Niente fotocopie in bianco e nero, come quelle pubblicate da El País lo scorso gennaio. Stavolta c’è un manoscritto originale, a colori, con tanto di dicitura “M.Raj” e “M.Rajoy” e “M.R”. Due fogli strappati da un quaderno da contabile che l’ex tesoriere del Partido popular Luis Bárcenas ha riconosciuto come suoi e che sono stati subito acquisiti dalla magistratura spagnola. L’annuncio arriva dal quotidiano El Mundo, che ieri ha pubblicato in esclusiva i documenti originali di quella ormai definita contabilità B del partito conservatore dell’attuale premier iberico. Carte che si riferiscono al triennio 1997-1999, con uscite ben visibili a favore di Mariano Rajoy, quando era ministro della Pubblica amministrazione e dell’Istruzione sotto il governo di Josè Maria Aznar, e non avrebbe potuto ricevere stipendi extra, secondo la legge di incompatibilità del 1995. Accanto al nome del premier, poi, anche altri ex ministri come Rodrigo Rato, l’ex presidente dell’Fmi e della nazionalizzata Bankia, Francisco Álvarez Cascos, allora ministro del Lavoro e Javier Arenas, oggi vicesegretario nazionale del Pp. Stipendi in nero pagati dal partito e riconosciuti come tali anche dall’ex tesoriere, in carcere dal 27 giugno per corruzione e riciclaggio, che ha ammesso per la prima volta come il Pp, negli ultimi vent’anni, abbia ricevuto finanziamenti illegali, attraverso donazioni di aziende e imprenditori.

Un passaggio di denaro che avveniva dentro borse, valigie o ventiquattrore, da industriali che ottenevano degli appalti pubblici alla cassaforte del partito. Parte dei soldi veniva versata sui conti bancari del Pp. Parte era destinata a coprire le spese extra delle campagne elettorali e la terza invece finiva in mazzette ai vertici del partito. La Spagna trema di nuovo, mentre martedì i cittadini scendevano ancora una volta in piazza a Madrid, lungo un percorso che conduceva dritto a calle Génova, sede del partito, per chiedere a gran voce le dimissioni dell’esecutivo. Ma il Pp in un comunicato diffuso subito dopo la pubblicazione di questi documenti, che attesterebbero come il premier in quei soli tre anni abbia intascato oltre 95mila euro, è tornato a negare l’esistenza di una contabilità parallela e a far quadrato attorno al capo del governo. “Ho bisogno solo di due parole: è falso. Mai, ripeto, mai ho ricevuto né distribuito soldi neri né dentro il partito né in altri casi”, aveva assicurato Rajoy lo scorso 2 febbraio in una riunione straordinaria coi vertici dei popolari.

Il punto però è che quello che ha pubblicato El Mundo è un originale, con la grafia di Bárcenas e una perizia che esclude qualsiasi manomissione. Ora il giudice Pablo Ruz, che segue ormai da sei mesi la vicenda, ha nelle sue mani quei fogli di quaderno, che il quotidiano spagnolo ha consegnato in tribunale. Prima aveva già le fotocopie. E a breve chiamerà di nuovo a colloquio Bárcenas, un uomo che aveva cominciato negando tutto e che adesso ha minacciato il partito di rivelare ogni cosa. “Bárcenas mi ha confessato che quello finora reso pubblico non è che un piccola parte dei documenti a sua disposizione. Molto più grave sarebbe, secondo la sua versione, quello presente in altri documenti e negli hard disk, che proverebbero il sistematico finanziamento illecito delle campagne del partito”, ha spiegato il direttore del quotidiano El Mundo, Pedro J. Ramírez, che proprio pochi giorni prima aveva avuto una lunga conversazione con l’ex tesoriere dei conservatori. Le carte infatti “possono far saltare l’attuale governo”, ha avvertito Miguel Durán, l’avvocato del presunto numero due della trama Gürtel. Una preoccupazione espressa anche da Elena Valenciano, vicesegretario del partito socialista che convinta che Rajoy abbia l’obbligo “etico e morale” di dare una spiegazione urgente e pubblica a tutti i cittadini spagnoli, perché “se non è in grado di dire la verità, deve dimettersi”.

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