Prime scintille nella corsa alla segreteria del Partito Democratico. Matteo Renzi fa il pieno con la Leopolda 2013, ma il suo principale avversario, Gianni Cuperlo, lo provoca a distanza. A partire dalla critica alla scelta dell’ex rottamatore di non esporre neanche un logo del Pd all’appuntamento di Firenze. “Non è un’iniziativa del Pd, è un’iniziativa che parla anche ad altri mondi” aveva spiegato Renzi. E quasi la manifestazione ne ha fatto un vanto se è vero che nelle brochure consegnate in sala si sottolinea: “No loghi politici”. Su questo punto attacca Cuperlo: “Ce la immaginiamo la Fiorentina che acquista Messi dal Barcellona, fa la conferenza stampa per presentarlo ai tifosi e alla città e non c’è la foto del giocatore che tiene in mano la maglietta della Fiorentina con scritto Messi? Non potrebbe accadere”. E poi, fuori di metafora, rilancia: “Quando ci si candida a guidare il più grande partito della sinistra italiana bisogna avere anche l’orgoglio di rivendicare la bellezza del simbolo di quel partito, perché noi non dobbiamo chiederci quanto quel simbolo ha bisogno di ciascuno di noi, ma dovremmo cominciare a chiederci di nuovo quanto tutti noi assieme abbiamo bisogno di quel simbolo”.

Renzi non perde tempo e ribatte: ”Tu mandaci Messi che poi una maglia si trova. Questa non è una manifestazione solo del Pd. Quando faremo iniziative di campagna elettorale avremo anche le bandiere”. Però chiede un applauso per gli altri candidati alle primarie: Cuperlo, Pippo Civati e Gianni Pittella. Poco prima lo stesso sindaco aveva ribadito la sua idea di Partito Democratico aperto a tutti: “Basta con l’elogio della sinistra dei pochi. Certo, magari si va più d’accordo in uno che in venti, ma l’elogio di quanto siamo pochi è una cosa che la sinistra ha fatto per troppo tempo e troppo spesso. Dobbiamo imparare ad accoglierci e magari anche a vincere”. E a chi lamenta che a Firenze ci sono molti renziani dell’ultim’ora ribatte: “Sul carro non si sale, ma si spinge. L’importante è che tutti diano una mano”.

Cuperlo: “Non si può fare contemporaneamente sindaco e segretario”
Dunque dopo le prime settimane di grande diplomazia – per non dire noia – finalmente si aprono le ostilità, anche se per ora siamo solo all’inizio. Cuperlo, d’altra parte, aveva già cominciato a “stimolare il dibattito” con un’intervista al Messaggero Veneto, rilasciata in vista della visita del candidato alla segreteria in Friuli Venezia Giulia. L’idea di siglare una patto con Renzi “non esiste”. Secondo l’ex segretario della Fgci la differenza è sull’analisi degli ultimi vent’anni, ma anche sull’idea di partito “a partire – riflette ancora Cuperlo – dal fatto che io penso necessaria la distinzione tra segretario del partito e candidato premier e tra incarichi di partito, a tutti i livelli, e incarichi nei governi, a tutti i livelli. No, non credo che si possa fare contemporaneamente il segretario, il sindaco e il candidato premier“. 

Ma non finisce qui. L’altro terreno di scontro è il lavoro. Renzi infatti parlerà domani 27 ottobre alla Leopolda, ma qualcosa ha anticipato. “Il Pd fa i convegni sul lavoro, poi i dati sono quelli che sono, i disoccupati sono raddoppiati” dichiara. “O si cambiano i sistemi di valutazione di questi dati o non si arriva da nessuna parte” ha poi aggiunto il sindaco, commentando dal palco un intervento letto su twitter in cui si stigmatizzavano le stime positive sulla ripresa della Banca d’Italia “mentre poi la disoccupazione aumenta”. “Il modo migliore per combattere la povertà – ha continuato Renzi – è aumentare la ricchezza di tutti e non solo di alcuni, di questo sono molto convinto”. E anche qui arriva il controcanto di Cuperlo. “Il Pd non fa solo convegni sul lavoro, ma attualmente mette al centro della sua iniziativa nel Paese la lotta per la difesa dei diritti dei lavoratori, di chi un lavoro ce l’ha, di chi rischia di perderlo e di chi lo cerca”. Infine l’attacco frontale dell’ex dalemiano che dice di avere “un grande rispetto per l’evento della Leopolda, dove ci sono persone di qualità e talento, però vedo ancora un elemento di fragilità nella proposta che esce da lì”. Cuperlo ha quindi sottolineato di essere stato “stamane a Pordenone in un’assemblea con i rappresentanti sindacali e i lavoratori della Electrolux, azienda che una multinazionale svedese mette nel pacchetto di una revisione che prevede 2mila esuberi, con centinaia di posti di lavoro a rischio nel nostro Paese a partire dallo stabilimento di Porcia. Quindi oggi, come altri, non sto facendo convegni, ma sto parlando della vita delle persone, dei loro diritti e dignità e delle soluzioni che servono”.

