Ha votato la fiducia al governo Letta e accusato i suoi ex colleghi del Movimento 5 Stelle di “aver tradito gli elettori che chiedevano il cambiamento”. Il discorso della senatrice Paola De Pin, ex eletta del gruppo grillino, è stato accolto dalle grida “Venduta, venduta”. E non appena la donna ha continuato con le accuse contro il movimento di Beppe Grillo, vittima di un “classico cinismo partitocratico ed intollerante”, i “cittadini” sono insorti e sono partiti epiteti. La donna ha mantenuto la calma, ma il tremolio delle sue mani mentre leggeva la dichiarazione tradiva un forte nervosismo. Al suo fianco l’altra cittadina dissidente ora nel gruppo misto Adele Gambaro

La situazione è precipitata quando Giuseppe Castaldi del Movimento 5 Stelle si è avviato verso il banco dove De Pin sedeva, protetta dai senatori del Partito democratico, per contestarla: è stato necessario l’intervento dei commessi mentre il presidente Piero Grasso ha stigmatizzato il fatto, annunciando che sarà posto all’attenzione dei questori. In seguito ha preso la parola il senatore Santangelo, il quale ha chiesto l’attenzione “del signor governo” e ha avuto un battibecco con il presidente, lamentando il fatto che il 31 luglio “quando senatori del Pd mi contrastarono nessuno chiese l’intervento della presidenza”. Parole sottolineate da commenti duri del Pd.

Tra i banchi sono circolate notizie di attacchi e minacce contro la De Pin, ma Castaldi ha subito rettificato: “Non ho minacciato nessuno”, ha commentato su Facebook, “Le ho solo detto più o meno questo: dov’è la tua coerenza? Dovresti stare a casa e lasciare il posto ad un altro cittadino. Tutto qua!”. La stessa senatrice ha smentito di aver ricevuto minacce di morte. Solidarietà dal senatore Campanella: “Paola De Pin ha definitivamente consumato il proprio distacco dal Movimento 5 stelle. Ogni critica politica è legittima ma, sia chiaro, non è ammissibile nessuna violenza, anche solo verbale”. A prendere posizione il capo del governo Enrico Letta che ha cercato di smorzare le tensioni: “Il travaglio che ha accompagnato di questi giorni è stato ed è pesante, significativo, di quelli che vanno rispettati. Esprimo un ringraziamento e vicinanza alla senatrice Paola de Pin. Non ne posso più di chi minaccia perché uno ha cambiato idea”.

Critici i più fedeli del gruppo a 5 Stelle: “Il Paese crolla”, ha scritto su Facebook il blogger responsabile della Comunicazione Daniele Messora, “e gli ex 5 Stelle come Paola De Pin anziché argomentare sulle ragioni di una scelta che investe 60 milioni di italiani, usano i minuti dell’intervento in aula a loro disposizione per attaccare il Movimento 5 Stelle. Lo fanno con voce tremula e poco confidente, rinnegando le idee che in passato hanno sostenuto al punto da chiedere il voto ai loro elettori proprio sulla base di quei principi ispiratori”. Un’atteggiamento che Messora etichetta come contrario ad ogni etica a 5 Stelle: “Tra tornare a casa alle proprie occupazioni o disoccupazioni abituali e il restare ad abitare palazzi dalle pareti rivestite di drappi e di velluti rossi, sicuramente ci sono persone che non hanno mai neppure pensato che si possa operare una scelta. E anche questo, più di ogni altra cosa, non è da Cinque Stelle”. 

I quattro senatori dissidenti, ora al gruppo misto, del Movimento 5 Stelle hanno tutti votato per la fiducia ad Enrico Letta. Paola De Pin, senatrice eletta in Veneto, aveva abbandonato il gruppo il 21 giugno scorso in polemica con “la gogna mediatica riservata ad Adele Gamabro”. Un’uscita contestata dagli attivisti, anche per le polemiche dovute ai rimborsi. Secondo i Meet up locali infatti, l’eletta a 5 Stelle aveva “speso troppo” e dunque la sua decisione sarebbe stata influenzata da altre logiche.