Un funerale in strada per l’ex capitano delle SS. E’ l’ipotesi che fa l’avvocato di Erich Priebke, Paolo Ghiachini, dopo le polemiche innescate sulla cerimonia e sulla sepoltura del boia delle Fosse Ardentine in cui furono massacrato 335 civili inermi. Priebke è morto venerdì all’età di 100 lasciando un “testamento umano e politico” in cui diceva di non essere pentito e in ci rinnegava l’Olocausto. “Non mi risulta che la Curia abbia negato i funerali ma sono pronto a celebrarli in strada se questo dovesse succedere. Ci rivolgeremo alla curia o alla parrocchia di Priebke – ha proseguito il legale dell’ex ufficiale delle Ss – alcune chiese di tutta Italia ci hanno offerto i funerali ma credo che saranno comunque a Roma. Ribadisco che non abbiamo intenzione di celebrare una cerimonia politica ma lo faremo con riservatezza”. Ma il sindaco della città, Ignazio Marino, gli risponde a stretto giro: “In accordo con il Prefetto della Capitale, Giuseppe Pecoraro, posso affermare con chiarezza che saranno negati l’utilizzo e l’occupazione di qualunque spazio pubblico”.

“Priebke è stato portato a Roma non di sua volontà ed è morto qui. Roma avrebbe il dovere di ospitarlo ma noi non vogliamo creare imbarazzi a nessuno, nonostante in tanti ci abbiano offerto una tomba al Verano –  prosegue Giachini -. Mi sembra che la nota del Vicariato sia stata male interpretata. Da una fonte del Vicariato mi è stato detto che Priebke il diritto alla cerimonia religiosa ce l’ha. Una volta terminato l’esame autoptico, dopo aver ottenuto l’autorizzazione a traslare la salma, ci rivolgeremo a una chiesa e chiederemo di poter svolgere le esequie. Ne faccio una questione di libertà religiosa. Non mi risulta che i fedeli possano essere cacciati dalle chiese, peraltro abbiamo già ricevuto offerte da parte di diverse chiese che si sono dichiarate disponibili a celebrare i funerali”.

Il no del sindaco di Roma e del Vicariato. Sabato il Vicariato aveva fatto sapere che non era “prevista nessuna celebrazione esequiale in una chiesa di Roma” e anche oggi viene fatto notare che sulla figura di Priebke credente vi sono molti dubbi: non si sa se fosse battezzato, né praticante. Inoltre, si spiega, “nei funerali in chiesa si esprime una comunione ecclesiale che in questa situazione di fatto non c’è e non c’è mai stata”. A questo proposito viene anche ricordato il canone 1184 del codice di diritto canonico secondo il quale le esequie possono essere negate dall’ordinario, cioè dal vescovo, “ai peccatori manifesti” che prima della morte non abbiano dato segno di pentimento e ai quali “non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli”. D’altra parte i tentativi di portare comunque una preghiera e una benedizione alla salma che “non si negano a nessuno”, ma in forma strettamente privata, sono stati rifiutati dal suo legale il quale comunque non è la figura cui spetta una richiesta del genere che è invece propria dei familiari dai quali, però, non è pervenuta. Insomma il no del Vicariato persiste.

Anche il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ricordando che la città di Roma è medaglia d’oro alla Resistenza aveva dichiarato che “la sepoltura di Priebke a Roma sarebbe un’offesa per la città. Anche per la comunità ebraica funerali e sepoltura sarebbero “uno sfregio”. “La decisione presa dal Vicariato – aveva precisato Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma – è unica nella storia. Credo lasci il segno di non rimanere indifferenti davanti alle tragedie umane. Non si può essere antisemiti se cattolici“. E ancora oggi da Pacifici arriva un diniego alle esequie: “Il funerale darebbe ai nipotini di Hitler occasione ghiotta per fare un’adunata nostalgica. E un eventuale tomba nella città teatro della tragedia delle Fosse Ardeatine sarebbe come uccidere una seconda volta quelle vittime. C‘è solo una soluzione, la logica impone che torni nel Paese dove è nato, che torni in Germaniae sia sepolto nella sua città natale. Se fosse necessario la gente è già mobilitata per protestare e io sarò con loro – dice Pacifici – Consapevole che il ruolo che ricopro dovrebbe imporre maggior diplomazia ma di fronte a queste tragedie non potrei perdonarmi se dovessi rimanere indifferente. Non avrei più il coraggio di vedere in faccia miei figli. Sto sentendo gli umori della gente – spiega – Questa mattina ho incontrato due signore figlie di una vittima delle Fosse Ardeatine. Erano disperate di fronte alla riapertura di questa ferita. Figli e nipoti delle vittime sono cresciute in un silenzio figlio del dolore ma anche nella consapevolezza e nella promessa a loro stessi di non accettare più altre prevaricazioni”. 