Legge elettorale, Renzi: “Facciamo passare la voglia di proporzionale a tutti” 
L’altra presa di posizione di Renzi è di nuovo a sostegno di una riforma elettorale in senso maggioritario. “C’è tanta voglia di proporzionale – dichiara il sindaco – Ma noi la voglia di proporzionale la facciamo passare perché bisogna sapere chi governa, servono le garanzie”. Renzi ha detto più volte che l’ideale sistema elettorale sarebbe quello già vigente per l’elezione dei sindaci dei grandi centri. Eppure Roberto D’Alimonte, uno degli ospiti della Leopolda, aveva appena finito di dire che con il Porcellum il “post rottamatore” vincerebbe anche al Senato. “C’è tanta voglia di proporzionale dentro una parte del Pd, dentro una parte del Pdl, dentro una parte del Movimento 5 Stelle, per non parlare di Casini e soci” spiega il politologo. D’Alimonte ha osservato che l’argomento secondo cui la riforma deve andare bene a tutti è un alibi insidioso: “La riforma – ha detto – deve andare bene al Paese. Usare l’argomento secondo cui la riforma elettorale deve andare bene a tutti vuol dire mettere nelle mani del Pdl le chiavi della riforma. Il Pdl, anzi Forza Italia, non vuole né collegi uninominali né doppio turno: francamente mi sembrano due veti eccessivi per un partito solo. Se accettiamo i due veti di Forza Italia l’unica soluzione diventa il proporzionale e oggi in queste condizioni il proporzionale sarebbe un disastro per il Paese”.

Epifani: “Renzi è forte, ma non abbiamo solo lui: questa la nostra forza”
Alla Leopolda è stato anche il giorno di Guglielmo Epifani, venuto – ha detto – per ascoltare e non per sostenere nessuno. Il segretario e il sindaco hanno pranzato insieme. “Renzi – prosegue il leader democratico – è una persona che ha un consenso e un seguito, una persona forte, è uno di quelli con cui il Pd può candidarsi ad uscire da questa situazione. Non abbiamo solo lui, ne abbiamo tanti e questa è la nostra forza”. Ma Epifani parla anche e soprattutto di governo. Mentre Berlusconi rovescia il suo partito come un calzino, infatti, ha comunque confermato il sostegno a Letta. Ma Epifani da firenze avverte: “Non ritorniamo nel pantano perché questo è un governo di servizio al Paese e ha bisogno di tutto fuorché di fibrillazioni e pantani quotidiani – spiega – Bisogna mettere il governo nelle condizioni di fare il meglio perché i problemi sono seri”. Epifani aggiunge che “abbiamo bisogno di riprendere in mano un progetto del futuro all’altezza del nostro Paese. Il paese deve fare una scelta, cambiare e tirarsi fuori o galleggiare”. La presenza di Epifani alla convention renziana è stata uno degli elementi nuovi della campagna elettorale  per la corsa del sindaco di Firenze a segretario del Partito Democratico. “Una bella novità” ha detto lo stesso ex rottamatore.

Questo è un Paese “in cui non siamo capaci di fare governo di sistema e non siamo stati all’altezza di avere quei risultati che il Paese si meritava”, se a questo ” si aggiunge un sistema istituzionale in permanente transizione e un sistema politico che soprattutto dopo il 2000 è stato fatto di partiti e movimenti a carattere personale si capisce dove siamo”. Le larghe intese reggono? “Da qui a 1 mese capiremo esattamente cosa il governo potrà fare, ora sono preoccupato da ciò che sto vedendo perché non possiamo avere una settimana si e una no sul governo una fibrillazione”. E’ “un governo impegnato a portare in Parlamento la sua legge di stabilità e quindi con un compito molto delicato – ha concluso Epifani – ma questa è una di quelle questioni su cui solo il tempo potrà dimostrare qual è la soluzione”.

