Gadget truccati per spiare i leader mondiali. Al vertice G20 dello scorso settembre a San Pietroburgo, come riportano Corriere della Sera e La Stampa, i russi hanno regalato ai leader mondiali gadget spia. Nel pieno caos Datagate che ha investito il mondo diplomatico internazionale, nuove rivelazioni mostrano come anche i russi abbiano cercato di entrare in possesso di informazioni riservate. Ma dal Cremlino arriva la smentita. “Un chiaro tentativo di sviare l’attenzione da un problema realmente esistente, l’attività di spionaggio Usa oggetto di discussione ora tra le capitali europee e Washington”, ha commentato Dmitri Peskov, portavoce di Vladimir Putin.

Gli oggetti trappola sarebbero chiavette Usb e cavi Usb che servono per captare i dati del computer e del cellulare. L’allarme sarebbe partito qualche giorno dopo l’incontro dal presidente del Consiglio europeo Herman van Rompuy, il quale ha consegnato i gadget ai funzionari della sicurezza, che avrebbero chiesto poi un aiuto ai servizi tedeschi. Dalle analisi sarebbe emerso che chiavetta e cavo Usb ricevuti in regalo in Russia servivano a controllare i dati contenuti in portatili e telefonino. Il termine tecnico è quello di ‘trojan horse‘ (“cavallo di Troia”) e indica un virus informatico che, nascosto dentro un programma all’apparenza utile, viene installato dallo stesso utente. La Stampa sottolinea che l’indagine tecnica affidata ai tedeschi è ancora in corso e che non è chiaro se tutti i presenti al vertice abbiano ricevuto gli stessi gadget spia.

Alla fitta rete di intercettazioni e controlli orchestrati dagli Stati Uniti, si aggiunge un nuovo capitolo firmato Vladimir Putin. L’episodio recente, risale solo al 5 settembre scorso quando le potenze internazionali si incontrarono a Mosca. Sul tavolo la guerra in Siria e l’ospitalità offerta dalla Russia alla talpa dei Servizi segreti Edward Snowden. E durante la discussione tra i leader mondiali, arriva la notizia che gli Usa avrebbero ascoltato le conversazioni dei presidenti di Brasil e Messico. Una situazione diplomatica al limite della tensione, ma che non avrebbe impedito a Putin di orchestrare i tentativi di spionaggio.