Oltre cinque ore di scottanti rivelazioni, silenzi premeditati e rabbia. Tutto accompagnato da nove carpette colorate e una pendrive con gli appunti sulla contabilità irregolare del Partido popular. É guerra aperta tra Luis Bàrcenas, l’ex tesoriere del Pp che lunedí ha dichiarato davanti al giudice Pablo Ruz in merito alle tangenti e le donazioni gestite da vent’anni, e il premier spagnolo Mariano Rajoy. Lo scandalo sui fondi neri che ha travolto il governo iberico continua ad arricchirsi di nuovi elementi: negli ultimi anni il partito avrebbe beneficiato di 8,3 milioni di euro, 11, 5 in base al valore monetario attuale. É ancora una volta il quotidiano conservatore El Mundo, diretto da Pedro J. Ràmirez, a pubblicare alcuni estratti della contabilità B tenuta da Bárcenas, in carcere dallo scorso 27 giugno, e trovato in possesso di 58 milioni su conti in Svizzera, in America latina e negli Stati Uniti.

L’archivio informatico racconta come il primo partito spagnolo avrebbe percepito circa 600 mila euro all’anno di tangenti. Ad inaugurarlo, nel 1990, la sigla “J.M” che appare piú volte e potrebbe corrispondere al nome di battesimo di Aznar, l’ex premier iberico. Dai manoscritti publicati si legge che il principale beneficiario dei pagamenti in nero sarebbe il consigliere elettorale Pedro Arriola, con 1,5 milioni, seguito dall’attuale premier, con 350 mila euro. Rajoy peró, nella conferenza stampa di martedí alla Moncloa, ha ribadito che le accuse sono false e che non si dimetterà. Dalle carte di Bàrcenas emergono nuovi nomi come quelli dell’ex ministro dell’Interno e attuale eurodeputato Jaime Mayor Oreja, dell’ex ministro dell’Economia ed ex presidente di Bankia Rodrigo Rato e dell’ex tesoriere e vicesegretario del Pp Javier Arenas. Ma anche quello dell’attuale ambasciatore a Londra ed ex ministro della Difesa Federico Trillo. Bàrcenas avrebbe dichiarato che Trillo pagó coi fondi della contabilitá B la difesa dei militari imputati in uno dei casi piú dolorosi del Paese, l’incidente dell’aereo Yak 42 dello scorso 26 maggio 2003, dove morirono 63 militari spagnoli di ritorno da una missione in Afghanistan. Trillo avrebbe attinto al denaro nero per insabbiare il caso. Le famiglie delle vittime hanno giá chiesto le dimissioni dell’attuale ambasciatore spagnolo.

Tra i beneficiari del Partito popolare ci sarebbero anche dei giornalisti, come Federico Jiménez Losantos, ex giornalista dell’Abc e direttore del gruppo Libertad Digital, che avrebbe ricevuto 36mila euro nel dicembre 2014. Alla voce entrate, invece, sono circa 23 gli imprenditori – perfino la catena di supermercati Mercadona – ad aver elargito generose donazioni di denaro per ottenere favori e appalti pubblici. Tra questi anche un uomo di spettacolo, Josè Luis Moreno, il noto vetriloquo, “papà” del corvo Rockefeller, che avrebbe donato al partito circa 12mila euro in cambio di visibilità coi suoi spettacoli. Insomma un archivio che non finisce di sputare nomi e indigna i cittadini, molti dei quali continuano a scender in piazza a chiedere le dimissioni del governo. Il partito socialista ha annunciato che presenterá una mozione di sfiducia, probabilmente il 24 luglio. Non c’è alcun dubbio che il Partido popular goda della maggioranza assoluta, ma con la mozione di sfiducia, dice il segretario del Psoe Rubalcaba, “il signor Rajoy sará costretto a venire finalmente in Parlamento a darci qualche spiegazione”.

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