Seconda giornata di dibattito. Chiusura affidata a Oscar Farinetti
Fra ieri e oggi, sono più di 5mila le persone che hanno partecipato al meeting renziano, secondo i dati di Maria Elena Boschi, la organizzatrice della manifestazione. “Ieri erano 2.400 – ha spiegato – ed è stata la serata più partecipata delle edizioni della Leopolda”. “Ci sono grande entusiasmo e carica – ha aggiunto la deputata – vogliamo dare un messaggio di speranza e prospettive per il futuro”. Ad aprire la seconda giornata è stato Renzi che ha ricordato le “regole del gioco” per gli interventi: 4 minuti a testa. Sul palco il sindaco intrattiene il pubblico, camicia bianca d’ordinanza ma niente cravatta. Sullo sfondo i messaggi twitter che arrivano all’hashtag “Leopolda13”. Il programma è semplice: chi si è iscritto sul sito di Renzi, potrà leggere un breve intervento di 4 minuti, in cui segnalerà le sue priorità. Sempre attraverso internet avviene anche il finanziamento della convention: le donazioni avvengono sul sito matteorenzi.it. Solo nella serata di ieri sono stati raccolti circa 5mila euro. A metà pomeriggio si è saliti a 6mila. “Anche quest’anno abbiamo ancora lo spirito dei rottamatori, non siamo cambiati” è il primo bilancio di Boschi. La chiusura sarà affidata a un intervento di Oscar Farinetti, patron di Eataly. “Ho visto più contenuti questa mattina di quanti ne ho letti in questi due anni da editorialisti paludati e paludosi…” ha chiosato lo stesso Renzi.

Il ritorno di Davide Serra. Tra gli applausi
Tra gli interventi quelli del sindaco di Torino Piero Fassino (“Voglio sinistra senza paura di vincere”) e di Bari Michele Emiliano (“Mai più programmi governo non realizzati”), ma anche del blogger Francesco Nicodemo e dell’imprenditore Brunello Cucinelli (“Giovani non abbiate paura, inizia il secolo d’oro”), Giorgio Gori (che ha sottolineato l’urgenza di sostenere istruzione e conoscenza) e soprattutto del finanziere Davide Serra, divenuto celebre al centro di una polemica a distanza con Pierluigi Bersani durante la campagna per le primarie per la scelta del candidato alla presidenza del Consiglio del centrosinistra in vista delle Politiche del febbraio scorso. Numerosi e scroscianti applausi da parte del pubblico per l’intervento di Serra dedicato ai temi della meritocrazia e delle colpe della classe dirigente negli ultimi decenni. “Negli ultimi 40 anni – ha detto il finanziere – l’Italia è riuscita a esprimere al vertice il peggio di quello che ha, e non riesco a capire perché. La classe che ha gestito gli ultimi 40 anni è stata barbara, perché ha rubato alla mia generazione e a quella dei miei figli”. Serra ha chiesto quindi “il taglio della spesa pubblica, delle pensioni d’oro e più competitività per il Paese”, in un’Italia dove finora il gioco “è stato truccato in favore di pochi”. E raccoglie più di un apprezzamento. “Le polemiche sul suo lavoro non mi interessano – dice la venticinquenne Debora, ricordando le critiche rivolte lo scorso anno da Pierluigi Bersani sulle ‘basi’ di Serra alle Cayman – conta invece che la sua analisi sulle responsabilità di chi ci ha governato fino ad oggi sono corrette ed è l’ora di dire basta”. Più cauto – ed è dire poco – il giudizio dello stesso Epifani: “Piaciuto è una parola grossa, lui è un uomo di finanza, io preferisco di più ascoltare i manager, le imprese, cioè chi produce reddito e lavoro attraverso gli investimenti e l’occupazione. C’è una parte del suo intervento che posso condividere, quello sulle ragioni della crisi e delle difficoltà, ma altre parti del suo discorso non le condivido come è evidente”.