Piero Fassino mi ricorda tanto il medico di famiglia di quando io ero bimbo. Aveva l’aria allampanata come lui, portava gli occhiali come lui, e quando formulava le diagnosi chiudeva gli occhi esattamente come lui, quando partorisce le sue verità. Non mi convinceva il mio medico di famiglia soprattutto, devo dire, quando mi allertava sui potenziali pericoli della masturbazione (mi convinse di più Guccini anni dopo ne “L’avvelenata”), così come non mi convince Fassino oggi.

Penso questo guardando l’intervista che Emanuele Bellano gli fece a maggio e che in parte fu utilizzata per una trasmissione di Report. Ve la propongo perché molti non l’avranno potuta godere nella sua interezza.

L’intervista – dopo un prologo un po’ incerto (Fassino data al massimo 100.000 anni addietro la comparsa dell’uomo sulla terra, e questo passi, non è un antropologo) – inizia con una affermazione che scantona dal problema: l’uomo oggi avrebbe la capacità di realizzare una linea ferroviaria sicura, rapida ed efficiente. L’intervistatore – dato che l’interlocutore deraglia vistosamente – cerca di riportarlo sui binari. “Ma i soldi?”. Fassino, apodittico e serafico: “I soldi, come Lei vede, ci sono”. Bellano si sarà chiesto dove siano e ce lo chiediamo anche noi: forse Fassino li vede quando chiude gli occhi. “E poi bisogna vederli in prospettiva, occorre vedere la redditività dell’opera”. Bellano: “ma i traffici sono in diminuzione costante tra Italia e Francia”. Per Fassino è evidente: “i traffici diminuiscono perché non ci sono le infrastrutture” (peccato che l’autostrada del Frejus ci sia e che il volume del traffico merci sia diminuito costantemente sulla stessa dal 2000 al 2008, passando da 2,7 milioni del 2000 a 1,7 milioni del 2008, ma questo Fassino non lo sa…).

Il sindaco poi addirittura scommette che il Tav sarà un fattore di sviluppo. Fassino non sembra un tipo da scommesse, tutt’altro, con quel suo aplomb, ma è anche vero che non dice quanto scommette. L’intervistatore incalza. Altri stati hanno rinunciato e cita il Portogallo. Fassino congiunge le mani, come per dire “ma per favore…” ed aggiunge “ma sta ai confini dell’Europa. Non è strategico”. Peccato che il famoso Corridoio 5 partisse proprio da Lisbona, cioè da un porto, da cui si dovevano sbarcare o imbarcare le merci….Insomma, il Portogallo non conta una cippa. Io fossi un portoghese mi arrabbierei un tantino. E va bene, veniamo alla Francia: “La Corte dei Conti francese ha sollevato dubbi sull’utilità dell’opera”. Bellano vorrebbe elencargli quali sono le obiezioni sollevate dall’organo, ma Fassino, come un pugile nell’angolo, si chiude a riccio: “io non mi arrogo il diritto di esprimere un giudizio su quello che dice la Corte dei Conti francese.” In realtà l’intervistatore non gli chiede di arrogarsi alcun diritto, ma semplicemente di replicare se ha gli argomenti. Ma Fassino sguscia: i governi sono d’accordo. Stop. Finisce qui l’intervista.

Lasciatemelo dire: se per assurdo, anziché amministratore della cosa pubblica, Fassino avesse fatto il medico, io mai e poi mai mi sarei fatto curare da lui. La diagnosi è carente, la cura è ancor peggio.