in parlamento: “Per accelerare i tempi dell’opera in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. E’ il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in Aula a riferire”. La presidente dei deputati dem Chiara Braga sottolinea le ombre sulla Corte dei Conti: “Se le notizie emerse dall’inchiesta fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera. Serve la massima trasparenza. Poiché è un progetto che sta a cuore al vice premier Salvini è la stessa Meloni che dovrebbe chiarire se esiste un sistema costruito per aggirare controlli e regole”. Anche il senatore Nicola Irto (segretario del Pd Calabria) invoca risposte dall’esecutivo e ricorda la propaganda leghista e della maggioranza, sulla pelle del Meridione: “Il governo non può restare in silenzio mentre emergono fatti gravi sull’opera, destinata a impegnare enormi risorse pubbliche. Da mesi denunciamo forzature procedurali, opacità e una propaganda sfacciata. Il ministro Salvini ha trasformato il Ponte in una bandiera ideologica, ma la Calabria e la Sicilia continuano ad attendere il potenziamento dell’Alta velocità ferroviaria, delle strade, dei porti e dei collegamenti ordinari”.

Bonelli (Avs): “Già depositati 6 esposti, negato l’accesso ai documenti”

Alleanza Verdi e Sinistra si è unita al coro delle opposizioni unite contro il governo. “Quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti”, ha scritto in una nota Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde. Bonelli ha ricordato i suoi esposti e l’opacità della documentazione e delle procedure per il progetto del Ponte: “Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile”. Nicola Fratorianni, ai microfoni de La 7 nel corso de L’Aria Che Tira, ha commentato con stupore la gravità delle accuse emerse dai primi lanci di agenzia: “La cosa che colpisce, dalle prime notizie emerse, è che le indagini documenterebbero condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto”, ha dichiarato il leader di Sinistra italiana.

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