Le misure repressive non sono la soluzione. La Presidente della Camera Laura Boldrini in visita sull’isola di Lampedusa esprime solidarietà ai sopravvissuti e chiede un intervento diretto delle istituzioni per evitare nuove tragedie. “Dobbiamo capire le ragioni della fuga dei migranti”, ha commentato durante la conferenza stampa. “Ascoltiamoli e sentiamo di cosa hanno bisogno. Spero che questa tragedia non venga sdoganata con qualche ora di commozione. Dobbiamo capire la causa della grande fuga. Con le uniche misure repressive non risolveremo mai il problema. E’ illusorio pensare che chi fugge da guerra e povertà possa scoraggiarsi di fronte a misure di contrasto più dure”. E ha aggiunto: “Io credo che questo sia il momento in cui le cose possono cambiare. La politica dia seguito con misure legislative”. La Presidente della Camera è stata accompagnata nella visita dai membri dell’intergruppo di lavoro sull’immigrazione di Montecitorio che hanno potuto constatare le condizioni in cui vivono gli immigrati definendole “indegne di un paese civile” e annunciando un impegno immediato in sede legislativa per migliorare l’attuale norma sull’immigrazione. Piena solidarietà è stata espressa a Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa.

Superstiti indagati per reato di clandestinità
Fatta eccezione per i minori, tutti gli altri immigrati, più di cento, sopravvissuti alla tragedia avvenuta giovedì 3 settembre al largo dell’isola siciliana (leggi), sono stati iscritti, come prevede la legge Bossi-Fini, nel registro degli indagati per immigrazione clandestina. A darne conferma è il procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale. “E’ un atto dovuto – spiega – non potevamo fare altrimenti”. Buona parte dei superstiti è già stata ascoltata nelle ultime 24 ore dagli inquirenti per rendere testimonianza sullo scafista del barcone affondato, un tunisino arrestato poche ore dopo il naufragio. I 155 sopravvissuti sono stipati nel centro di accoglienza di Lampedusa, che può contenere 300 persone, ma ne ospita più di mille (guarda il video). Anche se per alcuni di loro sono iniziati trasferimenti.

E continua la polemica sulla legge Bossi-Fini in materia di immigrazione clandestina. “Cambieranno la legge?”, ha commentato il segretario della Lega Nord Roberto Maroni, “Mi auguro di no, sono tutte discussioni ipocrite che sia colpa della Bossi-Fini quello che è accaduto. Semmai la colpa è di chi non fa gli accordi internazionali che io ho fatto, per pattugliare le coste e impedire le partenze“, ha sostenuto il presidente della Regione lombardia. “Il principio che chi viene qui deve avere un lavoro deve essere mantenuto”.

Ancora duecento corpi da recuperare
Il maltempo ferma anche oggi il recupero dei cadaveri rimasti incastrati nel relitto del barcone. In mare, secondo il racconto dei superstiti, potrebbero esserci ancora duecento cadaveri. “Le condizioni meteo-marine non ci consentono di poter scendere in profondità”,  spiega il capo dei sommozzatori dei Vigili del fuoco. E aggiunge: “Speriamo in giornata la situazione migliori”. A Lampedusa tira un vento molto forte e il mare è molto mosso. Le ricerche vanno dunque avanti al momento solo con gli aerei e gli elicotteri della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza, che si alternano in volo per controllare lo specchio di mare attorno al punto in cui è avvenuto il naufragio. 

La gran parte delle vittime della tragedia avvenuta al largo di Lampedusa sono donne.Secondo il racconto dei minori agli operatori di Save the Children, sul barcone c’erano centinaia di donne. Molte delle quali mancherebbero quindi all’appello. Dei 111 corpi recuperati 49 sono donne, invece tra i sopravvissuti sono solo 4. Tra i sopravvissuti alla tragedia ci sono anche 41 minori. E’ quanto conferma Filippo Ungaro di Save the Children che opera al centro di accoglienza dell’isola. “I ragazzi sono tutti traumatizzati”, dice Ungaro. Quaranta di loro hanno affrontato il viaggio completamente da soli senza genitori né parenti. Solo uno era accompagnato dal fratello. Arrivano tutti dall’Eritrea. “Prima del viaggio in barca sono dovuti passare per la Libia e li hanno costretti a vivere rinchiusi in alcune case, naturalmente in pessime condizioni”, dice l’operatore di Save the Children. Anche i ragazzi arrivati a Lampedusa “hanno dovuto pagare per fare il viaggio -racconta ancora Ungaro- dicono di avere pagato circa 1.500 dollari a testa”.  “Tutti gli altri dicono che vorrebbero procedere in altri paesi dell’Europa per raggiungere parenti“.

Marazziti (Scelta Civica): “I sopravvissuti hanno fatto i conti con precisione, i morti sono 363” 
“Il barcone, che è naufragato a poca distanza dalla costa lampedusana l’altro ieri, aveva a bordo 518 migranti. Ce lo hanno detto con precisione alcuni sopravvissuti che abbiamo incontrato nel centro di accoglienza. Loro dicono di aver fatto un calcolo preciso contando i viaggi dei pulmini che li portavano sul natante a Misurata”. Parola dell’onorevole Mario Marazziti (Scelta Civica), stamane a Lampedusa con il presidente della Camera Boldrini e i deputati dell’intergruppo parlamentare di lavoro sull’immigrazione. Secondo la cifra fornita dai migranti superstiti sarebbero quindi 363 i morti del naufragio, considerato che 155 sono i sopravvissuti. Centoundici corpi sono stati recuperati e quindi mancherebbero all’appello 252 persone. “I migranti ci hanno raccontato – ha aggiunto – che il loro barcone alle 3.30 dell’altro ieri era davanti alla costa lampedusana. Una barca si sarebbe avvicinata per prendere coscienza di chi vi fosse a bordo e poi si sarebbe allontanata. I migranti avrebbero visto un’altra barca un po’ più lontano – ha continuato l’onorevole montiano – ma non sanno dire se fossero stati visti. Coi motori fermi, il barcone strapieno di persone sarebbe rimasto fermo per circa un’ora davanti alla costa facendo anche segnali acustici con la sirena. A bordo nessuno aveva telefonini perché erano stati sequestrati. Qualcuno ha allora deciso di dar fuoco a una coperta per segnalare la propria posizione. A quel punto i migranti, per paura delle fiamme si sarebbero spostati su un lato dell’imbarcazione che si è rovesciata scaraventando tutte le persone a mare. Questo sarebbe avvenuto poco prima dell’alba, verso le 6.20″. 

