Parti sociali contro la legge di stabilità. “Alcuni passi giusti, ma è mancato il coraggio”, sostiene il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi all’indomani dell’approvazione della manovra da 27,3 miliardi per tre anni. Parole a cui si aggiungono quelle ancora più critiche dei sindacati, con la Uil pronta a protestare anche con lo sciopero per le norme che riguardano il pubblico impiego. Dura anche la Cgil: “Manca un chiaro segnale di equità”. E intanto il Pdl si divide su una manovra che per Sandro Bondi nasconde “imposte camuffate”. Parole in evidente contrasto con quelle di Angelino Alfano (“noi sentinelle antitasse”). “Di questa stabilità l’Italia può morire – sostiene il coordinatore del Pdl e fedelissimo berlusconiano – Si tratta infatti di un provvedimento che non aiuta l’economia a crescere e che prevede un aumento consistente delle tasse per ora abilmente camuffate. Tutto questo non tarderà a venire alla luce”. “Non sarò mai complice di questo colpo di grazia al mio paese” rincara la senatrice Manuela Repetti.

Ma nel Pdl – anche se non con questi toni decisi – è un coro di dichiarazioni critiche. “La legge di stabilità è una manovra di galleggiamento apparente, più simile alla Concordia, però, che ad una nave davvero in procinto di salpare” dice Renata Polverini. “E’ un compito con i titoli giusti ma i contenuti insufficienti – aggiunge Anna Maria Bernini – Un’opera incompiuta, non in grado di rispondere pienamente alle urgenti e drammatiche esigenze del Paese”. “La Trise è una presa in giro, per fare rientrare dalla finestra ciò che è stato fatto uscire dalla porta” si impunta Vincenzo Gibiino (peraltro indicato spesso tra i “governisti” irriducibili). Per Mara Carfagna le misure sono “minimaliste” e “non adeguate né alla situazione economica, che è ancora grave, né al rilancio”. E quindi il capogruppo al Senato Renato Schifani è costretto a promettere: “La miglioreremo”. Conferma la possibilità di modifiche in Parlamento il ministro degli Interni Angelino Alfano: “E’ l’inizio di un percorso che andrà certamente perseguito con ulteriore convinzione nel futuro e soprattutto rafforzato e migliorato in Aula”. 

Stesso concetto espresso, pari pari, dal segretario del Pd Guglielmo Epifani chiede al governo “che se, ad esempio, dal rientro dei capitali dei paradisi fiscali ci fossero ulteriori fondi, questi siano portati sul cuneo fiscale e la riduzione della pressione fiscale sui dipendenti”. Una manovra che “cambia segno”, ma che ha messo a disposizione risorse non sufficienti e comunque al di sotto delle aspettative. Ad ogni modo anche le tensioni interne al Pdl non spingono il leader democratico a vedere rischi per la maggioranza delle larghe intese: “Verificheremo nei comportamenti ma se sto al Consiglio dei Ministri” sulla Legge di stabilità “la maggioranza regge”.

Intanto, Mario Monti smentisce che Scelta Civica condivida le scelte del governo. “Abbiamo anzi alcune riserve, pur se un giudizio approfondito e definitivo non è ancora possibile, anche perché il testo del ddl non è disponibile – fa sapere l’ex premier -. La posizione che Scelta Civica terrà nell’iter parlamentare dipenderà dalla misura in cui il governo vorrà e saprà accogliere le sue preoccupazioni”. In particolare, il Professore definisce il testo “timido per quanto riguarda la riduzione delle tasse” e “insoddisfacente sull’orientamento alla crescita”, parlando di “poche tracce di riforme strutturali”.

”I passi sarebbero anche nella direzione giusta, ma ancora una volta non sono sufficienti per farci ritrovare la crescita – commenta Squinzi -. Il provvedimento non incide realmente sul costo del lavoro. Noi avevamo indicato come priorità assoluta il cuneo fiscale. Cosa fare? Non sono il primo ministro di questo Paese ma vorrei dire che ci vuole più coraggio”. Insomma, per il presidente di Confindustria la legge di stabilità non cambia “l’andamento economico né la visione del futuro del Paese”.

Ma il no più energico il governo lo riceve dalle parti sociali. La Uil si scaglia contro il blocco dei contratti per i dipendenti pubblici a quello del turn over, il taglio degli straordinari e le misure sulla liquidazione. “Il governo – dice il segretario generale della Uil Luigi Angeletti – aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando: d’ora in poi solo operazioni chirurgiche sulla pubblica amministrazione per decidere dove investire e dove tagliare. Cosa c’è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti, qualsiasi lavoro facciano, qualunque importanza abbia il loro lavoro per la vita dei cittadini. Adesso basta, siamo certamente pronti” a proteste “molto forti, anche allo sciopero”. La rateizzazione della liquidazione – aggiunge – dà inoltre “il senso della disperazione: vanno alla ricerca dei soldi ovunque. E’ gravissimo e senza nessun criterio, se la prendono sempre con le stesse persone”.

All’attacco della Uil si aggiunge quello del segretario generale della Cgil Susanna Camusso: “Bisogna cambiare la legge di stabilità e decideremo tutte le cose utili per questo fine. Per quello che abbiamo potuto vedere, questa legge di stabilità è la smentita delle infinite promesse che i ministri hanno fatto in molte occasioni negli scorsi mesi, e non determina discontinuità rispetto alle politiche precedenti. Le cifre per lavoro e imprese non bastano a determinare il cambiamento a partire dai consumi, anzi la legge sembra aggredire nuovamente il lavoro pubblico e mette in discussione anche la stabilizzazione dei precari”. Le uniche note positive individuate da Camusso sono per “la stabilità dei Comuni e le possibilità di investire”. Ancora più critico Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, che arriva a minacciare l’astensione dal lavoro: “Noi come Fiom abbiamo già proposto a Fim e Uilm di arrivare a uno sciopero generale, sia per la difesa del lavoro sia per chiedere la modifica della manovra al governo: lunedì avremo un incontro per decidere dello sciopero generale dei metalmeccanici, che rappresentano uno dei settori più esposti”. Più tiepido per il momento il commento della Cisl: da un primo esame sulla legge di stabilità “ci sono dei segnali positivi sul piano della riduzione delle tasse per i lavoratori e le imprese dopo tanti anni in cui le tasse sono state aumentate”, è stato il primo commento a caldo di ieri, senza negare che comunque bisogna “fare di più sul fisco”.

Non è una bocciatura ma una “forte delusione” rispetto alle “grandi attese”, dice il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli. “Ridurre il tasso della pressione fiscale dal 44,3% al 43,3% in tre anni è poca cosa, con questa legge di stabilità non c’è ancora stata la svolta che chiedevamo urgentemente con un taglio della spesa pubblica. Speriamo che il Parlamento ne tenga conto in sede di conversione”.