L’Italia ancora una volta ne esce sconfitta. Pugni duri sul tavolo ma piedi di argilla quando si tratta di muoversi all’interno delle paludate stanze della burocrazia europea. Solo la Germania possiede quella dimestichezza che sa molto di ‘padrone di casa’.

Il Consiglio europeo dell’Ambiente ieri si è spaccato sul testo che prevede la limitazione dal 2020 a 95 grammi per km delle emissioni di Co2 immesse nell’atmosfera dalle nuove auto. Una norma che avrebbe rivoluzionato il mondo delle quattro ruote rendendo le auto meno inquinanti, senza penalizzare gli automobilisti. Un provvedimento che, se applicato, avrebbe aiutato non poco le aree a più alta concentrazione di smog, come la Pianura Padana, che da sole non riescono a sconfiggere la bestia nera dello smog.

Come avevamo denunciato in questo blog, la Germania ha pesanti interessi da difendere. Le case automobilistiche tedesche, specializzate nella produzione di auto di grossa cilindrata, non sono ancora pronte a questa conversione tecnologica, nonostante gli sforzi verso l’elettrico, e così rischiano di vedere ‘fuori legge’ decine di veicoli, a vantaggio dai concorrenti francesi e italiani che producono, per lo più, monovolume a basso impatto inquinante.

La Germania ha chiesto e ottenuto il rinvio al Parlamento europeo del testo che adesso dovrà essere rinegoziato con la Commissione europea. Il Parlamento è stato di fatto umiliato da questa decisione del Consiglio europeo dell’Ambiente, visto che esso aveva già votato e approvato un compromesso nel giugno scorso. La sua legge è stata sconfessata da un solo Stato europeo. Tutta l’Europa si adegua alle richieste dell’industria tedesca a detrimento della salute dei cittadini europei.

Al povero Ministro Andrea Orlando non resta che raccogliere i cocci di un’Europa che, così com’è, ha assorbito i peggiori vizi italici: burocrazia e confusione dei ruoli, che impedisce l’adozione di regole chiare e condivise, nonché la difesa di istanze di parte rispetto alla tutela dell’interesse generale.