Alla fine ci sono andati con gli elicotteri della Guardia civil. La polizia spagnola è atterrata nella piattaforma Castor, al largo del golfo di Valencia – su ordine della procura di Castellón – per verificare se le attività dell’impianto sottomarino di stoccaggio del gas erano state davvero sospese.

Da tempo il nervosismo degli abitanti della regione spagnola è alla stelle. In un solo mese si sono registrati circa 300 terremoti. Dalle 10 del mattino alle tre del pomeriggio di venerdì, se ne contavano già 15. Uno sciame sismico che aveva convinto il ministro dell’Industria iberico, José Manuel Soria (nella foto, ndr), a chiudere l’impianto lo scorso 26 settembre, in attesa di conoscere i risultati di studi geologici che dovranno accertare se la Castor ne sia la causa. “Sembra che ci sia una correlazione”, ha dichiarato però venerdì alla radio Onda Cero, “una relazione diretta tra la iniezione di gas effettuata in questo deposito sotterraneo a 22 chilometri dalla costa e i microsismi avvenuti negli ultimi 15 giorni”.

Tant’è che alcuni geologi, pensano che l’iniezione di gas nel deposito sottomarino abbia riattivato la faglia di Amposta. Le scosse, fino a 4,2 di magnitudo, sono comparse in una zona solitamente non sismica, la regione valenciana, appunto. Dove per altro si trova la centrale nucleare di Vandellòs.

Nel giro di pochi giorni la Spagna si è messa così in allarme. E i cittadini hanno cominciato a protestare. A Benicarló per esempio, dove una residente ha lanciato, attraverso Charge.org, una campagna online per chiedere al governo la chiusura definitiva del progetto Castor. La petizione ha già superato le tremila firme. E tra sono previste nuove manifestazioni di piazza. L’impianto – le cui procedure di iniezione del gas sono iniziate poche settimane fa, dopo molti rinvii – è un deposito sotterraneo di gas naturale, che sfrutta un antico pozzo petrolifero a 1.750 metri di profondità sotto il livello del mare. Il gas raccolto dalla rete nazionale di gasdotti, attraverso un condotto, arriva fino all’impianto marino, dove viene pompato giù al serbatoio.

A luglio, la Banca europea degli investimenti aveva annunciato con soddisfazione il suo finanziamento al progetto di stoccaggio del gas, che dovrebbe consentire di conservare e fornire quando necessario quantità pari al 30 per cento del consumo in tutta la Spagna.

Il ministro Soria ha assicurato che l’iter procedurale per la realizzazione dell’impianto, costato 1,4 miliardi di euro, è stato seguito alla lettera, ma non ha chiarito se, nel progetto, sarebbe stato obbligatorio o meno fare un report sui rischi sismici. Né tanto meno dal ministero spagnolo fanno sapere se un’indagine di questo tipo sia mai stata fatta. Frattanto la procura di Castellón ha deciso di aprire d’ufficio un’indagine per chiarire le dinamiche della vicenda.

Secondo quanto affermava qualche giorno fa Federico Mansilla Núñez, geologo esperto in rischi naturali, all’Huffington Post spagnolo, questa serie sismica potrebbe essere il segnale che si stia innescando un fenomeno di triggering, che potrebbe scatenare terremoti anche più forti. Un’altra minaccia arriva dalle frane sottomarine, che potrebbero essere innescate dai continui movimenti e causare dei veri e propri tsunami sulla costa. Finora il deposito Castor, che appartiene all’impresa Escal – partecipata dalle spagnole Acs e Enagas e dalla canadese Clp – contiene 1.300 metri cubi di gas. Ma continuava ad essere riempito per effettuare alcuni test.

@si_ragu