Dopo l’annuncio della celebrazione il Questore Fulvio della Rocca, d’intesa col Prefetto Giuseppe Pecoraro, aveva già posto il divieto a qualsiasi forma di celebrazione in forma solenne. Si dice pronto a officiare la cerimonia Aniello D’Angelo, ex diacono e fondatore della “Chiesa Cristiana Ecumenica, Cattolica Apostolica”, un ente di culto nato nel settembre dello scorso anno: “Nessuno può conoscere il misterioso dialogo interiore fra l’uomo e Dio. Nessuno può giudicare o misurare la misericordia di Dio. Siamo tutti peccatori e commettiamo ogni giorno crimini che possono uccidere molte più persone di un Priebke qualunque”.  Ma dice invece no il sacerdote della parrocchia di riferimento dell’ex SS: “No. Il Vicariato ha detto che nell’ambito delle chiese non si può. Solamente in forma privata può essere svolto un rito funebre. Noi ci atteniamo a quello che ha detto il Vicariato” spiega padre Antonio Curcio, parroco di Santa Maria Immacolata di Lourdes. A chi glielo chiede padre Antonio risponde “Io non l’ho mai visto. Sono arrivato da poco”.

Il costituzionalista: “Scelta di negare funerali legittima”. Per Cesare Mirabelli, docente ordinario di Diritto ecclesiastico all’Università di Roma Tor Vergata oltre che presidente emerito della Corte costituzionale, la scelta del vescovo di negare i funerali “del tutto legittima ed è ispirata a tutela del sentimento della comunità che è stata particolarmente provata a causa delle azioni del gerarca nazista”, anche perché l’ex ufficiale delle SS “non ha mai mostrato alcun segno di ravvedimento rispetto a quello che è accaduto alle Fosse Ardeatine”. In una intervista al Mattino il costituzionalista spiega che “il diritto canonico (articolo 1184) prevede che in casi del genere sia il vescovo del luogo a decidere. E certo un eventuale ‘n0’ non va preso per il giudizio definitivo di Dio sulla persona”. E “le esequie ecclesiastiche devono essere negate in alcuni casi specifici: quello di Priebke può essere riconducibile all’azione particolarmente efferata messa in atto dalla persona in vita, per la quale la concessione delle esequie non potrebbe avvenire senza scandalo dei fedeli”. Comunque, “nel caso specifico la scelta è stata assunta dal vicario del Vescovo di Roma, dal vicario del Papa. Dunque è molto difficile che sia stata presa tanto alla leggera. Difficile pensare che la decisione non sia stata mediata tra Vicariato e il Vaticano”, quindi “non credo che questo no possa essere in qualche modo modificato dalle autorità ecclesiastiche”.  

L’ex veterano britannico: “Venga seppellito nel cimitero tedesco di Pomezia”. ”Il boia Priebke venga seppellito nel cimitero tedesco di Pomezia. Sarà in compagnia dei suoi pari visto che in quel cimitero ci sono soldati tedeschi che hanno preso parte a parecchie stragi avvenute in Italia, come quella di Marzabotto. Sarà, quindi, in buona compagnia” dice Harry Shindler rappresentante di ‘Italy Star Association 1943-45’, un’associazione di veterani dell’esercito britannico che hanno fatto la guerra in Italia. Il Cimitero Militare Germanico di Pomezia si trova a 30 chilometri da Roma e vi sono seppelliti 27.443 soldati tedeschi, tra i quali 3.770 senza nome. E’ il secondo cimitero per grandezza fra quelli realizzati in Italia dal Volksbund Deutscher Kriegsgräberfürsorge, ente privato sovvenzionato dallo Stato Tedesco. “Ho partecipato allo sbarco di Anzio – spiega Shindler, 93 anni – e alla liberazione di Roma nel ’44, quindi avrò diritto di parlare di questa vicenda. Il male che ha fatto questo qui – aggiunge riferendosi a Priebke – a tanta gente, a tutto il mondo, rimane per sempre. Ma bisogno ricordare che la sua è la vera faccia fascismo e del nazismo. Ha sparato a gente con le mani legate dietro le spalle, ed è l’azione di un vigliacco. Nessuno lo ricorda mai, ma in via Tasso c’erano pure i militari britannici che hanno sofferto e di alcuni di loro non è stata mai ritrovata alcuna traccia”. Oltre a proporre un soluzione per Roma rispetto alla sepoltura di Priebke, il veterano inglese vuole anche lanciare un monito: “I giovani di oggi, quando vedono gruppi che alzano bandiere fasciste, devono ricordare la storia come è finita”.