Da una parte la Germania, dall’altra tutta l’Europa. Il braccio di ferro (indovinate chi lo ha vinto…) stavolta non si è giocato sulla classica dicotomia tra formiche e cicale o tra austerità e stimoli fiscali. Il terreno di scontro è stato l’ambiente, ma con la differenza che la Germania si è tolta la casacca dell’intransigenza per indossare quella del lassismo, pur rimanendo fedele e coerente alla tutela dei propri interessi nazionali.

Dopo una faticosa trattativa, le istituzioni europee hanno trovato un accordo su una direttiva che impone la riduzione delle emissioni inquinanti delle auto, vietando dal 2020 quelle che sbuffano più di 95 grammi di Co2 per km percorso. Angela Merkel ha convinto la presidenza di turno dell’Unione (dal 1 luglio la Lituania) a stralciare questo testo dall’ordine del giorno. Come ha rivelato il Guardian la Cancelliera ha personalmente telefonato ad alcuni leader europei per convincerli a sposare la sua tesi. Una attività di lobbing nata per non fare un torto alle grandi case automobilistiche tedesche Audi, Bmw e Mercedes che producono per lo più auto di grossa cilindrata più inquinanti rispetto alle utilitarie prodotte dai concorrenti italiani e francesi.

L’Italia, e il nord in particolare, ci rimette più di tutti. Non solo per la maximulta da 800 milioni comminata per l’assenza di misure antismog incisive, ma anche per la sfortunata conformazione geografica della Pianura padana che non consente un incisivo ricambio d’aria. Siamo inoltre il Paese europeo che ha il più alto numero di auto pro capite (1,63 persone per autovettura nel 2011) e abbiamo oltre 37 milioni di veicoli circolanti, il 15% di questi nella sola Lombardia. Sempre nel 2011, i trasporti sono stati responsabili del 24,1% delle emissioni totali di gas serra; il 62% di questi si produce nell’ambito del trasporto passeggeri su strada. Considerati i numeri l’aut aut è d’obbligo: o si tagliano le auto e la libertà di movimento dei cittadini o si riduce la loro forza inquinante.

Oltre gli Stati sono proprio gli automobilisti a esser penalizzati dalla politica tedesca. Auto meno inquinanti infatti hanno bisogno di meno carburante per circolare (l’European Association of Automotive Suppliers quantifica in 500 euro il risparmio medio di un anno di pieno) e Comuni e Regioni inoltre verrebbero aiutati nella lotta all’inquinamento dispensandoli dal prendere misure che ne scoraggino l’uso. Vantaggi economici ma anche ambientali.

I tedeschi ragionano in chiave di lotta fra interessi nazionali (i loro contro quelli di italiani e francesi) anziché mettere sopra il bene comune. L’Italia rimedi alle debolezze dei partner europei e faccia giustizia quando, nel 2014 da presidente di turno, prenderà in mano le redini dei giochi. Quel giorno, il 22 settembre e le elezioni tedesche saranno passate.