Il rischio ora è che il governo di emergenza nazionale possa cadere non tanto sulla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi in seguito alla sentenza definitiva di condanna per il caso Mediaset: 4 anni per frode fiscale. Ma addirittura su tre questioni pregiudiziali, quelle presentate dal relatore sul caso del Cavaliere nella giunta per le elezioni Andrea Augello (Pdl) che ha proposto l’ipotesi di un ricorso alla Consulta, il rinvio alla Corte europea di giustizia del Lussemburgo e la necessità di un’interpretazione del merito della legge Severino e sulla sua retroattività. Ma Pd, Movimento Cinque Stelle e Scelta Civica hanno chiesto e ottenuto di esprimersi su queste tre ipotesi con un unico voto e soprattutto subito, senza rinvii. Di più: con lo stesso voto la giunta darà un giudizio sulle pregiudiziali che varrà anche sull’intera relazione di Augello (leggi il documento). Se quindi ci fosse una bocciatura – come appare probabile -, il fatto non avrebbe solo un significato politico, ma anche concreto: Augello decadrebbe da relatore e sarebbe sostituito con un altro commissario questa volta scelto tra coloro che hanno espresso voto contrario. Augello ha peraltro detto che, se non vengono accolte le pregiudiziali, si dimetterà. Insomma: a questo giro non si voterà direttamente la decadenza di Berlusconi dal mandato parlamentare, ma per il Pdl sarebbe una Waterloo e per Berlusconi l’uscita di Palazzo Madama sarebbe molto più vicina. Si potrebbe votare sulle pregiudiziali già martedì 10 settembre, in serata. “E’ giunta l’ora, fuori Berlusconi” titola già il blog di Beppe Grillo. E la riunione convocata da Berlusconi mercoledì con i gruppi riuniti Pdl di Camera e Senato potrebbe trasformarsi nell’ultimo, fatale, “consiglio di guerra”.

Schifani: “Il Pd trasforma la giunta in una camera a gas”
Il Pdl ormai pare intenzionato ad abbandonare ogni prudenza in difesa del governo delle larghe intese. Schifani è incontenibile: a Porta a Porta parla di lavori della giunta “illegittimi” e condotti in modo “anomalo“, adombra alla possibilità  i senatori del Pdl non partecipino ai lavori della commissione, che definisce “un plotone d’esecuzione“. “Si lavora di notte per eliminare Silvio Berlusconi” protesta. Accusa il Pd e il presidente della Giunta Dario Stefàno (Sel) di mettere in campo “ritmi assurdi” per una “precisa volontà politica” violando il regolamento. L’inquietudine lo porta a una metafora ardita: “Siete andati oltre ogni limite, altro che plotone di esecuzione, siete arrivati alla camera a gas“. Stefàno, nella stessa trasmissione, cerca di ricondurlo alla ragione: “Oggi – ha spiegato – noi contrariamente alle aspettative abbiamo avuto in giunta la proposta del relatore, che non è stata quella di proporre la decadenza o la convalida, ma ha posto tre questioni pregiudiziali. Domani saremo chiamati a discutere le tre questioni pregiudiziali che non riguardano la decadenza o la convalida. Si vota solo sulle pregiudiziali e non sulla decadenza. Non c’e’ alcun motivo di forzatura”.

Ma la spiegazione ha solo l’effetto moltiplicatore. Schifani, ormai incontenibile, attacca Stefano sostenendo che “in quanto rappresentante di Sel agisce con la volontà politica di rompere questa maggioranza”. “Siete – aggiunge – tutti dei Pico della Mirandola che in 24 ore leggete i documenti e votate violando la terzietà”. Nicola Latorre (Pd), pure lui ospite del programma di Vespa, cerca di rispondere con calma e replica: “Noi vogliamo discutere ma poi occorre votare, mentre il Pdl vuole soltanto discutere e non vuole votare”.

