Dopo il rinvio dovuto allo “sciopero parlamentare” proclamato la scorsa settimana dai berlusconiani con il sostegno del Pd, è approdata anche al Senato la discussione sui cacciabombardieri F-35. Per difendere il programma è intervenuto in aula il ministro della Difesa Mario Mauro, ribadendo che questi aerei da guerra sono necessari per “armare le ragioni della pace” e “per continuare a partecipare alle missioni militari internazionali come la Libia“, arrivando a dire che non esiste alcuna alternativa agli F-35 perché “non è possibile adattare un aereo da difesa come l’Eurofighter trasformandolo in un velivolo da attacco”.

Una palese falsità, poiché tale trasformazione è già stata realizzata con successo dai tedeschi, che per questo non hanno bisogno degli F-35, e dagli inglesi, che i loro Eurofighter multiruolo li hanno addirittura già usati proprio per bombardare la Libia. Un programma di sviluppo che consentirebbe di avere un’unica linea di velivoli già maturi e rodati (con enormi risparmi di gestione) e tecnologicamente autonomi (non legati ai centri di gestione americani), da cui l’Italia ha invece deciso di chiamarsi fuori facendo una scelta contraria a ogni prospettiva di difesa comune europea.

Come previsto, il copione andato in scena nell’aula di Palazzo Madama è stato lo stesso già visto a Montecitorio: la maggioranza Pd-Pdl-Sc ha riproposto e approvato (con 202 voti favorevoli, 55 contrari e 15 astenuti) la stessa mozione unitaria passata alla Camera e qui ripresentata sotto l’emblematica firma Zanda-Schifani, che si limita a invocare la verifica parlamentare sul programma JSF prima di procedere a “ulteriori acquisizioni”. Una mozione “pienamente sostenuta dal governo”, come ha spiegato nel suo intervento il ministro Mauro, in quanto non fa altro che ribadire le prerogative di controllo del parlamento “che sul programma F-35 sono sono già state esercitate in passato nel 1998, 2002 e 2009 sempre con esito positivo”, autorizzando tutte le successive fasi contrattualistiche del progetto JSF.

Queste fasi, per la cronaca, finora hanno portato all’acquisizione definitiva di tre velivoli F-35 per 150 milioni l’uno – il primo inizierà ad essere assemblato giovedì nello stabilimento novarese di Cameri, senza cerimonie ufficiali ma sotto l’assedio dei pacifisti – e alla firma di contratti di anticipo da 108 milioni per ulteriori undici aerei. In base a questo piano di acquisizione, entro fine anno è prevista la sottoscrizione di ulteriori impegni contrattuali per oltre mezzo miliardo di euro. Sono state invece respinte sia le mozioni d’opposizione di Sel e Cinque Stelle (che chiedevano rispettivamente la sospensione immediata del programma e il suo definitivo abbandono), sia la mozione presentata da diciotto senatori democratici “dissidenti” tra cui Felice Casson, Laura Puppato e Corradino Mineo, anch’essi favorevoli all’interruzione del programma.