Nessun taglio alla sanità, riduzione del cuneo fiscale per 2 miliardi e mezzo e da qui al 2016 5,6 miliardi in dote alle imprese e 5 miliardi per alleggerire il peso del fisco sui lavoratori. Sono le misure chiave della legge di stabilità, una manovra da 11,5 miliardi di euro che il governo Letta ha approvato in consiglio dei ministri e che “per la prima volta – scandisce il premier – non comincia con una sforbiciata di tagli e di nuove tasse che servono per Bruxelles“. E’ finito il “tempo delle mannaie”, assicurano il presidente del Consiglio Enrico Letta e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, e ora l’Italia può tornare a crescere: i conti pubblici sono infatti “in ordine”, a tal punto che – spiega il governo – il prossimo anno il deficit scenderà al 2,5% e la pressione fiscale scenderà di un punto in tre anni arrivando al 43,3%. “Smentite le Cassandre” dice il vicepresidente Angelino Alfano. “E’ la prima volta in 10 anni che non ci sono tagli alla sanità” aggiunge il ministro alla Sanità Beatrice Lorenzin. E’ un contributo decisivo per la crescita, prosegue il ministro per l’Economia Fabrizio Saccomanni: “Non cresceremo alla cinese, ma potremo avere dei livelli sostenibili di crescita, vicini al 2% l’anno”.

Oltre a non aver intaccato la sanità pubblica (cancellando nelle ultime 24 ore il taglio per 2,6 miliardi inizialmente previsti) l’altra novità è la decisione di una manovra “in due tempi”: “Abbiamo dovuto correre – ammette il capo del governo facendo riferimento alla crisi di governo appena alle spalle – e ci saranno aggiustamenti che per forza di cose saranno messi a punto in Parlamento”. In particolare a restare aperto è il capitolo sul lavoro: “la “ripartizione” dei 5 miliardi di taglio delle tasse ai lavoratori spetterà infatti alle Camere e alle parti sociali”, spiega Letta. 

Il primo anno il cuneo fiscale vale 2,5 miliardi. Meno di quanto richiesto dalle parti sociali che tuonano immediatamente. Confindustria già prima del Cdm lamenta l’assenza di “segnali forti” o se anche questi non saranno destinati a diventare oggetto di trattativa. Subito dopo la conferenza stampa di Letta la Cgil diffonde una dura nota. “Non convince” e “manca un chiaro segnale di equità” e “per la redistribuzione del reddito”. Ma le critiche arrivano praticamente da tutte le parti sociali: è una manovra “che allontana la ripresa”, che “non convince” e che non centra l’obiettivo dell’equità. Il no arriva dalla Confindustria e in generale dal mondo delle imprese ma anche dalla Cgil e dalla Uil. E la stessa Cisl si rallegra, certo, per la riduzione delle tasse per i lavoratori e le imprese, ma bisogna “fare di più sul fisco”.

Ma ancora prima che il provvedimento approdi al Senato, da dove partirà l’iter, si può già immaginare che la discussione riguarderà anche altri nodi come quello delle risorse per i Comuni. Per l’allentamento del patto di stabilità infatti arriva solo un miliardo in investimenti contro i due attesi e anche sul fronte della nuova Service tax il finanziamento messo nero su bianco è solo la metà di quello previsto nelle bozze (1 miliardo anche in questo caso). Così come non convincerà tutti la scelta di non incrementare la tassazione delle rendite finanziarie che ancora nelle ultime bozze doveva salire dal 20 al 22%.

C’è un rinvio anche per un altro capitolo, quello dell’Iva. Un tema su cui però il governo si impegna a discutere con il Parlamento nei prossimi mesi, assicura di nuovo Letta che ricorda con orgoglio come d’altro canto il governo si sia concentrato sul finanziamento del sociale a partire dalle cooperative e dal rifinanziamento del 5xmille. D’altro canto, osserva non senza ironia il presidente del Consiglio: “Molti avrebbero sperato che potessimo stampare moneta”, ma non “ne siamo capaci né io né il ministro Saccomanni”.

I numeri: 2,5 miliardi per la riduzione del cuneo fiscale
La manovra è all’incirca di 11,5 miliardi nel 2014, 7,5 miliardi nel 2015 e 7,5 miliardi nel 2016. Per quanto riguarda il prossimo anno sono previsti 3,5 miliardi per sgravi fiscali, 1 miliardo per gli enti territoriali, 500 milioni per pagare i debiti commerciali, 3,9 miliardi per spese inderogabili (dalle missioni ai non autosufficienti), 2,5 miliardi per nuovi progetti di spesa. Due e mezzo sono dedicati al cuneo fiscale e qui sono comprese una riduzione dell’Irpef per le fasce medio-basse (1,5 miliardi) e una riduzione della quota lavoro dell’Irap (0,4). Tre miliardi e 700 milioni sono invece destinati a sgravi fiscali.

Le misure: stretta sulle pensioni ricche, spending review da 16 miliardi
Saltano i tagli alla sanità, arrivano risorse dal rientro dei capitali all’estero e dalla rivalutazione delle quote di Bankitalia (ma ancora non sono quantificati) e calano (circa la metà) le risorse destinate al taglio del cuneo fiscale. Sono alcune delle novità dell’ultima ora annunciate in conferenza stampa dal governo. Arriva anche un primo taglio (entro gennaio 2014) per gli sconti fiscali (500 milioni). Ecco cosa prevede la bozza del governo.