Accoglienza a Roma per i sopravvissuti
I superstiti saranno accolti a Roma, come ha dichiarato il sindaco Ignazio Marino (leggi). Intanto un autobus con 34 minori e qualche donna ha lasciato sabato il centro di permanenza temporanea di Lampedusa. Saranno trasferiti in altre strutture, probabilmente in Sicilia. I bambini hanno salutato con la mano i cronisti che si trovano fuori dal centro. Poco dopo un secondo gruppo composto da una trentina di migranti ha lasciato il centro di permanenza temporanea dell’isola. Il gruppo, composto da uomini e minori, è stato portato in autobus al molo Favarolo da cui partirà in traghetto per Porto Empedocle. Nessuno di loro è un sopravvissuto del tragico sbarco della notte tra il 2 e il 3 ottobre. 

E arriva un appello del vescovo della diocesi di Noto, Antonio Staglianò, per accogliere i superstiti del naufragio nelle strutture monastiche: “Aprite i conventi chiusi e testimoniate la solidarietà”, ha detto il vescovo accogliendo il monito di Papa Francesco che ha “chiesto a tutti questo grande coraggio”. Il vescovo di Noto ha chiesto ai suoi più stretti collaboratori di “adoperarsi per individuare sul territorio diocesano strutture di accoglienza che appartengano alla Diocesi o alle famiglie private, a cominciare dal Seminario diocesano di Noto che ha una grande ala ancora chiusa e fatiscente”.

Corona di fiori in mare per le vittime
Una corona di fiori gialli in mare e il suono contemporaneo delle sirene di sette pescherecci hanno reso omaggio ai migranti morti nel mare di Lampedusa due giorni fa e alle centinaia di dispersi. Un gesto voluto dagli stessi pescatori, che per primi la notte tra il 2 e il 3 ottobre hanno soccorso il barcone proveniente dalla Libia. Il mare molto agitato ha permesso soltanto una breve sosta sul luogo della tragedia. Intanto i pescatori dell’isola replicano al sindaco Giusi Nicolini: “Basta infangare i pescatori di Lampedusa. Non è assolutamente vero e non sarebbe possibile non dare l’allarme o fermarsi quando si vede un barcone”, lo ha detto Vito Fiorino, il proprietario della barca ‘Gamar’, il primo a soccorrere i profughi dopo il naufragio avvenuto al largo di Lampedusa. “Se non fosse stato per noi i morti sarebbero stati molti, molti di più”, aggiunge.

E si apre una polemica sui soccorsi: “Non possiamo nascondere che c’è stato un ritardo nei soccorsi“, dice il pescatore. La Procura di Agrigento non ha aperto alcuna inchiesta sui soccorsi prestati in mare ai migranti che erano sul barcone naufragato al largo di Lampedusa. Lo si apprende da fonti giudiziarie sottolineando che alcun fascicolo è stato istruito né su civili né su militari e forze dell’ordine. Una denuncia, secondo quanto scrive il quotidiano La Sicilia, sarà presentata, invece, alla Procura militare di Napoli da un generale dell’aeronautica militare in congedo, Vittorio Scarpa, che ha annunciato l’iniziativa per fare chiarezza su chi e perché non avrebbe avvertito la guardia di finanza del naufragio.

Intanto sono state sigillate le 111 bare contenenti i corpi dei profughi morti nel naufragio. Le bare verranno trasferite con il traghetto per Porto Empedocle nei prossimi giorni. Trenta saranno seppellite al cimitero di Agrigento e i sindaci delle altre città agrigentine si sono detti disponibili ad accogliere le restanti bare. “Per i morti di Lampedusa io farei dei funerali di Stato e inviterei i leader di tutta l’Europa, perché Lampedusa è una frontiera europea”, ha detto l’ex ministro per la Cooperazione e l’Integrazione Andrea Riccardi.

“Legge speciale per Lampedusa”
E’ necessaria una legge speciale per Lampedusa per dare un segnale concreto, ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, Giampiero D’Alia. “Serve un gesto concreto perché il Comune ha bisogno di strutture e mezzi e penso che su questo punto ciascuno di noi deve fare la propria parte”, ha detto il ministro.

Mentre alcuni deputati del Pd chiedono di convocare un vertice europeo a Lampedusa “per affrontare la questione dei migranti”. A proporlo sono i democratici Giacomo Portas, Umberto D’Otttavio, Chiara Gribaudo, Andrea Giorgis, Antonio Boccuzzi, Davide Mattiello in un’interrogazione al presidente del Consiglio, Enrico Letta. “Alla parola vergogna pronunciata da Papa Francesco, è necessario aggiungere che occorre costringere il nostro Continente ad una riflessione sul fatto che esso deve avere un’anima e non solo una moneta e un mercato comune”, dichiarano gli esponenti del Pd.