La “melina” del Pdl stoppata da Pd e M5S
Ogni tentativo di rallentare l’azione della giunta da parte del Pdl è stato reso vano dai senatori Pd e Cinque Stelle. Così alla fine di una giornata di alta tensione (in giunta si è anche gridato) nel Popolo delle Libertà il nervosismo si poteva percepire a pelle. Il capogruppo al Senato Renato Schifani minaccia: “Dalla giunta provengono segnali di muro contro muro. Un inaccettabile atteggiamento da parte del Pd e di M5S che intendono votare contro le pregiudiziali formulate dal relatore. Se dovesse succedere questo, non credo che si potrebbe più parlare di maggioranza a sostegno del governo”. Il capogruppo di Montecitorio Renato Brunetta arriva a parlare di “ultimo appello alla ragionevolezza e al buon senso”. Ma il Pd – soprattutto all’interno della giunta – non pare affatto colpito dalle continue raccomandazioni. “La decisione di presentare le questioni pregiudiziali invece di avanzare una proposta vera e propria è solo un modo come un altro per prendere tempo” dice Stefania Pezzopane, componente della giunta. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini aggiunge: “Mi pare che il Pd su questo abbia le idee assolutamente chiare e sia assolutamente unito: lo stato di diritto viene prima di qualsiasi cosa”. “La nostra posizione – sostiene il segretario Guglielmo Epifani – è chiara e non mi piace che si scambi la causa per l’effetto: non è un giudizio politico su Berlusconi. Se non fosse stato condannato in via definitiva e non ci fosse una legge che lui stesso ha votato non saremmo arrivati a questo punto”. La colpa di un’eventuale caduta del governo – sottolineano tutti i democratici – sarà del Pdl.

Giunta, riunione di 5 ore: muro contro muro
La prima giornata della giunta non è stata affatto una formalità. La riunione è durata quasi 5 ore con una sola, breve sospensione. Il “muro contro muro” si è verificato subito. Augello presenta le tre questioni pregiudiziali, propone di sollevare una “questione incidentale” su “dieci diversi profili di illegittimità costituzionale“. Tra l’altro vuole che la giunta chieda un parere alla Corte europea di giustizia del Lussemburgo. I Cinque Stelle definiscono subito l’iniziativa del senatore del Pdl come “una perdita di tempo”: “Augello legge lentamente la relazione. Cercano di salvare Berlusconi assopendoci tutti?”. Il Pd, grazie a un intervento della senatrice Doris Lo Moro, chiede e ottiene – sostenuto dal M5S – che il voto sulle pregiudiziali equivalga al voto sulla relazione. Il presidente Stefàno (Sel) è d’accordo. Scelta Civica (cioè l’unico componente Benedetto Della Vedova) si aggiunge al gruppo. Addirittura questi gruppi chiedono di andare avanti a oltranza. E’ la miccia. Il Pdl insorge. Quando Augello finisce di leggere le 71 pagine che illustrano le questioni pregiudiziali e comincia la discussione generale i toni si alzano. Maria Elisabetta Alberti Casellati propone una sospensione per studiare le carte, Lucio Malan annunciato la presentazione di un’ulteriore pregiudiziale, Giacomo Caliendo insiste sul fatto che non si può procedere con voto unico. Alla fine è il presidente Stefàno a proporre di aggiornare la riunione al giorno successivo: “Non ho volontà di fare presto – ha spiegato – ma di essere seri, credibili e di rispettare il regolamento”. Augello riesce a strappare altro tempo: vuole 24 ore per completare alcuni allegati. La riunione viene fissata alle 20. Secondo Stefàno si riuscirà a votare già in serata, secondo il membro della Giunta Felice Casson (Pd) no. Ad ogni modo inizierà la discussione sulle pregiudiziali: secondo il regolamento del Senato potrà parlare un solo componente per gruppo per non più di 10 minuti. 