Cuneo fiscale. La manovra prevede per il 2014 sgravi fiscali per 3,7 miliardi, di questi 2,5 miliardi sono per il cuneo fiscale. Sarà il Parlamento a decidere come ripartire il beneficio tra i lavoratori.
Incentivi per il posto fisso.  Tra gli interventi per le imprese e i lavoratori “c’è anche un incentivo per il passaggio dai contratti a tempo determinato a quelli a tempo indeterminato. Vale 7 milioni.
Salta la tassa sulle rendite, aumenta l’imposta sul bollo. Salta la tassa sulle rendite finanziarie prevista dalle bozze. Sarebbe passata dal 20% al 22%. Ma 3,8 miliardi arriveranno in tre anni dagli aumenti dell’imposta di bollo. Arriva un rincaro per le comunicazioni sui prodotti finanziari e per le comunicazioni web della Pubblica Amministrazione (16 euro).
Taglio agli sconti fiscali. Arriva una prima sforbiciata agli sconti fiscali. Vale 500 milioni entro gennaio prossimo.
Rifinanziate le ristrutturazioni. Arriva 1 miliardo di ‘scontì per per le ristrutturazioni edilizie e l’ecobonus.
Cig in deroga per 600 milioni e carta acquisti. Gli ammortizzatori in deroga saranno rifinanziata per il 2014 per un importo di 600 milioni. Il Fondo per la social card è incrementato di 250 milioni di euro per il 2014.
Stretta sulle pensioni “ricche”, tassa su quelle d’oro. Le pensioni più ricche – prevedono le bozze – quelle sopra i 3.000 euro non saranno adeguate al costo della vita nel 2014. Arriva invece una mazzata per quelle d’oro: sopra i 100.000 euro ci sarà un contributo “con la finalità di concorrere al mantenimento dell’equilibrio del sistema pensionistico”. Sarebbe del 5% per la parte eccedente i 100 mila euro fino 150mila, del 10% oltre i 150mila e del 15% oltre i 200mila.
Giù l’Iva per le coop sociali. Non c’è la revisione delle aliquote Iva. Ma viene bloccato l’aumento dell’Iva per le cooperative sociali.
Spending review per 16,1 miliardi. Dalle attività di revisione della spesa arriveranno 16,1 miliardi in 3 anni.
Arriva la Trise. Cambiano le tasse locali sulla casa. La nuova Service Tax, che scatta dal 2014, si chiamerà Trise e assorbirà Imu, Tares e Tarsu. Non il tributo provinciale ambientale.
Un miliardo ai Comuni per il calo della Trise. Si prevede per il 2014 il trasferimento di 1 miliardo ai comuni per ridurre il prelievo della nuova tassa sulla casa Trise. E arriva contestualmente l’allentamento del patto di stabilità per i Comuni, sempre per 1 miliardo. 
Non autosufficienti e 5 per mille. Per gli interventi di pertinenza del Fondo per le non autosufficienze, incluso il sostegno delle persone affette da sclerosi laterale amiotrofica, è autorizzata la spesa di 250 milioni per il 2014. Rifinanziato anche il fondo per le politiche sociali e il 5 per mille.
Sale l’incentivo Ace. Si incentiva la patrimonializzazione delle imprese che diventano più affidabili per le banche. Cioè sale l’incentivo Ace. Rivalutazione per i beni d’impresa. Rifinanziamento di 1,6 miliardi per il fondo di garanzia per le piccole imprese.
Norma pro eccellenze. Arriva un supporto all’eccellenza italiana (Accademia della Crusca, Accademia dei Lincei, ecc) per evitare criteri che ne avevano menomato l’attività.

Le coperture: 3 miliardi e mezzo di tagli alla spesa
Le risorse della legge di stabilità a copertura dei nuovi interventi ammontano al momento a 8,6 miliardi di euro. E’ quanto si legge in un documento del governo che fa parte del dossier dell’esecutivo. Si va da 3,5 miliardi di tagli alla spesa (di cui 2,5 al bilancio dello Stato e 1 alla spesa delle Regioni) ai 3,2 miliardi che derivano da dismissioni, rivalutazioni cespiti e partecipazioni e trattamento perdite (dei quali 2,2 dalla revisione del trattamento delle perdite di banche, assicurazioni e altri intermediari, 0,3 da misure riguardanti la rivalutazione delle attività delle imprese, 0,2 da misure riguardanti il riallineamento del valore delle partecipazioni, 0,5 da vendita di immobili). E ancora tagli da 1,9 miliardi derivano da interventi fiscali, 0,9 dall’incremento dell’aliquota del bollo sulle attività finanziarie, 0,46 dal visto di conformità per le compensazioni sulle imposte dirette, 0,5 dalla riduzione delle spese fiscali attraverso interventi selettivi sulle agevolazioni fiscali da definire entro gennaio 2014.

Il nodo politico: Berlusconi pronto a una serie di no
Ma sembra cominciare in salita il cammino del testo all’esame del consiglio dei ministri. Da Palazzo Grazioli arriva una serie di “no” – secondo il racconto delle agenzie di stampa – sui provvedimenti economici che l’esecutivo intende inserire nella disciplina di bilancio. A mediare, ancora una volta, Angelino Alfano. Sarebbe stato proprio il lungo faccia a faccia tra il presidente del Consiglio e il suo vice, alla presenza del titolare del Tesoro Saccomanni, a far slittare l’inizio della riunione del Governo. Tra i provvedimenti presenti nelle bozze circolate nei giorni scorsi, viene spiegato, a destare le ire di Berlusconi anche il contributo di solidarietà per le pensioni oltre i 100mila euro e la nuova Trise che dovrebbe assorbire sia l’Imu sia la Tares. Il consiglio dei ministri che andrà avanti durante la notte tra martedì 15 e mercoledì 16, spiegano dal Pdl, “si annuncia difficilissimo”.