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Perché non rompere con i vincoli Ue e Nato ci porterà al collasso economico

È chiaro l’orrore? Per la sanità, la scuola, i servizi sociali vale il vincolo del 3%, per cannoni, missili e droni no. È l’austerità di guerra europea
Perché non rompere con i vincoli Ue e Nato ci porterà al collasso economico
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E così per solo un decimo di punto, il governo Meloni ha sforato il vincolo europeo del 3% nel deficit di bilancio. È una piccola discrepanza rispetto a un debito pubblico che ha superato ogni record andando oltre i tremila miliardi di euro, ma i suoi effetti saranno devastanti per il paese; a maggior ragione con l’economia che si sta fermando a causa delle guerre di Trump e Netanyahu. Accettando il nuovo patto di stabilità e non opponendosi al restauro del vincolo del 3%, il governo Meloni voleva ottenere il pieno riconoscimento di un ruolo guida a livello europeo, invece si è messo nei guai, assieme al paese che vorrebbe governare.

Il tetto al deficit è nato con lo stesso Trattato di Maastricht, che nel 1992 istituì l’Unione Europea. Quel vincolo faceva parte di tutte le restrizioni imposte dalla Banca Federale di Germania ai paesi “ spendaccioni”, per avere l’onore di unirsi alla potenza economica tedesca. Il trattato di Maastricht prescriveva che il debito pubblico non dovesse mai superare il 60% del prodotto interno di un paese, e che il deficit tra entrate e uscite del bilancio pubblico annuale non potesse essere essere superiore al 3%, pena misure punitive economiche e sociali. Erano vincoli stupidi, come li definì proprio l’europeista Romano Prodi, che poi li ha sempre rispettati. Ma quei vincoli hanno avuto una funzione di politica economica fondamentale: imporre, con l’austerità di bilancio, il liberismo, le privatizzazioni e lo smantellamento dello stato sociale. Tutti i paesi europei, con maggiore o minore pesantezza, hanno subìto questa politica, destra e sinistra si sono alternate nei governi, ma hanno sempre attuato le stesse scelte di fondo.

“Lo vuole l’Europa” è stato il mantra che ha accompagnato le controriforme; ed è proprio dalla devastazione delle conquiste sociali europee che le radici essiccate del fascismo hanno ricevuto nuova linfa.

Con la pandemia i vincoli di Maastricht erano stati sospesi, perché era impossibile che l’economia sopravvisse al combinato tra arresto delle attività e austerità di bilancio. Lo stato doveva spendere per impedire il collasso economico. Poi però tutta quell’esperienza è stata rimossa, e le élite politico finanziarie che comandano nella Ue hanno imposto il ritorno ai vincoli di Maastricht. In realtà questo ritorno è stato a metà, perché tutti gli Stati, compresi i “ virtuosi” del Nord e la Germania, hanno un debito pubblico ben superiore al 60% del Pil. Restava solo il famigerato “tre per cento” come principio guida, che veniva aggiornato con una aggravante. Infatti la Ue, che ha deciso il folle aumento delle spese militari in obbedienza alla Nato e a Trump, ha anche permesso ai paesi che applicano il rigore di bilancio, di tener fuori dal deficit quello che si spende per le armi.

È chiaro l’orrore? Per la sanità, la scuola, i servizi sociali vale il vincolo del 3%, per cannoni, missili e droni no. È l’austerità di guerra europea, quella annunciata e propagandata da Draghi, che a suo tempo la sintetizzò con la battuta: per armarsi contro la Russia si può anche rinunciare ai condizionatori. A ben più dei condizionatori dovrà rinunciare la grande maggioranza della popolazione italiana.

Lo sforamento del patto di stabilità fa sì che l’Italia non possa mettere le spese militari fuori dal deficit di bilancio. Cosi il riarmo ci costerà due volte: perché ogni euro in più per le armi dovrà essere direttamente sottratto alla spesa sociale. E il governo Meloni ha accettato che la spesa per armi arrivi fino al 5%del Pil. Ci rendiamo conto di che catastrofe per il nostro paese significhi il doppio vincolo dell’austerità di bilancio e del riarmo?

È bene ricordare che già oggi il bilancio dello Stato è in “attivo primario”. Cioè lo Stato prende dai cittadini in tasse e contributi più di quello che restituisce in servizi e stipendi. Il deficit è dovuto unicamente al fatto che tutto l’attivo del bilancio, più altro debito, serve a pagare gli interessi del debito pubblico. Insomma il 3% di tetto al deficit di bilancio ed il 5% di obiettivo per la spesa militare sono insostenibili separatamente, distruttivi assieme.

Oggi più che mai la politica estera è anche politica interna e il vincolo euroatlantico, accettato da Meloni e non denunciato dal campo largo, ci porterà ad una mostruosa recessione economica. Il solo modo per difendere davvero i salari e le condizioni di vita della popolazione è rompere con i vincoli Ue e Nato e rifiutare l’austerità di guerra europea. Ogni altra politica ci porta verso il collasso sociale e la guerra.

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