Quanto alla posizione del Pd, secondo Casson “la Costituzione è chiarissima, la legge (Severino sulla decadenza, ndr) è chiarissima ed è passata al Senato per ben 3 volte e 5 su 6 senatori del Pdl in Giunta erano senatori anche nella scorsa legislatura”. Lucio Malan non se ne fa una ragione: “Potremmo presentare anche 100 pregiudiziali e io personalmente ho l’intenzione di presentarne almeno una, ma Pd, M5S, Sc e Sel hanno comunque già deciso di votare sempre contro perché loro vogliono la decadenza dal mandato di parlamentare di Berlusconi. E’ difficile pensare che noi siamo alleati con questi partiti. Mi aspettavo il peggio ma questo è il peggio del peggio”.

Augello, il campione del ralenti
Le tre questioni pregiudiziali presentate da Augello hanno spiazzato la giunta. Non solo perché non erano previste, come hanno sottolineato il senatore del M5S Michele Giarrusso e lo stesso Stefàno, ma perché di fatto rischiano di rallentare non poco i tempi. Augello, infatti, racconta la senatrice del Pd Pezzopane, “già prima dell’estate aveva chiesto un po’ più di tempo per la sua relazione assicurando che l’avrebbe presentata il 9 settembre con tanto di proposta sulla decadenza di Berlusconi. E invece oggi la relazione non l’ha portata e si è presentato con le tre questioni pregiudiziali”. “Alla nostra domanda se le pregiudiziali dovessero essere considerate come la relazione e pertanto ci sarebbe stato un voto unico, lui all’inizio della seduta di oggi ci ha detto di sì. Ma poi alla fine ha cambiato idea”. “Dopo la lettura delle sue pregiudiziali che di fatto è durata 4 ore – è ancora il racconto della senatrice – ci ha spiegato che queste dovevano essere considerate come ‘preliminari’ alla sua relazione vera e propria, che ha intenzione di fare subito dopo presentando la proposta sulla decadenza”. Così, si spiega sempre in ambienti del Pd della Giunta, “i voti molto probabilmente saranno due: uno, unico, sulle pregiudiziali e poi uno sulla proposta”.

Il relatore Pdl: “In caso di bocciatura delle pregiudiziali mi dimetto. Anzi no”
Ma anche sulla questione delle dimissioni in caso di bocciatura delle pregiudiziali, Augello sembra averci ripensato. Sempre a inizio seduta, si assicura nel Pd, lui avrebbe assicurato l’intenzione di dimettersi in caso di bocciatura (“Non sono uomo per tutte le stagioni” avrebbe detto). Ma al termine della seduta, davanti alle telecamere, ha poi assicurato ai cronisti che in caso di ‘no’ alle tre questioni sollevate, lui avrebbe comunque presentato la sua proposta sulla decadenza del Cavaliere. Facendo così capire che di dimissioni per il momento non se ne sarebbe parlato. Semmai solo nel caso di respingimento delle sue conclusioni successive sul Cav.

Le pregiudiziali allungano l’iter
Dopo l’esame delle pregiudiziali, insomma, si dovrà aprire la fase dedicata alla relazione vera e propria e dunque alla proposta. Con inevitabile allungamento dei tempi. Ma a ritardare ulteriormente le cose potrebbe intervenire anche il senatore del Pdl Lucio Malan che annuncia in serata l’intenzione di presentare anche lui una questione pregiudiziale (“Ma come me potrebbero farlo anche tutti i senatori che vogliono…“). E’ vero che a norma dell’articolo 93 del regolamento del Senato la procedura sulle pregiudiziali è abbastanza snella perché prevede che ci sia solo un intervento per gruppo che non superi i 10 minuti ciascuno, ma se queste sono più di una, i tempi non si annunciano di certo brevissimi. Soprattutto perché dopo si dovrà aprire il capitolo vero e proprio della relazione. E in questo caso il timing non sarà così veloce visto che ogni intervento potrà essere di 20 minuti e potranno prendere la parola anche più persone per gruppo.