L’IPCC, la commissione intergovernativa per i cambiamenti climatici istituita ormai 25 anni fa, nel 1988, dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale e dall’UNEP, l’agenzia per l’Ambiente dell’ONU, ha pubblicato il riassunto per i politici del suo V rapporto di Valutazione (AR 5). Il documento, di una ventina di pagine scritto da un folto gruppo di scienziati che si occupano di clima e dei suoi cambiamenti, conferma e rincara la dose di quanto già si sapeva.

I cambiamenti climatici sono in atto sotto forma di un ormai innegabile riscaldamento globale e dei conseguenti ritiri dei ghiacci, innalzamento del mare, nonché aumento di eventi estremi, da alluvioni a siccità; fenomeni del resto rincontrabili anche nel territorio emiliano romagnolo e di cui già avevamo parlato. Guardando al futuro l’IPCC conferma, fra l’altro,  che, senza azioni, avremo a che fare con un riscaldamento fino a 4°C, un ulteriore innalzamento del mare fino a quasi un metro, un ulteriore aumento di eventi estremi ed altro ancora, a cui le nostre città non sono dimensionate.

Viene da pensare che i precedenti 4 rapporti IPCC siano rimasti nei cassetti della politica sia globale che locale, forse letti ma non certo messi in pratica perché, nonostante una ventina di grandi “conferenze sul clima”, le emissioni globali di gas serra sono aumentate. Anche localmente le buone intenzioni dei tavoli di Agenda 21 e sviluppo sostenibile sono rimaste solo, appunto, intenzioni.

Proviamo dunque ad avanzare una serie di proposte per gli amministratori locali delle nostre città emiliane e per la regione Emilia Romagna. Ricordiamo infatti che la pianura Padana è una delle aree più inquinate del mondo e che  nelle città risiede il 50% della popolazione mondiale, quindi una buona fetta delle azioni di riduzione dei gas serra può e deve partire, appunto, dalle città e dalle regioni: il famoso “pensare globale agire locale”, tanto sbandierato quanto poco pratico. Ecco dunque alcune proposte concrete, fattibili con pochi investimenti o addirittura senza spesa e risparmiando sprechi inutili:

  • Stop immediato alle  nuove impattanti autostrade e altre opere costose e inutili,   
  • Stop immediato alla costruzione di nuovi ipermercati e grossi centri commerciali e sostegno alle attività di vicinato
  • Consumo di suolo zero e salvaguardia del terreno agricolo e boschivo
  • Un piano di adattamento agli eventi estremi, investendo nella difesa idrogeologica (e sismica)
  • Mobilità sostenibile 1:  mezzi pubblici efficienti, frequenti  e puntuali  (fermate entro 300 m, frequenza diurna ogni 5-10 minuti, ecc)
  • Mobilità sostenibile 2:  una rete di percorsi ciclopedonali bel collegata, sicura e segnalata  e pensata non solo per la scampagnata domenicale ma soprattutto per i percorsi casa-lavoro
  • Realizzare vere aree pedonali nei centri storici delle principali città, rendendole vive non solo durante feste, fiere sagre ed eventi ma quotidianamente
  • Nei piccoli paesi promuovere il commercio nei centri storici, redendoli pedonali
  • Limite di velocità di 30 km/h nelle  strade urbane, con precedenza a ciclisti e pedoni nonché con semafori sincronizzati per pedoni e ciclisti
  • Limite di velocità a 110 km/h sulle autostrade che attraversano il territorio e a 70 km/h sulle strade extraurbane
  • Investire sui  treni regionali e sulle ferrovie locali, migliorare i collegamenti pubblici con l’Appennino
  • Investire nell’efficienza energetica e nel miglioramento degli edifici, anche imponendo limiti a sprechi quali porte aperte nei negozi con aria condizionata o riscaldamento acceso
  • Promuovere le fonti rinnovabili “vere”, limitando il ricorso a forme discutibili e impattanti come biomasse e biogas e ponendo freno alle biomasse importate o appositamente coltivate
  • Riduzione dei rifiuti alla fonte, campagne e ordinanze per limitare l’usa e getta e promuovere il vuoto a rendere, raccolta differenziata spinta porta a porta
  • Stop agli inceneritori, azioni per ridurre i rifiuti industriali

Se a qualcuno possono sembrare proposte bizzarre o estreme, ebbene alcune di queste sono, più o meno, i punti del piano “Sydney 2030” per cui già esistono perfino i cantieri.

Basterebbe questo per salvare il clima? Solo in parte, diciamo un 30-40%, ma darebbe senz’altro benefici anche per la qualità dell’aria e la gestione rifiuti. Il resto, spetta ai cittadini (stili di vita) e soprattutto  dipende da grandi scelte politiche ed economiche globali. C’è chi sostiene che ne potremmo uscire solo svegliandoci dopo una grande catastrofe o con una sorta di grande, non certo auspicabile, dittature globale o, peggio ancora, con una guerra.

Non possiamo perciò stare ad aspettare; per scelte politiche forti serve consapevolezza e disponibilità a cambiare stile di vita della popolazione.

In poche parole, il vero riassunto per i politici e può essere breve e incisivo: il riscaldamento globale è una realtà: sbrigatevi, o siamo fritti!